Qualsiasi libro o fonte seria di storia politica mostra che, fino a una o due generazioni fa, gli uomini politici demolivano i loro avversari con umorismo e battute tanto intelligenti quanto taglienti. Poi, più o meno dagli anni 2000, il linguaggio politico è diventato duro, aspro, rozzo, arrivando oggi a offese crudeli e insulti pesanti. Stupido, idiota, ladro sono parole usate così tanto che ormai quasi non feriscono più alcuna reputazione e non macchiano più alcun onore. Tutto per la soddisfazione di un popolo che è lo stesso da sempre: assapora l’aggressività cafona del proprio beniamino e protesta in nome del buon senso quando, sempre da cafone, l’avversario del beniamino gli risponde. La politica ha abbandonato la cortesia. Il fenomeno, però, non è soltanto politico. A livello sociale, l’epoca della modernità che viviamo comporta una diminuzione della cortesia e della gentilezza. Per usare una metafora nietzscheana, l’uomo recente comprende che la sua emancipazione significa liberarsi dalle spalle di obblighi che considera antiquati e che ritiene lo abbiano tenuto «legato» ingiustamente. La cortesia e la gentilezza sono tra questi. La figura del ribelle insolente di ieri è oggi uno standard educativo: il darsi del tu, la contestazione incompetente e coraggiosa (quanto più incompetente, tanto più coraggiosa!), l’abbattimento delle statue senza sapere bene perché gli antenati abbiano eretto quella statua, oltre alla correttezza politica e al nuovo egualitarismo sono tutti, in fondo, forme dell’abbandono della cortesia.
Può darsi che non sia necessariamente in sintonia con le spiegazioni abituali, ma io attribuisco questo fenomeno al calo, dimostrato di fatto, dell’Indice di Intelligenza (QI) su scala globale: sì, questa è la crudele verità dimostrata empiricamente, la specie umana nel suo complesso diventa sempre meno intelligente. I numeri mostrano che il declino del QI globale inizia più o meno dagli anni 1970 e continua, forse, inesorabilmente. Mi sembra che la cortesia sia prerogativa dell’intelligenza in misura maggiore che della buona educazione.
Da qualche parte nei Parerga e paralipomena, Schopenhauer scrive: «La cortesia presuppone che concordiamo tacitamente sul fatto che i miserabili difetti degli uomini, siano essi intellettuali o morali, saranno ignorati e non diventeranno motivo di rimprovero e, poiché questi difetti non sono più percepiti come visibili, evidenti, l’effetto è reciprocamente vantaggioso. È saggio essere cortesi e, di conseguenza, è una stupidaggine essere rozzi. Farsi dei nemici comportandosi deliberatamente e inutilmente in modo incivile è come dare fuoco con le proprie mani alla propria casa. La cortesia è come una moneta che tutti sanno essere falsa: è una stupidaggine essere avari con essa. Un uomo intelligente sarà generoso con questa moneta». Molto convincente!
Inoltre, possiamo ammettere che esiste un legame diretto tra la tendenza alla diminuzione dell’Indice di Intelligenza (QI) su scala globale e il calo dell’esigenza/della qualità dell’istruzione. Circolano sui social network, affiancati, i quesiti di un esame di ammissione a Filosofia, a Oxford, alla fine del XIX secolo e i quesiti dello stesso esame dei nostri anni. Era evidente che i quesiti di oggi fossero ridicoli, assolutamente infantili, rispetto a quelli di poco più di un secolo fa, mentre l’università rimaneva, naturalmente, una delle migliori e famosa per il suo rigore. Non discuto se il calo della qualità dell’istruzione abbia portato alla diminuzione del QI o viceversa; ciò che mi interessa è ammettere che tra i due fenomeni, impossibili da negare, esiste un legame diretto. Pertanto, chiudo il sillogismo dicendo che esiste un legame chiaro tra il calo della qualità dell’istruzione e la scomparsa della cortesia dallo spazio pubblico.
Direte, con qualche ragione, lo riconosco, che la cortesia appartiene a quella parte dell’educazione che si riceve a casa, ai «sette anni da casa». La mamma e il papà e l’ambiente familiare ti insegnano come comportarti fin dai primi contatti sociali, a un’età in cui l’apprendimento è mimetico: fai ciò che vedi fare ai familiari. Sono rozzi, cafoni, maleducati o sono educati, cortesi, civili: così sarai tu. Solo che il legame tra intelligenza e cortesia ci offre una nuova prospettiva e ci mostra che la cortesia si può acquisire anche nei luoghi in cui si coltiva e si stimola l’intelligenza. La scuola, l’ambiente socioculturale generale, la compagnia, le attività attraverso cui si coltivano le passioni sono luoghi e occasioni in cui si può apprendere la cortesia come manifestazione dell’intelligenza, anche se non è stata appresa nei «sette anni», come etica. Non dico che la scuola o l’educazione extrafamiliare possano compensare gli errori educativi della famiglia. Credo che casi simili siano rarissimi. Ma dico che almeno a un bambino rozzo si può spiegare e mostrare che è direttamente nel suo interesse non comportarsi in quel modo, bensì dissimulare in qualche modo, sembrare e poi essere cortese.
In una formula che a un certo punto fece epoca tra gli intellettuali rumeni, Alexandru Paleologu diceva che la cortesia è un’arma: «In un clima di brutalità e stupidità, la cortesia è un’arma che ti trova scoperto». Più chiaramente: quando affronti la brutalità e la stupidità con cortesia, il brutale o lo stupido rimane stupefatto, indietreggia. Non si tratta del cristiano porgere l’altra guancia, si tratta di una strategia con cui, almeno per il momento, puoi gestire efficacemente una brutalità. Ma abbiamo anche il proverbio rumeno «una parola dolce porta molto». Non si tratta soltanto di adulazione, si tratta del suono dolce e nobile della cortesia, che porta sempre benefici rispetto alla parola brusca dell’insolente.
Ma forse più importante di tutto è che la cortesia, e non altro, apre il mondo davanti a chiunque. La cortesia non è soltanto una maniera, non è soltanto un comportamento o un atteggiamento nella società: è un modo di essere. La cortesia non è soltanto socialmente gradevole, è anche una condizione della riuscita nella conoscenza. Qualsiasi sforzo intellettuale proficuo presuppone cortesia e rispetto per il campo in cui viene esercitato. La relazione paideica è impossibile senza cortesia: il mentore e l’allievo, prima di tutto, si rispettano a vicenda, e il mentore è cortese con l’allievo nella chiave della generosità, mentre l’allievo è cortese con il mentore nella chiave della gratitudine. Così come lo sforzo di ricerca, anche se individuale, è sterile senza il rispetto per tutti coloro che hanno raggiunto risultati prima di noi e sui cui risultati la ricerca continua ancora oggi.
Ma oggi, da noi, in Romania, la cortesia è urgentemente necessaria per poter arrestare il declino della nostra intelligenza.
https://www.dilema.ro/tilc-show/politetea-si-declinul-inteligentei
Ultime notizie
11:09
11:06
10:55
10:43
10:33
Vedi altre notizie