A volte, il dibattito pubblico sembra fare più male che bene. Le televisioni sono piene di persone che ci spiegano perché da noi la benzina è più costosa che altrove, perché anche l'elettricità è più cara, perché il nostro sistema di tariffe punisce coloro che usano elettricità invece di legna o gas, ecc. Ultimamente, quasi sembra che tu debba avere un commercialista e un avvocato se vuoi installare pannelli fotovoltaici: agevolazioni, tassazione e chissà quante altre cose appaiono e scompaiono con una mancanza di prevedibilità che ormai è la regola, non l'eccezione.
Strano è che questi temi siano ricorrenti – ogni estate ci sono problemi con l'acqua e l'elettricità, ogni inverno il paese si blocca alla prima abbondante nevicata. Durante il giorno si consuma troppo poco elettricità e la sera troppo... non puoi non pensare che, comunque, a come sono esplosi i prezzi dalla liberalizzazione che, teoricamente, doveva rendere l'energia economica, accessibile e sostenibile (così diceva la Commissione Europea vent'anni fa, quando si preparava questo processo), lo stato e quelli a cui paghiamo l'elettricità dovrebbero venire con una soluzione. Non per altro, ma questa storia della responsabilizzazione del cittadino, che, comunque, paga, è diventata fastidiosa. Andate meno in macchina, non usate così tanta plastica, mangiate meno carne... Io capisco la responsabilizzazione, soprattutto se si tratta di cause che hanno semplicemente bisogno di supporto pubblico perché sono ignorate da istituzioni, mercato, ecc. Ma, sembra che ultimamente ci sia sempre un'urgenza, le persone devono sempre capire e, piano piano, sembra che il compito delle istituzioni, ma anche delle grandi organizzazioni aziendali, inizi a convincerci di cose, a promuovere un cambiamento di mentalità, una campagna sociale... Ripeto, nei limiti normali posso capire questa promozione della partecipazione civica, ma a volte sembra che alcune istituzioni e alcuni operatori di mercati critici e ben pagati preferiscano fornirci spiegazioni e inviti invece di fare il loro lavoro e trovare soluzioni economiche e tecniche, investire in infrastrutture, fare lobby presso le porte significative in Europa e in tutto il mondo, in modo che non mi si dica d'estate che devo spegnere la luce di notte, ma accenderla a mezzogiorno, perché solo allora è economica, ma è molta, squilibra la rete e i bulgari ne approfittano.
Appare, ovviamente, anche un'altra domanda. Certo che bisogna sviluppare l'infrastruttura (di stoccaggio, per esempio, per l'energia elettrica e per il gas), ma sembra che noi soffriamo peggio di altri in questo. Da qualche parte, non è più solo una questione di soldi, sembra anche una questione di pianificazione e competenza. E la reazione dello stato e degli attori del mercato energetico è di far rotolare il dibattito fino a quando non passa l'estate, passa la siccità – sia quella dell'acqua, sia quella dei temi politici –, i parlamentari tornano e, insieme a loro, il sacco da box preferito delle lamentele del nostro pubblico.
Esiste in una buona parte della società un'impressione – resta da vedere quanto sia fondata –, che dalla crisi della fine degli anni 2000, inizio anni 2010 in poi, l'Unione Europea si sia allontanata lentamente dalla componente sociale e dalla garanzia della prosperità dei cittadini ed è diventata gradualmente più neoliberale, compensando o camuffando questo tocco ai limiti della prosperità attraverso un progressismo più che altro dichiarativo. Certo, nemmeno il contesto internazionale ha aiutato, né la pandemia e siamo arrivati, economicamente e politicamente, dove sappiamo tutti di essere arrivati. I bisogni del pubblico non possono essere regolati discorsivamente, né con urgenza, né con inviti, né con responsabilizzazione per sacrificio. Mantenendo le proporzioni, bisogna dire che così sono crollati i regimi comunisti, 35 anni fa. Il sistema politico deve produrre benessere, non convincerci a essere contenti con meno, eventualmente anche con prezzi più alti. Fino a quando non ci si meraviglierà dell'efficacia della propaganda degli altri, la società aperta deve smettere di farsi anti-pubblicità.
Ultime notizie
22:54
22:39
22:30
22:22
22:14
Vedi altre notizie