Dopo la visita del 26–28 ottobre a Budapest, la delegazione del Parlamento europeo apprezza i cambiamenti riguardanti la giustizia, la lotta alla corruzione e i diritti fondamentali. L’indipendenza delle istituzioni, il pluralismo dei media e l’accesso all’asilo restano tuttavia problemi da risolvere. Gli eurodeputati presenteranno le conclusioni della commissione LIBE prima di un dibattito e di una risoluzione in plenaria.
La delegazione del Parlamento europeo che ha valutato la situazione dello Stato di diritto in Ungheria accoglie con favore l’ampiezza delle riforme successive al cambio di governo, ma per il momento non formula una conclusione sulla chiusura della procedura dell’articolo 7. Al termine della visita del 26–28 ottobre a Budapest, gli eurodeputati hanno apprezzato i cambiamenti nella giustizia e nella tutela dei diritti fondamentali, chiedendo al contempo garanzie durature per l’indipendenza delle istituzioni e l’effettiva applicazione delle nuove norme.
In breve
1.La delegazione del Parlamento europeo apprezza le riforme in Ungheria, compresa la fine del governo per decreti d’emergenza, lo scioglimento dell’Ufficio per la protezione della sovranità e la partecipazione alla Procura europea.
2.Rimangono problemi riguardanti l’indipendenza della giustizia, la lotta alla corruzione ad alto livello, la concentrazione della proprietà dei media, i diritti delle persone LGBTIQ+ e l’accesso all’asilo.
3.Sono stati annunciati piani per modificare la legislazione elettorale, riformare ampiamente i media e adottare una nuova Costituzione. La delegazione chiede consultazioni ampie e garanzie capaci di resistere ai cambiamenti di governo.
4.La revoca delle misure di protezione del bilancio dell’UE non chiude la procedura dell’articolo 7 e non elimina automaticamente tutte le condizioni per l’accesso ai fondi europei.
5.La delegazione riferirà alla commissione LIBE. Nelle prossime sessioni del Parlamento sono previsti un dibattito e una risoluzione sull’Ungheria, senza che sia già stata presa una decisione sul futuro della procedura.
La missione è stata guidata da Sophie Wilmès, che presiede il Gruppo di monitoraggio della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE). Della delegazione ha fatto parte anche Tineke Strik, relatrice del Parlamento per la procedura dell’articolo 7 riguardante l’Ungheria. La loro valutazione riguarda sia le leggi modificate sia il modo in cui le istituzioni funzionano dopo le riforme.
Il comunicato pubblicato al termine della visita annovera, tra i progressi importanti, la fine del regime di governo per decreti d’emergenza, lo scioglimento dell’Ufficio per la protezione della sovranità e la partecipazione dell’Ungheria alla Procura europea. La delegazione rileva inoltre riforme giudiziarie e anticorruzione, nuove garanzie per l’indipendenza dei media e l’eliminazione di alcune disposizioni discriminatorie nei confronti delle persone LGBTIQ+ dalla legge sulla protezione dell’infanzia.
Alcuni di questi cambiamenti erano stati registrati anche dalla Commissione europea nella relazione sullo Stato di diritto pubblicata il 17 luglio. La Commissione rilevava che il nuovo governo non aveva prorogato lo stato di pericolo scaduto il 13 maggio e che l’Ufficio per la protezione della sovranità era stato sciolto. La legislazione adottata a giugno rafforzava l’Autorità per l’integrità e il sistema delle dichiarazioni patrimoniali, mentre la partecipazione alla Procura europea era stata confermata dall’esecutivo europeo.
La relazione di luglio descriveva tuttavia anche i limiti delle riforme. La procedura di nomina del procuratore generale, insieme all’organizzazione gerarchica delle procure, continuava a creare un rischio di ingerenza politica nei singoli fascicoli. Non esisteva ancora un bilancio solido della lotta alla corruzione ad alto livello e la distribuzione della pubblicità statale non era diventata sufficientemente trasparente ed equa. Queste conclusioni appartengono alla valutazione di luglio; problemi negli stessi ambiti sono ripresi nel comunicato della delegazione di ottobre.
Per gli eurodeputati, la prossima fase deve portare risultati nelle indagini e nell’azione penale contro la corruzione ad alto livello, nella riduzione della concentrazione della proprietà dei media e nella tutela dei diritti fondamentali. In materia di asilo, la delegazione chiede un accesso effettivo alle procedure e il rispetto degli standard giuridici europei. Per quanto riguarda le persone LGBTIQ+, la modifica della legge sulla protezione dell’infanzia non ha eliminato tutte le restrizioni segnalate.
Il governo ha annunciato ulteriori misure sulla trasparenza della proprietà dei media e della pubblicità statale, sulla modifica della legislazione elettorale e sull’elaborazione di una nuova Costituzione attraverso un’ampia consultazione pubblica. Si tratta di impegni per le fasi successive, non di riforme già concluse. La delegazione insiste sulla partecipazione degli esperti e della società ungherese al processo e su garanzie democratiche durature.
Le organizzazioni della società civile offrono una valutazione più prudente dei risultati. In un documento datato 5 ottobre e pubblicato il giorno successivo, sette organizzazioni ungheresi, tra cui il Comitato Helsinki, Amnesty International Ungheria e l’Unione ungherese per le libertà civili, riconoscono sviluppi positivi, ma ritengono che i problemi esaminati non siano ancora completamente risolti a livello legislativo, istituzionale e pratico. La loro analisi riguarda ambiti della procedura dell’articolo 7 ed esclude esplicitamente la corruzione, oggetto di altre procedure europee.
Il cambio di tono della delegazione arriva dopo anni di avvertimenti. Il 25 novembre 2025, la plenaria del Parlamento europeo aveva adottato la seconda relazione intermedia sull’Ungheria, denunciando il deterioramento dello Stato di diritto e persistenti violazioni dei valori dell’Unione. La visita attuale valuta i progressi intervenuti successivamente, senza costituire di per sé una nuova posizione adottata dall’intero Parlamento.
La procedura dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea è stata avviata dal Parlamento nel settembre 2018. Riguarda il rischio di una grave violazione dei valori dell’Unione e ha un ambito più ampio della protezione dei fondi europei. Al Consiglio Affari generali del 13 ottobre, i ministri hanno ricevuto informazioni dal governo ungherese e dalla Commissione sulle riforme e sulla situazione dello Stato di diritto, nell’ambito di questa procedura.
Separatamente, il Consiglio ha approvato la revoca delle misure di condizionalità di bilancio imposte nel 2022. Il comunicato della delegazione cita questa decisione come segno del riconoscimento dei progressi. La valutazione relativa alla protezione del bilancio non copre tuttavia tutti i problemi di democrazia e diritti fondamentali esaminati nella procedura dell’articolo 7. Né l’accesso a ogni categoria di fondi diventa automaticamente incondizionato, come 2EU ha spiegato negli articoli sulla decisione di bilancio e sulle condizioni sociali ancora non soddisfatte.
La delegazione riunirà le proprie conclusioni in una relazione per la LIBE e nelle prossime sessioni sono previsti un dibattito e una risoluzione in plenaria. Fino ad allora, l’apprezzamento delle riforme resta accompagnato dalla richiesta di ulteriori cambiamenti e di risultati verificabili nella pratica. La visita non ha stabilito una data per la chiusura della procedura dell’articolo 7.
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