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Andrei Pleșu: Ricordi su Trabant

Andrei Pleșu, Dilema.ro
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13 agosto 2026, 09:53
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Ho fatto, per dieci anni, il conducente di una Trabant. Un'esperienza indimenticabile, qualcosa tra il paranormale e il metafisico. La Trabant era un paradosso meccanico, una prova che il possibile è più forte del reale. Aveva tutte le caratteristiche di un'automobile, ma aveva, in aggiunta, qualcosa di vitalità inclassificabile, una sorta di mistero, una sorta di alone tecnologico, senza legame diretto con l'ingegneria tradizionale. Era insolita, tra l'altro, la sua enorme manovrabilità. Praticamente, non potevi trovarti in situazioni senza uscita con una Trabant. Poteva essere estratta da un pantano con la forza energica di una sola persona, poteva essere tenuta con la spalla per non scivolare su una pista ghiacciata, poteva essere raddrizzata, dopo un ribaltamento, in posizione di crociera e, di solito, ripartiva, anche se gemeva di invalidità. Se si rompeva la bobina di induzione, poteva essere sostituita, fino al prossimo laboratorio di riparazioni, con l'amido di una patata. Al posto della cinghia di trasmissione rotta, si poteva installare una calza da donna, e il problema della benzina si poteva risolvere, per almeno cinquanta chilometri, con una damigiana di grappa forte. Tutto era di una precarietà duratura. Capace di rinascere dalla propria cenere, di riprendersi dopo qualsiasi collasso, con la tenacia di un "Terminator" di cartone pressato, la Trabant non chiedeva al suo proprietario altro che pazienza, fiducia e un sacco di candele. Qualsiasi appassionato poteva insegnargli i segreti, mentre gli esperti erano sempre presi alla sprovvista dalle sue risorse rigenerative.

Con tali qualità, la Trabant era predestinata a diventare, sotto il comunismo, una vera metafora della sopravvivenza. Era la prova palpabile della nostra capacità di valorizzare l'indigenza, di fare della spazzatura un frustino, di improvvisare in modo spettacolare, con una materia prima inqualificabile. La Trabant dimostrava, in qualsiasi circostanza, che ciò che non si può, si può fino alla fine, che l'improbabile può essere un punto di partenza. Sotto il suo segno, avevamo l'occasione di sperimentare il raro piacere di vincere a punti una partita asfissiante, iniziata con possibilità minime. Ci sentivamo solidali nello sforzo comune verso una vittoria difficile. I trabantisti si costituirono, spontaneamente, in un club. Si salutavano con i fari quando si incontravano, si aiutavano a vicenda e sorridevano complici come giurati di una sovversione. Inclino a dire che, almeno in Romania, la solidarietà tra i conducenti di Trabant è stata, sotto la dittatura, l'unica specie di solidarietà di massa. Ci trovavamo nella preistoria della società civile... Ma non si trattava solo di pura sopravvivenza. La Trabant era in grado anche di performance. Da questo punto di vista, si è imposta come la più formidabile realizzazione del campo socialista: un apice di ingegnosità, di audacia tecnica, di spavalderia industriale. In fondo, tutto nei paesi dell'Europa dell'Est aveva l'aspetto di un'invenzione implausibile. Ma il talento di alcuni, il coraggio di altri, l'immaginazione, l'umorismo, la lezione ben assimilata del bisogno riuscivano, nei casi fortunati, a ottenere o almeno a mimare il successo. I precedenti paesi comunisti, le istituzioni e le loro imprese funzionavano secondo il modello della Trabant: costruivano in modo infinitesimale, articolavano armoniosamente il nulla. La demagogia propagandistica, ma anche lo sforzo anonimo delle persone si fondavano sul tentativo folle di far funzionare una Trabant come una Mercedes. A volte, su strade irripetibili, il lavoro riusciva. [...]

Inevitabilmente, dopo dicembre '89, ho fatto un salto oltre la Trabant. Possiamo sperare, con una certa giustificazione, in un'auto più elegante. Bucarest è soffocata da un milione di macchine della più diversa estrazione. Il possibile è diventato probabile. L'agricoltura romena è, ci dicono, un potenziale Mercedes. Allo stesso modo, il turismo romeno, le piccole e medie imprese, l'industria alimentare, i servizi, l'abilità in materia di informatica, ecc. Non ci resta che constatare che l'abilità autoctona rimane altrettanto viva, altrettanto immaginativa e di efficienza come lo era un tempo: riesce, questa volta, a far apparire tutto ciò che è potenzialmente Mercedes come una Trabant.

https://www.dilema.ro/situatiunea/amintiri-despre-trabant_4433

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