Cerco di mettermi nei panni dei dignitari di ultima ora e spero che, al di là delle "obbligazioni di servizio", abbiano momenti di auto-valutazione onesta, pensando alla tradizione della carica che ricoprono.
Non sono passato come un'anatra nell'acqua nei oltre 40 anni di "democrazia popolare". Una delle eredità durature del regime comunista è stata la sospensione del legame tra il concetto di "dignitario" e quello di "dignità" (professionale, morale, politica, familiare). Per diventare ministro nella Romania più antica, prima della "dittatura del proletariato", dovevi avere un certo tipo di prestigio, guadagnato prima di ottenere il portafoglio: dovevi avere studi solidi in un mestiere o in un altro, aver svolto un ruolo ben definito in una congiuntura storica o in un'altra, non essere sospettato di furto ("in forma continuata" – come si dice nel linguaggio giuridico), aver dimostrato onestà, senso dell'onore, forza di carattere. O, almeno, provenire da una buona famiglia. Questo non era, ovviamente, una garanzia di performance politica, ma implicava, almeno, una buona educazione "di casa", la conoscenza informata della propria lingua, di alcune lingue straniere, delle buone maniere. Un po' di cultura e un po' di buon gusto erano, inoltre, inclusi. Non intendo idealizzare "i tempi di una volta", non pretendo che non siano mai esistiti, sulla nostra scena pubblica, ministri stupidi o mediocri, malversazioni, errori, incidenti di percorso, più o meno gravi. Osservo solo che i ritratti delle nostre élite politiche erano più "trasparenti" e che la traiettoria (le precondizioni, le fasi, l'orientamento) di una vera carriera politica presupponeva un certo coefficiente di prevedibilità. Non voglio nemmeno trattare qualsiasi figura dei nuovi governi con una maliziosa presunzione di incompetenza, semidottismo, inadeguatezza. Non escludo la possibilità di sorprese incoraggianti, anche quando le premesse non sembravano anticiparle. Ma non posso nemmeno non prendere nota della differenza tra Spiru Haret e Ecaterina Andronescu o tra Barbu Ștefănescu Delavrancea (come sindaco di Bucarest) e Gabriela Vrânceanu Firea.
In effetti, cerco di mettermi nei panni dei dignitari di ultima ora e spero che, al di là delle "obbligazioni di servizio", abbiano momenti di auto-valutazione onesta (anche se imbarazzante), pensando alla tradizione della carica che ricoprono. La carica in questione si è distinta, storicamente, per imponenti episodi di responsabilità efficace e dovrebbe obbligare a una contemplazione rispettosa della tradizione.
Se, ad esempio, sei ministro della Giustizia, sarebbe consigliabile ricordare, con un certo timore, la lunga serie di predecessori, ai cui nomi si aggiungerà, un giorno, anche il tuo... Sulla sedia che hai occupato ieri, attraverso piccole manovre di partito, sono stati, tra gli altri, il fervente unionista Ioan Al. Filipescu (studi di diritto a Parigi), Constantin Hurmuzachi (studi di diritto a Vienna), Al. Papiu Ilarian (studi a Vienna e Padova, leader, in Transilvania, della rivoluzione del 1848), Alexandru Lahovary, Grigore Cantacuzino, Ștefan Golescu (figlio di Dinicu, studi in Svizzera), Gh. Costaforu (riconosciuto come uno dei fondatori del Diritto Penale in Romania), Mihail Pherekyde, Ion Câmpineanu, Th. Rosetti (uno dei co-fondatori della "Junimea"), Titu Maiorescu, Toma Stelian, Grigore Iunian, Istrate Micescu e così via. A titolo di divertimento, ricordo anche un Stolojan, ex sindaco di Craiova, liberale, ministro della Giustizia dopo il 1879. Ebbene, se fossi al posto del signor Florin Iordache, avrei, con tali nomi in mente, qualche insonnia...
Ma come essere all'altezza, come il povero Pavel Năstase, dopo Spiru Haret, Titu Maiorescu, Octavian Goga e Nicolae Iorga? Ma come essere Grindeanu, con "antenati" come Kogălniceanu, Ion Ghica, Ion Brătianu, P.P. Carp, Lascăr Catargiu, Take Ionescu o I.G. Duca? E per quanto riguarda le Finanze, che dire? Arrivi dopo Grigore Balș, N. Kretzulescu, Dimitrie Sturdza, Ion C. Brătianu, Vasile Lascăr, Take Ionescu, Alexandru Marghiloman, Nicolae Titulescu (sì, proprio lui, tra il 1917 e il 1918), Constantin Argetoianu, Alex. Averescu, Barbu Știrbey, Iuliu Maniu, Mircea Cancicov, Virgil Madgearu. (Ho qui anche un "nome noto": Constantin I. Iliescu, il secondo sindaco di Bucarest, dopo l'Unione.)
E a proposito dei sindaci di Bucarest, com'è essere installato nella linea di Dimitrie Brătianu, C.A. Rosetti, Nicolae Fleva, Grigore Cerchez, Pache Protopopescu, Nicolae Filipescu, Barbu Ștefănescu Delavrancea, Mihai. G. Cantacuzino e Vintilă Brătianu?
Vedremo perché sono in grado le stelle di ultima ora della nostra élite dirigente. Per ora, pensando alle liste di cui sopra, possiamo dire una sola cosa: gli "attuali" hanno nervi saldi! Non sentono sulle spalle che il peso del proprio io (doppio, ovviamente, da quello del loro "capo") e una miracolosa sicurezza in se stessi. Cosa possiamo fare se non augurare loro successo? Che trasformino l'anonimato in fama. In ogni caso, per dirla con il poeta, felici porteremo tutto...
https://www.dilema.ro/situatiunea/ce-au-fost-si-ce-au-ajuns-politicienii-nostri
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