Alla fine, aspettando di vedere se la storia del governo Luca Niculescu fosse la copia di tutte le altre degli ultimi sei mesi, mi sono reso conto che stavo perdendo tempo inutilmente. Invece di scrivere l’articolo alla luce dei fatti, posso fare come loro, senza pensare alla realtà. In pratica, ogni proposta/nomina di primo ministro da quando è iniziata la crisi è come quella canzone, «The greatpretender». Sarà anche questa volta la stessa storia?
Il fatto è che Luca Niculescu sembra essere stato accolto con maggiore benevolenza dai partiti rispetto ai suoi predecessori in questa crisi governativa così travagliata. Si tratta soltanto delle sue capacità comunicative e diplomatiche, oppure piuttosto del timore, da parte di alcuni e altri, che il gioco in Parlamento finisca prima del previsto se si arrivasse alle elezioni anticipate, dato che le liste dei partiti sono molto volatili? Sapete, come le cariche messe sempre più spesso all’asta e per periodi sempre più brevi, ai tempi dei fanarioti…
Tesa al massimo, la lealtà dei nostri parlamentari forza la propria elasticità tra le direttive del partito riguardo al voto di investitura richiesto da un nuovo primo ministro proposto e il proprio interesse legato alla valorizzazione senza preoccupazioni della metà di mandato rimasta normalmente fino alle prossime elezioni.
Qualche giorno fa è circolata la notizia che gli analisti di JP Morgan Chase attribuiscono al governo Niculescu il 60% di probabilità di superare il Parlamento. Tutti si sono stupiti dell’ottimismo di questa valutazione, la sua natura esatta è però rimasta relativamente nascosta. Si tratta di una valutazione speculativa, di una previsione probabilistica basata sul monitoraggio di alcune variabili? E perché hanno sentito il bisogno di dire una cosa del genere?
La domanda è se questa quarta nomina di un possibile premier negli ultimi sei mesi sia piuttosto un progetto che ci propone un profilo di primo ministro, oppure piuttosto una mossa basata su quella tensione portata al massimo dei nervi dei parlamentari, in modo che un numero sufficiente di loro non scambi il passero che ha in mano (la seconda metà del mandato) per il governo sul ramo o per il ritorno elettorale a medio termine promesso ora dai capi dei partiti.
Naturalmente, il profilo di Luca Niculescu aiuta, nel senso che sembra una candidatura più facilmente accettabile dai rivali politici rispetto alle altre tre nomine precedenti. Questo, oltre al fatto che, come sappiamo essere consuetudine locale, in autunno si fanno i consuntivi delle variazioni di bilancio e l’esistenza di un governo titolare è ormai diventata una necessità. Molto probabilmente, si spera che queste circostanze offrano il contesto per manifestarsi, cioè la scusa, per una forma di egoismo altruistico nei suoi effetti da parte di una porzione sufficientemente ampia del Parlamento. Di coloro che vogliono proteggere il proprio investimento nel mandato appena arrivato a metà e che per il momento non vogliono preoccuparsi di finanziare un nuovo posto eleggibile nelle liste del proprio partito o persino del risultato che quella lista potrebbe ottenere in eventuali elezioni anticipate.
Poi, al di là del tempo, dei costi e delle altre difficoltà logistiche, la domanda è se eventuali elezioni anticipate porterebbero o meno a una chiarificazione della nostra scena politica. A un’analisi professionale dei sondaggi di cui disponiamo, molto probabilmente non si farà alcuna luce. E ancora più probabilmente alcune fratture si approfondiranno. Naturalmente, alcuni proietteranno più potere rispetto alle elezioni precedenti, altri saranno delusi dal risultato. Gli ultimi due anni hanno creato un problema elettorale che da noi era quasi scomparso. Diversi segmenti della società romena hanno iniziato a operare con immagini diverse riguardo alla legittimità delle elezioni. Alcune narrazioni che hanno funzionato alle elezioni del 2024 e del 2025 hanno perso credibilità adesso, innanzitutto a causa dei politici che le hanno gestite.
Tra un giorno o due vedremo se gli emarginati che non vogliono indebitarsi pagando un nuovo posto nelle liste, indipendentemente dal partito, daranno il loro contributo all’investitura di un governo.
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