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EDITORIALI & opinioni

Una teoria dell'inquietudine

Darie Cristea, sociolog, director de cercetare INSCOP Research
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26 giugno 2026, 11:39
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Opinioni
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Abbiamo discusso più volte qui, sia in un contesto elettorale, sia in uno più generale socio-politico, da dove proviene questo massiccio e cumulativo malcontento dei romeni nelle condizioni in cui, negli ultimi 36 anni, i progressi sono assolutamente evidenti. Non cerchiamo di moralizzare nessuno, semplicemente discutiamo un fatto di interesse sociologico.

In breve, la letteratura specializzata, se cerchiamo una spiegazione nell'ambito delle scienze sociali, fornisce spiegazioni multiple e spesso contraddittorie. Una è l'eccessivo focus sui risultati e la tendenza a non concentrarsi sul processo. Il bene sociale, le riforme, sono tutte questioni che presuppongono il passaggio attraverso un processo, e il risultato non si ottiene rapidamente né con precisione ingegneristica. E la democrazia, purtroppo, significa più attaccamento alle procedure democratiche che ai risultati. Un'altra spiegazione rimanda al divario tra aspettative e l'evoluzione della realtà. In qualche modo derivato da quanto dicevo due righe sopra, le aspettative crescono molto più rapidamente di quanto possa evolvere la realtà. E dopo decenni di aspettative deludenti da questo punto di vista, i risultati, siano essi positivi, saranno letti attraverso il celebre "troppo poco, troppo tardi".

Un'altra storia interessante proviene dalla lettura del presente come troppo segnato da incertezze. C'è una pressione psicologica dell'incertezza, del cambiamento permanente, su tutti i fronti, che in qualche modo riduce la soddisfazione delle opportunità che oggi esistono, ma 30 anni fa non esistevano. Quasi tutto è accessibile oggi, con una semplice passata della carta sopra il POS, ma il riempimento di quella carta è spesso sotto il segno dell'imprevedibile. Ciò riduce la nostra capacità di programmare determinati eventi, spese, percorsi di vita, di assumerci identità. E riduce anche l'utilità del denaro per qualcuno che si arrangia, senza necessariamente essere ricco. Anche la legislazione, il sistema fiscale, le varie procedure legali cambiano continuamente, il che crea un certo sentimento di inutilità della pianificazione a lungo termine.

Questo ci conferma anche l'Indice del sentimento economico INSCOP/Newmoney.ro, lanciato questa settimana, se lo guardiamo nel suo complesso. Non vendiamo più, non compriamo più, non investiamo, né risparmiamo, ci aspettiamo che i prezzi aumentino, non ci aspettiamo affatto che aumentino i guadagni. Chi può salvarci? Politici più competenti, credono le persone, in pieno blocco politico. Difficile da capire cosa significhi una cosa del genere, comunque.

Almeno a livello soggettivo, siamo una società molto dipendente dal nostro sistema politico. Ci aspettiamo soluzioni da lì. Il problema è che in questa corsa a riformare e cambiare qualcosa (a volte con successo, a volte completamente a caso), questo piano politico della nostra società continua ad aggiungere a questa incertezza e imprevedibilità, con effetti sia economici, sia sociali, sia psicologici. E il blocco degli ultimi due mesi ha effetti più gravi di quanto immaginiamo e non ci aiuta solo a cambiare la gerarchia delle colpe una volta a settimana.

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