L’eurodeputata portoghese Ana Vasconcelos, del gruppo Renew Europe, ha chiesto prove che la verifica dell’età per l’accesso ai servizi online possa proteggere i minori senza compromettere la privacy degli utenti. Durante un dibattito del Panel del Parlamento europeo sul futuro della scienza e della tecnologia, STOA, a Strasburgo, ha messo in discussione l’efficacia di restrizioni che possono essere aggirate e ha avvertito che queste rischiano di ridurre la pressione sulle piattaforme affinché eliminino le funzioni che incoraggiano l’uso eccessivo.
In breve, Ana Vasconcelos chiede che sia dimostrata l’efficacia della verifica dell’età e che siano fornite garanzie per i dati di tutti gli utenti. Avverte che le restrizioni di accesso possono distogliere l’attenzione dalle funzioni delle piattaforme che incoraggiano l’uso eccessivo. I metodi presentano limiti diversi. La dichiarazione dell’età può essere facilmente aggirata, la verifica tramite documenti può creare barriere di accesso e la stima basata sulle fotografie solleva problemi di precisione e di protezione delle informazioni biometriche. La soluzione europea mira a confermare il superamento di una soglia d’età senza rivelare l’identità dell’utente alla piattaforma. La documentazione tecnica riconosce tuttavia che l’aiuto di un adulto può consentire a un minore di superare la verifica. La proposta Kids Act, pubblicata dopo il dibattito, include la verifica dell’età e garanzie sull’uso dei dati. Il Parlamento e il Consiglio devono esaminare il testo; il dibattito STOA non costituisce una posizione legislativa adottata.
Vasconcelos ha messo in discussione la proporzionalità di una soluzione che richiederebbe la verifica degli utenti per identificare i minori. La sua preoccupazione riguarda anche gli adulti, i cui dati potrebbero essere trattati in questo processo. Ha chiesto alle autorità di dimostrare l’efficacia delle misure e di offrire garanzie per la protezione dei dati, invece di presumere che l’introduzione di una soglia d’età risolva il problema della sicurezza online.
Il dibattito si è svolto durante la riunione STOA del 17 settembre, nell’ambito di una presentazione del Servizio di ricerca del Parlamento europeo, EPRS. Michael Adam, capo dell’Unità per le politiche digitali, ha spiegato che i metodi per stabilire l’età presentano vantaggi e limiti diversi. La dichiarazione dell’età da parte dell’utente è semplice e non richiede documenti aggiuntivi, ma si basa sulla sua sincerità e può essere facilmente aggirata.
La verifica tramite un documento o un mezzo di identificazione elettronica può offrire un livello di certezza più elevato, ma l’accesso può diventare difficile per le persone che non dispongono dei documenti necessari. La stima dell’età attraverso l’analisi di una fotografia evita questo requisito, ma introduce altri problemi. Secondo la presentazione dell’EPRS, la precisione può variare tra i gruppi demografici e il metodo implica il trattamento di informazioni biometriche sensibili. Queste varianti non offrono le stesse garanzie e non possono essere valutate come un unico sistema.
Nella soluzione descritta dalla Commissione europea, l’utente certifica inizialmente la propria età e l’applicazione trasmette alla piattaforma soltanto la conferma del superamento della soglia richiesta. Il nome e la data di nascita non vengono salvati nell’applicazione né trasmessi durante la verifica. Il meccanismo mira inoltre a impedire il collegamento tra le verifiche effettuate su siti diversi.
La soluzione europea è stata concepita inizialmente per dimostrare il superamento dei 18 anni, ma può essere adattata ad altre soglie. È compatibile con i futuri portafogli europei per l’identità digitale e può funzionare anche come applicazione autonoma. La disponibilità della tecnologia non significa tuttavia che esista già un’attuazione uniforme in tutti gli Stati membri. La Commissione punta a garantire l’accesso a strumenti di questo tipo entro la fine del 2026, attraverso il loro adattamento e la loro introduzione a livello nazionale.
La protezione dell’identità non elimina tutte le possibilità di elusione. Il documento tecnico europeo sull’analisi delle minacce riconosce che un adulto accanto a un minore può superare la verifica per suo conto. L’autenticazione dell’utente e la verifica della prossimità dei dispositivi limitano alcuni abusi. Gli autori precisano tuttavia che la scansione facciale continua costituirebbe un’ingerenza sproporzionata nella vita privata.
La Commissione ammette, nelle proprie spiegazioni pubbliche, che la verifica dell’età può essere aggirata tecnicamente, anche attraverso l’uso di una rete privata virtuale. Sostiene tuttavia che lo strumento può costituire una barriera utile contro l’accesso dei minori a contenuti dannosi. Questa è la giustificazione della Commissione per l’utilizzo della soluzione; la presentazione STOA non ha fornito una misurazione della sua efficacia dopo un’attuazione generalizzata nell’UE.
Al momento del dibattito, i partecipanti attendevano la pubblicazione della proposta Kids Act. La Commissione l’ha presentata successivamente nella stessa giornata, proponendo account autonomi sui social network a partire dai 15 anni e account limitati, gestiti dai genitori, per i minori di 13 e 14 anni. La proposta include la verifica dell’età e obblighi di progettazione dei servizi per la protezione dei minori. Il testo è stato trasmesso al Parlamento europeo e al Consiglio per l’esame e l’adozione.
Nella forma proposta, le norme sulla determinazione dell’età vieterebbero l’uso delle soluzioni per l’identificazione, la localizzazione, il monitoraggio o la profilazione e limiterebbero i dati trattati a quelli strettamente necessari. Gli utenti dovrebbero poter contestare gratuitamente un risultato che ritengono errato. Queste garanzie sono disposizioni di una proposta legislativa e non dimostrano, di per sé, le prestazioni di un’applicazione nell’uso quotidiano.
Per Vasconcelos, le restrizioni di accesso devono essere valutate anche in base al loro effetto sui servizi di valore educativo. Ha citato l’esperienza delle regioni isolate, comprese le Isole Azzorre, da cui proviene, dove gli strumenti online possono ridurre le barriere geografiche. Anche l’EPRS ha sostenuto che la protezione debba essere integrata nel funzionamento delle piattaforme, poiché i genitori non possono sorvegliare tutte le attività dei figli. Il dibattito STOA non si è concluso con l’adozione di una posizione legislativa sulla verifica dell’età.
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