I dipendenti di Volkswagen, Mercedes-Benz Group, BMW, Audi, Porsche e dei principali fornitori automobilistici parteciperanno a proteste organizzate in oltre 280 località della Germania. Il sindacato IG Metall chiede la protezione degli stabilimenti e dei posti di lavoro, la riduzione dei costi energetici e misure per difendere la produzione interna dalle importazioni a basso costo.
Le proteste si svolgono sullo sfondo delle pressioni sempre maggiori sull’industria automobilistica tedesca. Volkswagen ha ridotto la stima del margine di profitto operativo a un massimo dell’1%, dal minimo del 4%, citando le difficoltà sul mercato cinese, i costi della ristrutturazione e una svalutazione di sei miliardi di euro associata a Porsche.
Il leader regionale di IG Metall, Thorsten Groger, ha dichiarato che i lavoratori non devono pagare per gli errori della dirigenza degli ultimi anni. Il direttore generale di Volkswagen, Arno Antlitz, ha avvertito che i cambiamenti del mercato sono profondi e duraturi.
Secondo la VDA, l’industria automobilistica tedesca ha perso circa 100.000 dipendenti dal 2019 e sono attese ulteriori riduzioni. I piani di Volkswagen potrebbero interessare circa 100.000 posti di lavoro a livello mondiale, BMW sta eliminando circa 8.000 posizioni, mentre Mercedes-Benz sta riducendo la produzione in Germania. I fornitori di componenti hanno perso, a loro volta, circa 74.000 posti di lavoro.
La crisi è alimentata dall’energia più costosa, dal rallentamento dell’economia cinese, dalla concorrenza di produttori locali come BYD, dalle barriere commerciali negli Stati Uniti e dalla costosa transizione verso le automobili elettriche.
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