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Andrei Cornea: Călin Georgescu e Nicușor Dan - gli enigmi di alcune ipnosi di massa

Andrei Cornea, Dilema.ro
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4 settembre 2026, 11:01
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Da quasi due anni ci chiediamo come sia stato possibile Călin Georgescu. Voglio dire, ci chiediamo come sia stato possibile che un candidato del tipo «guru geto-dacico», per il resto privo di qualsiasi qualità da uomo politico, senza il sostegno esplicito almeno di alcuni partiti, partendo da un’influenza e da una notorietà quasi nulle, sia riuscito in breve tempo a confondere così tante persone da arrivare al secondo turno. D’accordo, i soldi della Russia, TikTok e tutto il resto spiegano l’aspetto esteriore del fenomeno, ma la sua fulminea ascesa nelle preferenze nell’autunno del 2024 conserva qualcosa di stupefacente e ancora difficile da assimilare.

Purtroppo, oltre a non avere buone risposte (né ci sono state fornite) a questo enigma riguardante Călin Georgescu, credo che stiamo iniziando ad affrontare una domanda quasi parallela e una sorta di mistero non molto più piccolo, sebbene diverso: negli ultimi giorni e nelle ultime settimane, vedendo lo sgomento, spesso la disperazione, non di rado la rabbia, le critiche feroci, ma soprattutto la delusione ovunque sui social da parte degli ex sostenitori (tra i quali mi annovero), comincio a chiedermi: come è possibile che Nicușor Dan sia riuscito a far credere a così tanti di noi che fosse l’uomo giusto, per non dire provvidenziale, per diventare presidente? Dopodiché è riuscito in un’impresa ineguagliabile e stupefacente: colui che nella primavera del 2024 era sostenuto da gran parte della società civile, che aveva riposto in lui le proprie speranze di rinnovamento, di riforma e, soprattutto, di un nuovo stile, più aperto, più democratico, più onesto di fare politica in Romania, dopo i tristi anni recenti di Iohannis, Ciolacu, Ciucă ecc., è riuscito a renderci tutti ostili, a appena un anno e mezzo dalle elezioni. Ricordo soltanto la sua ultima prodezza, quella dell’evidente discolpa del capo dell’SPP, del quale la stampa ha scoperto con prove solide (molto tardi, ma è così) che era stato ufficiale proprio in quelle truppe della Securitate che attaccarono e uccisero i manifestanti il 21 dicembre 1989, alla barricata dell’Inter. Interpellato dalla stampa, il presidente avrebbe potuto invocare l’ignoranza della situazione, avrebbe potuto sospendere il proprio giudizio chiedendo un’indagine; soprattutto, avrebbe potuto chiedere le dimissioni dell’interessato, che ricopriva l’incarico da 21 anni. Non ha fatto nulla di tutto ciò. Al contrario, ha sostenuto in modo perentorio e senza argomentazioni l’innocenza dell’ufficiale e ha spedito nel nulla le accuse, nonostante l’evidenza.

Si può comprendere che un uomo, educato in un mondo diverso, possa non avere le qualità di un uomo di Stato, di un presidente, se il passaggio dal mondo civile a quello politico è troppo rapido. (Sebbene Dan non abbia molte attenuanti di questo tipo: era al secondo mandato da sindaco generale della capitale, era stato leader di un partito, dunque non era affatto un novizio della politica.) Ma qui resta comunque qualcosa di incomprensibile: com’è possibile che il presidente contraddica e frustri consapevolmente e continuamente il proprio elettorato, quello che lo ha sostenuto al primo turno del 2025, mentre fa concessioni su concessioni agli avversari (che non si trattengono dal mostrare tanto la propria soddisfazione quanto il proprio disprezzo)? In fondo, non c’è bisogno di leggere Carl Schmitt per intuire che la politica consiste anzitutto nel distinguere tra amici e nemici. Oppure, in realtà, il presidente fa la distinzione, solo che i nemici del presidente Dan siamo diventati noi, proprio quelli che lo abbiamo proposto e votato, e che avevamo persino riposto in lui alcune speranze! Siamo diventati tali? O lo siamo stati, in realtà, da molto tempo, senza rendercene conto per lungo tempo?

