Prima dell’inizio delle operazioni, Oleșki (città ucraina sotto il controllo russo) si trovava ad affrontare una grave carenza di cibo e medicinali, mentre gli abitanti sarebbero rimasti isolati. Secondo quanto riportato dalla stampa, in città sarebbero rimasti circa 1.500 adulti e 50 bambini, mentre altre migliaia di persone vivevano nelle zone periferiche, con strade minate e un accesso difficile alle comunicazioni. Nel frattempo, l’ultima consegna di alimenti menzionata era arrivata il 26 maggio, mentre un tentativo di evacuazione sarebbe fallito, così come un convoglio che avrebbe cercato di entrare in città il 1º settembre.
Allo stesso tempo, il Vaticano è intervenuto diplomaticamente: Papa Leone ha chiesto sostegno per un cessate il fuoco che consentisse l’accesso degli aiuti a Oleșki, mentre il Cremlino ha annunciato che Vladimir Putin aveva accettato la cooperazione dopo una conversazione telefonica. Putin è stato descritto come disposto ad aiutare a garantire le forniture essenziali, sebbene il comunicato non menzionasse un accordo sul cessate il fuoco richiesto dal pontefice.
Inoltre, Russia e Ucraina hanno annunciato la preparazione del terreno per una missione umanitaria: le operazioni di sminamento intorno alla località sono state dichiarate concluse, consentendo a un convoglio di partire di notte verso Oleșki con cibo e forniture mediche per gli abitanti rimasti.