Il senso etimologico della democrazia è ingannevole. L'espressione «potere del popolo» è usata con significati diversi: democrazia popolare, democrazia totalitaria (si dice che esista anche una cosa del genere), democrazia referendaria, democrazia partecipativa, democrazia rappresentativa, democrazia liberale, democrazia illiberale e, non da ultimo, democrazia costituzionale. In tutti questi tipi di democrazia si afferma che il potere appartiene al popolo, ma alcuni di essi sono organizzati come regimi politici oppressivi, autoritari, dittatoriali o totalitari. Invocato da demagoghi e populisti di ogni dove, da più di due millenni, il potere del popolo è stato più volte dirottato, venendo svuotato di contenuto.
È stata ed è naturale la domanda: come può il popolo difendersi dal proprio potere, attraverso il cui dirottamento viene privato del potere?
Il liberalismo classico ha formulato per primo la domanda. Come è noto, la corretta formulazione dell'interrogativo apre la strada verso una risposta pertinente, coerente e credibile. Il liberalismo classico ha unito nella teoria della democrazia costituzionale due concezioni che sembravano antagoniste, la democrazia e il dominio della legge (lo Stato di diritto), per fondare l'insieme istituzionale attraverso il quale il popolo potesse difendersi dal proprio potere e impedirne la perdita a vantaggio dei populisti e dei demagoghi. Sebbene sia stata elaborata nel movimento di idee del liberalismo classico, questa teoria politica si esprime in modo meno equivoco nella denominazione «democrazia costituzionale» che in quella di «democrazia liberale», tenendo conto del fatto che il termine «liberale» è stato ed è diventato sempre più confuso.
Anzitutto, nella teoria e nella pratica della democrazia costituzionale, il popolo ha cessato di essere una massa amorfa, sottomessa alla volontà dei leader. Sviluppatasi per molti millenni come relazione tra masse e leader, la storia offre un vasto arsenale di metodi e procedimenti attraverso i quali il popolo viene privato del proprio potere a vantaggio dei leader. La premessa del cambiamento di questo modo di svolgimento della storia è stata la ridefinizione del popolo, affinché fosse inteso come una comunità di persone, nella sfera privata, rispettivamente come una comunità di cittadini, nella sfera pubblica. Senza allontanarsi dal suo significato etimologico, il termine democrazia è stato riconfigurato spostando il baricentro verso i membri della comunità, considerati come persone e cittadini, e verso i rapporti di associazione (politici, economici, culturali) che costituiscono la struttura di resistenza contro la concentrazione e la centralizzazione del potere, a difesa della dignità, della libertà e della sicurezza della persona.
Non è un caso che, in Romania, in Europa e nel mondo, da alcuni decenni si sia scatenato un furioso assalto ideologico per screditare le qualità dell'individuo come persona e come cittadino, affinché il popolo torni a essere una massa amorfa, plasmata da nuovi dittatori.
In secondo luogo, per conservare la concezione del popolo come comunità di persone e di cittadini, è stata necessaria un'elaborazione teorica e una costruzione istituzionale che impedissero la concentrazione e la centralizzazione del potere, anzitutto del potere politico. Il principio della separazione e della leale cooperazione tra i poteri dello Stato, il pluralismo, la libertà di espressione, l'esistenza dei partiti politici, i sistemi e le procedure elettorali, la supremazia della Costituzione e il controllo di costituzionalità delle leggi sono elementi che definiscono lo Stato di diritto e attraverso i quali il popolo può difendersi dal proprio potere, per conservarlo e poterlo esercitare in modo razionale ed efficace. Se in Inghilterra si è detto che il re regna, ma non governa, l'efficacia pratica di questa regola è stata possibile attraverso la costruzione dell'insieme istituzionale dello Stato di diritto (del dominio della legge). Parafrasando, si può dire che il popolo regna, ma non governa proprio per non perdere il proprio potere.
Tutti questi elementi che definiscono lo Stato di diritto sono bersaglio degli attacchi dei populisti e dei demagoghi del Mondo Libero e dell'offensiva propagandistica scatenata dai regimi politici autoritari, indipendentemente dal loro fondamento ideologico o religioso. La campagna di screditamento, frammentazione e demolizione dei partiti politici è sempre più intensa, diretta da agenti d'influenza persino dai Paesi in cui funziona il regime politico della democrazia costituzionale. È deplorevole che, involontariamente, molti giornalisti, commentatori, politologi e sociologi, che credono nei valori di questo regime politico, contribuiscano, attraverso il linguaggio e la retorica, attraverso la sostituzione della polemica con il pamphlet, a screditare i partiti politici.
Recentemente, sui social network ha circolato una cosiddetta proposta di riforma del sistema politico della Romania. Si è affermato che un governo dittatoriale sarebbe molto più efficace dell'esercizio del potere attraverso i partiti politici e le istituzioni costituzionali. Periodicamente, mediante referendum, il popolo potrebbe cambiare il dittatore, qualora questi non rispettasse il mandato affidatogli. Un simile argomento fu sviluppato nel periodo interbellico per giustificare i regimi politici totalitari. L'illusione che il popolo potesse conservare il proprio potere attraverso il referendum è stata pagata a caro prezzo dall'intero mondo nella Seconda guerra mondiale. La democrazia referendaria è ancora oggi un'illusione altrettanto pericolosa che nel periodo interbellico. La rinuncia all'insieme istituzionale di ripartizione del potere politico, di equilibrio attraverso il controllo reciproco e la cooperazione tra le autorità che lo esercitano apre la strada alla dittatura. Su questa strada, il popolo non riacquista il proprio potere. Al contrario, vengono eliminati tutti i metodi e le procedure attraverso i quali il popolo può difendersi dal proprio potere, affinché non lo perda a vantaggio dei dittatori.
Le malattie della democrazia costituzionale sono reali, ma il malato non può essere guarito uccidendolo, bensì attraverso i rimedi adatti a fargli riacquistare la salute. E in questo regime politico la democrazia non deve essere contrapposta allo Stato di diritto, né viceversa.
Valeriu Stoica è avvocato e professore di diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bucarest.
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