Alla base della democrazia rappresentativa parlamentare sta, mi sembra, una visione scettico-moderata della natura umana. I «Padri fondatori» della Costituzione americana, i liberali europei del XIX secolo, i socialdemocratici e i conservatori che a metà del XX secolo hanno delineato l’architettura istituzionale dell’Unione Europea sapevano che la maggior parte degli esseri umani è, di solito, impulsiva, mossa da passioni vane, avida di beni e status, facilmente corruttibile. Sapevano, inoltre, che, una volta diventate potenti, molte persone perdono la testa e diventano sconsiderate e tiranniche. Credevano tuttavia che gli esseri umani, in generale, potessero riconoscere i propri interessi fondamentali, se correttamente informati, e che avrebbero scelto razionalmente come rappresentanti persone moderate. Per questo ritenevano che, attraverso i sistemi di voto e di equilibrio dei poteri dello Stato, nonché con il sostegno di una stampa libera e critica, anche i più detestabili aspiranti alla guida sarebbero stati esclusi dal potere oppure, qualora fossero comunque giunti in posizioni di forza, il sistema istituzionale ne avrebbe diluito sostanzialmente la nocività. Un Nerone o un Caligola non sarebbero mai stati eletti presidenti o primi ministri, poiché sarebbero stati screditati per tempo dalla stampa, oppure, se fossero comunque riusciti a superare il voto popolare con la duplicità o l’astuzia, avrebbero visto molto rapidamente i propri poteri limitati dal sistema istituzionale e dalle solide critiche della stampa. E probabilmente neppure un Donald Trump avrebbe potuto essere allora eletto presidente degli Stati Uniti!
Possiamo formulare la questione anche diversamente: i liberali sono scettici, persino pessimisti, nei confronti dell’essere umano in quanto tale, ma sono relativamente ottimisti rispetto a una delle sue principali creazioni: l’istituzione ben rodata e collaudata nel tempo. L’essere umano è debole e spesso corruttibile, ma l’istituzione tradizionale – (Giustizia, elezioni, stampa, federalismo ecc.) – può tenerlo sotto controllo e persino migliorarlo parzialmente. Qui c’è evidentemente una contraddizione tra creatore e creatura. In determinate condizioni può diventare anche fatale? Può darsi.
In effetti, questo modo di vedere le cose è sembrato ragionevole e realistico per molti decenni; è nato nell’epoca del predominio incontrastato dell’istituzione della stampa scritta, ed è sopravvissuto – sebbene con alcune difficoltà – all’ascesa della radio e della televisione. Oggi però, quando viviamo nell’epoca dei computer, dei telefoni cellulari e soprattutto di Internet e delle sue conseguenze dirette – i social network e l’AI –, abbiamo sempre più dubbi sul fatto che possa sopravvivere. Non perché gli esseri umani siano diventati peggiori o più irrazionali di quanto siano sempre stati, né perché le istituzioni siano così profondamente alterate nei loro principi. Il problema è che la modificazione degli atteggiamenti umani con l’aiuto delle reti e dell’AI supera già significativamente la capacità di autodifesa delle istituzioni tradizionali della democrazia – siano esse quelle dello Stato, della stampa di qualità o della società civile. E, come è stato dimostrato molte volte, ciò che quasi sempre prevale attraverso l’utilizzo, in tutti i modi, dei motori di ricerca di Internet non è l’atteggiamento politico moderato, bensì, al contrario, gli atteggiamenti estremi, le massime frustrazioni, le illusioni senza corpo. Può dunque l’istituzione liberal-democratica trionfare ancora nella lotta per la mente umana, quando questa viene attaccata, anzi avvelenata da ogni parte dalle «nuove tecnologie» informatiche, così penetranti e persuasive e capaci di portare profitti tanto ingenti a coloro che le utilizzano con abilità?
Questa settimana vedremo un episodio importante di questo epico confronto: le elezioni americane «di metà mandato». In breve, ci sono due domande fondamentali: innanzitutto, una parte degli americani si «sveglierà» dal «brutto sogno» chiamato Donald Trump, creato in larga misura con l’aiuto delle «nuove tecnologie» (si vedano i post infiniti sulla rete X, già Twitter), dando la vittoria ai suoi avversari, così che, alla fine di quest’anno, il presidente americano si ritrovi privo della maggioranza al Congresso e molto indebolito sul piano del potere, addirittura a rischio di essere destituito? E la seconda domanda: in caso di una vittoria democratica a queste elezioni, le istituzioni democratiche resisteranno a un eventuale assalto volto a modificare i risultati o persino ad annullarli, da parte dei sostenitori del presidente Trump? (Sappiamo tutti che cosa è successo nel gennaio 2021.)
La lotta essenziale, dietro le quinte della scena politica, dunque, non è tra democratici e repubblicani, neppure tra i sostenitori e gli avversari del presidente Trump, bensì tra la capacità di resistenza delle tradizionali istituzioni liberal-democratiche e le «nuove tecnologie» basate su Internet, reti e algoritmi. Possiamo formularla anche altrimenti: lo scetticismo moderato nei confronti dell’essere umano proprio della filosofia liberal-democratica può ancora essere sostenuto nel presente e nel futuro prevedibile, oppure deve essere sostituito da un atteggiamento più in sintonia con i tempi che viviamo: uno scetticismo profondo?
Ultime notizie
17:35
17:35
17:34
17:32
17:18
Vedi altre notizie