ILGA-Europe e altre tre organizzazioni internazionali chiedono all’Unione europea sostegno giuridico e il monitoraggio dei procedimenti giudiziari in Turchia, dopo le perquisizioni e gli arresti che hanno coinvolto associazioni e attivisti LGBTI+. Nell’appello congiunto, i firmatari avvertono che l’arresto dei membri degli organi direttivi, il blocco dell’accesso online e il sequestro delle attrezzature minacciano la capacità di queste organizzazioni di operare.
In breveIl Ministero della Giustizia annuncia procedimenti contro 162 sospetti, nove associazioni e 13 imprese. La cifra non rappresenta un bilancio confermato degli arresti; le ONG riferiscono che sono stati arrestati circa 50–60 attivisti e difensori dei diritti LGBTI+.
Secondo l’appello congiunto, gli arresti hanno riguardato soprattutto membri degli organi direttivi e di controllo delle associazioni. Queste strutture sono obbligatorie per il funzionamento delle organizzazioni, il che può compromettere la loro attività nel suo complesso.
Le restrizioni online hanno preceduto le perquisizioni, mentre il sequestro delle attrezzature suscita preoccupazioni riguardo alla riservatezza dei dati dei beneficiari. I firmatari chiedono che le informazioni non vengano utilizzate per identificare o prendere di mira altre persone.
Il finanziamento estero delle associazioni viene verificato nell’ambito delle indagini. Le ONG chiedono all’UE di monitorare i procedimenti, mobilitare assistenza legale e d’emergenza e mantenere il sostegno finanziario ai partner della società civile.
Le operazioni nella notte tra il 12 e il 13 settembre hanno riguardato abitazioni, sedi di associazioni e locali. Il Ministero della Giustiziaannuncia indagini in 15 province, riguardanti 162 sospetti, nove associazioni e 13 imprese. Le autorità invocano la protezione dei bambini e della famiglia e indagano su presunti atti di favoreggiamento della prostituzione e di distribuzione di contenuti osceni e di esposizione dei bambini a tali contenuti.
L’annuncio del ministero non fornisce un bilancio complessivo delle persone arrestate. Le quattro ONG parlano di circa 50–60 difensori dei diritti umani e attivisti LGBTI+ arrestati. A Izmir, 16 persone sono state poste in custodia cautelare e altre due sono state sottoposte a controllo giudiziario, secondo le informazioni pubblicate da Kaos GL il 14 settembre.
L’appello firmato da ILGA-Europe, ERA, Front Line Defenders e TGEU descrive un’azione concentrata sui membri dei consigli direttivi e degli organi di controllo delle associazioni. Queste strutture sono obbligatorie per il loro funzionamento, sottolineano i firmatari, pertanto l’arresto dei membri può compromettere l’attività dell’intera organizzazione. Tra le associazioni i cui rappresentanti sarebbero stati arrestati figurano Kaos GL e Pembe Hayat ad Ankara, Muamma a Mersin, nonché SPoD e Pozitif Yaşam a Istanbul.
Le restrizioni digitali hanno preceduto le perquisizioni. Secondo quanto riportato da Kaos GL, il 12 settembre un tribunale di Istanbul ha disposto il blocco dell’accesso ai siti web e agli account sui social media di alcune organizzazioni e attivisti. L’Associazione europea degli organizzatori del Pride riferisce che alcuni account su X sono diventati inaccessibili agli utenti in Turchia. Il blocco dei canali di comunicazione si aggiunge così agli interventi presso le sedi e gli organi direttivi delle associazioni.
Il sequestro delle attrezzature suscita inoltre preoccupazioni riguardo alla protezione delle persone che hanno chiesto aiuto a queste organizzazioni. I firmatari dell’appello affermano che le associazioni detengono informazioni riservate su beneficiari, persone che vivono con l’HIV, vittime di violenza e discriminazione, avvocati e donatori. Chiedono che i dati sequestrati durante le perquisizioni siano protetti e non vengano utilizzati per identificare o prendere di mira altre persone. Il comunicato mette in guardia da questo rischio, senza documentare una divulgazione dei dati.
Il finanziamento estero è un altro punto delle indagini. Il ministro della Giustizia, Akın Gürlek, ha annunciato verifiche da parte dell’organismo di indagine sui reati finanziari, MASAK, riguardanti il denaro ricevuto da alcune associazioni da istituzioni pubbliche e organizzazioni straniere. Il ministero precisa che il collegamento dei trasferimenti con le attività oggetto d’indagine è ancora in corso di esame. Kaos GL riferisce, citando l’agenzia ANKA, che agli attivisti arrestati ad Ankara sono state poste domande sulle quote associative, sulle donazioni e sulle sovvenzioni ricevute dall’associazione dall’estero o dalle autorità locali.
Le ONG contestano l’uso dei finanziamenti esteri per stigmatizzare l’attività civica. «Il finanziamento e la cooperazione internazionali sono essenziali per una società civile indipendente e non costituiscono prove di un’attività criminale», affermano le quattro organizzazioni. Chiedono che le verifiche finanziarie non criminalizzino la cooperazione internazionale legittima.
Il 14 settembre, il ministero ha annunciato anche istruzioni inviate a 175 procure di tutte le 81 province. Esse chiedono l’esame rapido delle segnalazioni riguardanti attività con contenuti osceni o criminali rivolte a bambini e giovani, la conservazione delle prove digitali e, quando necessario, la rimozione dei contenuti o il blocco dell’accesso. Sono previste anche indagini finanziarie quando vi siano indizi di proventi derivanti da reati.
La Commissione europea ha espresso preoccupazione per gli arresti e i procedimenti avviati contro attivisti, associazioni e imprese, secondo una dichiarazione del portavoce Christian Wigand riportata da Kaos GL. Ha ricordato che la Turchia, in quanto paese candidato all’adesione all’UE, deve garantire il rispetto dei diritti e della dignità di tutti, indipendentemente dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale.
Le quattro ONG chiedono alle autorità turche di rilasciare le persone arrestate per legittime attività di difesa dei diritti umani, garantire un accesso riservato agli avvocati e presentare motivazioni giuridiche individuali per gli arresti, le perquisizioni e il sequestro dei beni. Chiedono all’UE e ai governi europei di seguire i procedimenti, anche attraverso la presenza di diplomatici alle udienze, e di attivare l’assistenza legale e d’emergenza disponibile. Ai finanziatori pubblici europei chiedono di mantenere il sostegno ai partner della società civile.
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