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Andrei Pleșu, Dilema.ro: Note, stati, giorni

Andrei Pleșu, Dilema.ro
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7 febbraio 2026, 09:35
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Opinioni
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1 febbraio 2026

Nel numero della settimana scorsa di Dilema sono apparsi echi di un incontro festoso presso la Biblioteca Centrale Universitaria, dedicato alla consegna del titolo di "Uomo della Dilema" (una volta all'anno) al meraviglioso saggista e professore Alexandru Călinescu di Iași. E il festeggiato, e io – come ospite insieme a Sever Voinescu – abbiamo parlato di umorismo. Con esempi di ogni tipo, che hanno divertito il pubblico. Uno dei temi è stato "l'umorismo nel dolore", che ha spesso trasformato la barzelletta, l'ironia, la derisione in forme di confronto acido con il regime comunista. In altre parole, l'umorismo come specie di dissidenza (insieme a – o accanto a – una dissidenza politica radicale minoritaria). E il signor Călinescu, e io abbiamo menzionato questa dimensione del "riso", ma il primo a farlo è stato il signor Călinescu. Ho ripreso anch'io il tema in questione, presente nelle pagine preparatorie del dialogo nel mio dossier. Nella rivista è però apparsa la precisazione (piuttosto superflua) che io sono stato colui che ha aperto l'argomento, Alexandru Călinescu riprendendolo successivamente. Non ho prestato attenzione a questa "dichiarazione", ma sono pronto ad ammettere che l'ospite ha avuto priorità. Bisogna solo aggiungere che il tema ci supera entrambi. Nelle note che avevo in mano, avevo raccolto anche citazioni illustrative: Ben Lewis, ad esempio, un noto attore e cantante australiano: "Il comunismo – una macchina per produrre umorismo". Esiste la categoria del "tragicomico", esiste la derisione "del mondo al contrario", esiste la "buffoneria" come sfrontatezza inammissibile, ecc. "Non esiste umorismo in Paradiso", ha constatato anche Mark Twain, suggerendo così che, senza derapaggio strutturale, senza presenza acuta del Male, "la battuta (esilarante) di gioco" non trova posto. L'ambiente "caduto", il contesto impuro produce più umorismo "nero", umorismo "secco", piuttosto che un umorismo euforico rosa...

In breve, ringrazio Alexandru Călinescu per avermi provocato e motivato retoricamente. E ancora qualcosa: da esemplari, sia Sandu che io abbiamo avuto l'istinto morale di rischiare una dissidenza amara (non "spassosa", non festaiola, non metaforica), quando Mircea Dinescu è diventato vittima della dittatura. Non ho fatto molto, ma gli sono stato, esplicitamente, accanto e ho sopportato alcune conseguenze... scomode. Ho fatto bene! Parleremo ancora di riso!

Senze data

Guardo molto la televisione. È una specie sottile di infermità. Mi muovo scomodo, senza voglia e senza abbastanza energia per attività più dinamiche, rispondo sempre più difficilmente e radicalmente alle numerose richieste – per quanto lusinghiere – di collaborare abbondantemente a ogni sorta di "dibattiti" pubblici; fino a leggere ha perso un po' del suo fascino, fino a chiacchierare amichevole, un tempo nutriente e divertente, è diventato semplice "socializzazione"... Così, – a dispetto dei medici, che mi spingono, sempre più annoiati, verso "l'attività", dinamismo, socializzazione confortante – preferisco stare in una poltrona comoda, davanti allo spettacolo mediatico. Ma anche questa esperienza tende a demobilizzarmi. Ci sono molte cose da dire, ma annoterò in fretta, due "irritazioni":

a) L'abondanza di cattive notizie. Probabilmente è una tecnica per mantenere una presenza sempre più ampia di una categoria sempre più ampia di spettatori, annoiati da "normalità" addormentanti, da banalità prevedibili, da "nulla di nuovo". E allora, devono essere inventariate quotidianamente più che altro catastrofi: per lo spettatore instancabile, il mondo è dipinto nel regime dei film dell'orrore: inondazioni, terremoti, omicidi, catastrofi ferroviarie, schianti aerei, collisioni tra treni e automobili, bambini criminali, aggressori sessuali, politici sanguinari o frenetici, sovversioni penali, ecc. Non possiamo sempre guardare il cielo stellato, i giardini vivaci, i nonni affettuosi e la genialità precoce degli scolari autoctoni... Mi permetto, il soggetto merita un'analisi più sfumata, ma per questo deve, prima di tutto, essere segnalato.

b) Supporto sempre più difficile ai "dibattiti" televisivi: un gruppo di invitati multicolori viene in visita nello studio di un conduttore, giornalista o giornalista, per dimostrare che hanno ragione, che sanno tutto ciò che devono, che possono contraddire duramente o sgarbatamente qualsiasi interlocutore. A sua volta, il conduttore si diverte, chiacchierando, e ci mostra, abilmente, che domina la scena, che sa meglio dei suoi partner di dialogo quali siano le risposte e le reazioni corrette. Tutti passano, con nonchalance, sopra alcune regole di buona creanza: la più comune è l'assalto verbale sugli altri oratori, la replica consegnata prima della domanda, la confusione non sistematizzabile di una "conversazione" in cui quasi tutti parlano simultaneamente, distruggendo vivacemente la coerenza, la chiarezza del dibattito. Recentemente, ho visto un'intervista con il primo ministro, in cui la giornalista interrogante mostrava di sapere meglio le "risposte corrette" alle sue domande rispetto a colui che veniva interrogato. Una prova irritante di non troppo buona creanza...

2 febbraio 2026

Sentiamo che ci troviamo in una discussione sulla necessità di nominare un direttore del Teatro Nazionale di Bucarest. Evidentemente, non si tratta di una decisione a portata di mano. Per quanto mi riguarda, ho, comunque, in mente una decisione adeguata e unanimemente plausibile. Non è necessario, credo, necessariamente, un attore o un regista, di solito coinvolti, direttamente, nell'immediato della performance artistica. È necessario un esperto, conoscitore della vita teatrale contemporanea, analista di carriera dello spettacolo autoctono, competente senza pregiudizi e adesioni private nel giudicare la vita teatrale autoctona. Mi permetto, senza pretese autoritarie, ma anche senza esitazioni congiunturali, di fare una proposta di buon senso. Come mai non inclinano le opinioni "degli specialisti" verso la più ovvia opzione: Marina Constantinescu? L'ho letta, per anni, le sue cronache professionali in Romania letteraria, conosco tutte le performance autoctone e transnazionali, confermate, per anni, dalla stampa, istituzioni ed esperti, e mi sembra che una sua nomina alla direzione del Teatro Nazionale sarebbe saggia, intelligente e naturale. Voto!

https://www.dilema.ro/situatiunea/note-stari-zile_3490

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