E allora arriva la domanda: com’è che quest’uomo ci ha ingannati così impeccabilmente per tanti anni, fino a farci credere che potesse essere «uno dei nostri», o almeno più «uno dei nostri», mentre in realtà è «uno dei loro», proprio come Georgescu, del resto, ma, ammettiamolo, in modo molto più sottile e nascosto? E ammettiamo anche un’altra cosa: Georgescu (con i propagandisti alle sue spalle) ha ingannato soprattutto persone semplici e poco istruite; Dan è invece riuscito ad abbagliare intellettuali noti, scrittori, artisti, giornalisti di valore, musicisti, professori, analisti politici, per non parlare di importanti politici del PNL e dell’USR, ma soprattutto quasi tutti coloro che si sono riconosciuti o hanno partecipato direttamente alle grandi manifestazioni civiche anticomuniste, poi anti-PSD ecc., a favore della democrazia, contro la corruzione e per la riforma, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso.

Naturalmente, nei molti anni in cui avevamo avuto a che fare con lui, soprattutto a Bucarest, gli si conoscevano alcuni difetti: si sapeva che era molto testardo, ma quando lo abbiamo sostenuto e votato non abbiamo pensato che avrebbe fatto sistematicamente ricorso al volgare argomento dell’autorità per camuffare le proprie ignominie. Sapevamo che aveva difficoltà a comunicare. Non avevamo però pensato che avrebbe adottato rapidamente il linguaggio burocratico, nonostante il ridicolo. Si sapeva anche che era un po’ troppo conservatore, ma non avevamo supposto che avrebbe difeso i neolegionari, né che si sarebbe prostrato davanti a Trump, né che si sarebbe allontanato dagli alleati europei. Sapevamo che non aveva molta fiducia nei partiti. Aveva abbandonato proprio l’USR, che aveva fondato lui stesso. Non ci aspettavamo però che avrebbe cercato di distruggere il PNL dall’interno, nominando un primo ministro designato non gradito al partito. Non avremmo potuto immaginare, inoltre, che, dopo lunghe attese, avrebbe nominato i peggiori capi delle grandi procure, lui che pure si era battuto per la Giustizia; non pensavamo che avrebbe rimandato continuamente la nomina di un primo ministro, sebbene avesse i mezzi per fare pressione sui partiti affinché accettassero un governo. Abbiamo naturalmente accettato che sarebbe stato costretto da alcune circostanze e dalla ragion di Stato e che non potevamo chiedergli l’impossibile; abbiamo messo in conto anche l’inevitabilità di alcuni errori, persino di alcune debolezze dovute alla mancanza di esperienza o alla presenza di cattivi consigli da parte di consiglieri inadatti. Ma non ci aspettavamo che ci tradisse ancora e ancora con menzogne, rinvii infiniti, promesse non mantenute e promozioni moralmente e persino politicamente inaccettabili. E non ha tradito soltanto noi, ma soprattutto quei principi e quegli ideali in nome dei quali si è candidato e nei quali avevamo supposto credesse anche lui.

Georgescu ha probabilmente avuto i soldi della Russia, il TikTok della Cina e la complicità di alcuni «servizi», per indurre in errore una parte significativa dell’elettorato. (Tuttavia, il piano è stato troppo brutale ed è fallito.) Ma Nicușor Dan che cosa ha avuto per riuscirci così bene? Come ha fatto per tanti anni a prenderci in giro, facendoci credere che fosse devoto agli ideali liberal-democratici e civici, in nome dei quali è stato eletto due volte sindaco della capitale e una volta presidente della Repubblica, salvo constatare ora, quando è uscito dal camuffamento, che sembra essere l’uomo dei «servizi», il protettore di individui con le mani sporche di sangue durante la Rivoluzione, conciliato con l’ideologia MAGA, antiliberale, complice dei duplici esponenti del PSD, sostenitore nell’ombra delle «reti» della Giustizia e protettore devoto di alcuni ambienti neolegionari? Come ci è riuscito? Come?

https://www.dilema.ro/situatiunea/cum-cum-cum

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