Nella vecchiaia, la riflessione diventa, inevitabilmente, una specie di archiviazione. Da un bel po’ di tempo, dunque, sfoglio interi cassetti di cartelle multicolori per tema e cronologia e talvolta sono tentato di condividerle anche con i miei lettori. Ecco, per esempio, una serie di appunti che scrivevo diligentemente ai seminari del Collegio «Nuova Europa», ascoltando i contributi dei suoi borsisti. Ieri mi sono imbattuto in annotazioni sulla democrazia messe in discussione da Cristian Preda un tempo, negli anni 1998-99, quando ebbi la fortuna di averlo nella squadra. Riporto qui sotto alcune di quelle che annotai diligentemente e con ammirazione durante la sua esposizione.
● Di solito cerchiamo le fonti della democrazia presso gli antichi Greci, che in realtà per lo più la disprezzavano. Si veda il «civismo estetizzante» di Platone, per il quale la democrazia è una sorta di «variopinta mescolanza» delle idee. La storia successiva delle sue definizioni sembra dargli ragione. Per von Mises, per esempio, il termine ha una componente libertaria, per Pierre Manent una conservatrice, per Karl Popper una socialdemocratica... L’«entusiasmo» dei filosofi nei confronti della democrazia (dopo Spinoza, il suo primo sostenitore sistematico) rischia di ridurne la credibilità.
● La democrazia è la «via verso tutti». Tocqueville segue il percorso del concetto dal dotto trattato fondatore (Machiavelli) alla semplice burocrazia della scheda elettorale...
● Esiste anche un «egualitarismo» della democrazia, un’universalizzazione del pensiero comunitario. In materia di decisioni pubbliche, tutti sono esperti. La base: l’universalizzazione della volontà. Il numero crescente di coloro che sono strutturalmente preparati a definire e mettere in pratica il principio del migliore ordine comunitario.
● Il sostegno moderno della democrazia liberale: la crescita del ruolo politico della teoria. La separazione metodologica del testo (= ideologia) dall’azione, ma il passaggio coerente dal «progetto», dal «programma», dal «principio» al fatto, all’azione comunitaria. La democrazia come passaggio dal «cittadino filosofo» al cittadino responsabile...
● La monarchia è la metafora dell’uomo maturo, dell’anziano saggio. La democrazia è piuttosto coerente con il giovane dinamico, coraggioso, con la donna come atmosfera del paradiso terrestre, anzi con il bambino come ricordo o presagio del cielo...
● La democrazia come soluzione immanente di un mondo «relativamente» imperfetto. È il bene pubblico, per quanto possibile in un mondo «caduto».
● Von Mises, ricordando Locke: la democrazia come anticipazione del libero mercato. (Umorismo: scegliere i governanti come si scelgono, al mercato, i frutti preferiti. Implicazioni discutibili: non esiste, tuttavia, un’«universalità» del gusto, della digestione, dei bisogni sociali e professionali. È rischioso pensare il mondo come un mercato... Inoltre, la filosofia non riguarda il mondo, bensì l’Essere. Non bisogna confondere i ruoli.)
● La democrazia, nella sua variante rischiosa, è ciò che Ortega y Gasset considerava la prevalenza dell’«Uomo-massa», il prestigio, spesso discutibile, della quantità sull’expertise. D’altra parte, chi e come può garantire l’«eccellenza» inconfutabile del decisore solitario? Tuttavia, tutto sommato, preferiamo i rischi della democrazia «totalitaria» alle derive del totalitarismo idolatrato...
P.S. La mia stima per Cristian Preda non è negoziabile. Conosco le sue imprese politiche ed ermeneutiche e mi rallegro ogni volta che lo vedo presente nel dibattito pubblico. Non garantisco che gli appunti che ho riprodotto sopra gli siano attribuibili al cento per cento. Tra essi ci saranno forse reazioni o riflessioni parallele mie. Ma, comunque, lui è la fonte. Se ho invocato, sotto il suo nome, derive proprie, gli chiedo perdono!
https://www.dilema.ro/situatiunea/notite-de-la-colegiul-noua-europa
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