Un grande professore universitario della Gran Bretagna, il signor Dennis Deletant, è, tra le altre cose, un unico specialista nella ricerca della cultura romena (ha imparato perfettamente la nostra lingua, ha studiato rigorosamente i testi e gli ambienti che la definiscono e l'ha sempre fatta non solo con rigore scientifico, ma anche con un insolito attaccamento amichevole). Sono contento di averlo conosciuto personalmente (insieme a sua moglie, la signora Andreea Caracostea, che amplifica decisamente il suo "parentela" con il suo campo di ricerca). Qualche giorno fa, Dennis mi ha fatto un'incredibile sorpresa: mi ha inviato una poesia di Alexandru Vlahuță, scritta nel 1881 e intitolata "Cermacii". Come vedrete, sembra scritta oggi, ma senza il professionismo onnipervasivo di Dennis, noi non l'avremmo mai trovata, temo, mai. Convincetevi!
Alexandru Vlahuță Cermacii
(Târgoviște, giugno 1881)
Ahimè, misera patria, che giorni cattivi hai raggiunto!
Le loro artigli conficcati nel tuo petto senza pietà ti hanno trafitto
E in pezzi spartiscono, infami, la tua carne, il tuo patrimonio!
Tutto ciò che si è trovato nel mondo più corrotto, più crudo, più cattivo,
Ah, miserabili senza anima, senza alcun capetto,
Trattieni i tuoi giorni in mano, e la tua onore sotto i piedi.
E mentre ti calpestano, patria, queste bestie si credono dei,
Come spesso si credono i bambini imperatori calpestando le canne.
Essi sono grandi e forti, e non hanno né vergogna, né timidezza
Perché un giorno, forse, i loro discendenti chiederanno conto
Dei loro atti. Che importa a loro? Sculacciatori, al timone della patria
Sono padroni sulla nave, sui venti, e sulle onde del mare!
E quando riflettete che questi truffatori, questa banda di mercanti
Attraverso inganni e intrighi sono diventati potenti, grandi,
E quando vedete la scala della vita dove sono stati e dove sono,
Quando li vedete con quale superbia, con quali occhi arroganti e crudeli
Guardano oggi dall'alto verso il popolo stravolto
Nei miserabili in cui essi, i calpestatori, l'hanno gettato,
Quando ti guardi come si sfregano, come si fanno i capricci,
Ah, cominci a credere che nei cieli gli dei si sono addormentati da tempo!
E poi, dopo che hanno dato schiaffi, e hanno sputato in faccia alla patria,
Dopo che hanno avvolto il popolo nell'abisso della perdizione,
Dopo che non è rimasto nulla di non oltraggiato da loro,
Hanno il coraggio di questi uomini di nulla, di questi meschini
Hanno il coraggio di fronte al mondo di gridare a gran voce:
La patria ci vuole! Ci vuole la patria? Sentite l'insolenza!
Ah, se fosse per volontà della patria, sapreste dove vi svegliereste!
In una prigione, sì! Lì le vostre ossa marcirebbero!
Come possiamo ancora vedere nella patria onore, lavoro, prosperità,
Quando la vernice oggi è tutto, quando vedi che attraverso la lusinga
E i furbacchioni, i netti, sono arrivati così lontano!
Come possiamo più affaticarci nella vita per imparare un po' di libro
Quando guardi che in questa patria, data preda ai cattivi,
I sapienti sono vittime, i meschini sono calpestatori.
La mia conclusione? Abbiamo tradizioni!
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