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Il nome di Luca Niculescu, attuale segretario di Stato presso il Ministero degli Affari Esteri e coordinatore nazionale per l’adesione della Romania all’OCSE, è stato nominato dal presidente Nicușor Dan per la carica di primo ministro, al posto di Ilie Bolojan.
Niculescu rappresenta il profilo di un primo ministro tecnocratico, con una carriera costruita in tre ambiti: stampa, diplomazia e gestione di uno dei progetti strategici di politica estera della Romania — l’adesione all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OCSE.
Luca Niculescu ha 55 anni, è nato il 25 aprile 1971 a Bucarest e si è laureato presso la Facoltà di Giornalismo e Scienze della Comunicazione dell’Università di Bucarest nel 1995. Un anno dopo ha conseguito un master in Giornalismo europeo a Strasburgo, una formazione che in seguito avrebbe contribuito a delineare una carriera fortemente legata all’area francese e ai temi europei.
Oltre due decenni nella stampa
Prima di entrare in diplomazia, Luca Niculescu ha lavorato nel giornalismo tra il 1992 e il 2016. È stato caporedattore di RFI Romania e ha realizzato o moderato programmi di analisi su Money Channel, TVR 1 e Digi24, occupandosi soprattutto di politica estera, economia e affari europei.
La sua esperienza non si è limitata alla stampa romena. Niculescu è stato corrispondente permanente in Romania per diverse istituzioni giornalistiche francesi, tra cui France Info, France Culture, France Inter, TV5 e il quotidiano Libération. Ha inoltre tenuto per cinque anni una rubrica settimanale sulla rivista Dilema Veche.
Nel 2010, l’Istituto Europeo di Romania gli ha conferito il titolo di «Giornalista europeo dell’anno». Nel 2008 e nel 2011 ha ricevuto anche il premio dell’Associazione dei professionisti della televisione rumena per il miglior talk show. Il suo profilo ufficiale riporta inoltre il titolo di «Personalità francofona dell’anno», ricevuto nel 2003, nonché il fatto che RFI Romania sia stata insignita nel 2015 dell’Ordine al Merito Culturale al grado di Cavaliere.
Il passaggio dalla stampa all’amministrazione e alla diplomazia lo differenzia dal profilo classico del politico di partito. Da un lato, è un vantaggio perché porta con sé esperienza nella comunicazione pubblica e familiarità con i dossier esteri. Dall’altro, proprio l’assenza di una propria base politica può diventare una vulnerabilità in un Parlamento frammentato, in cui i negoziati con i partiti sono decisivi.
Luca Niculescu, ambasciatore a Parigi
Nel 2016, Luca Niculescu è stato nominato ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Romania in Francia, incarico che ha ricoperto fino al 2022. Nello stesso periodo è stato accreditato anche presso il Principato di Monaco e il Principato di Andorra.
La sede di Parigi riveste un’importanza particolare per la diplomazia romena: la Francia è uno dei principali partner europei della Romania e la capitale francese ospita organizzazioni internazionali chiave. In qualità di ambasciatore, Niculescu ha rappresentato la Romania nei rapporti con l’OCSE e l’Organizzazione Internazionale della Francofonia.
Tra il 2019 e il 2022 è stato anche presidente del Gruppo degli Ambasciatori francofoni in Francia. L’incarico indica una rete diplomatica formatasi nell’area francofona, ma anche un’esperienza di rappresentanza in un ambiente multilaterale, diverso dallo scontro quotidiano della politica interna romena.
Il periodo parigino gli ha portato anche diverse onorificenze. Nel 2019 ha ricevuto l’Ordine delle Arti e delle Lettere al grado di Commendatore, conferito dal Ministero francese della Cultura, mentre nel 2023 è stato insignito della Legion d’Onore al grado di Commendatore dal presidente della Francia. In Romania ha ricevuto la Croce Reale nel 2022.
Il dossier OCSE
Dal settembre 2022, Luca Niculescu è segretario di Stato presso il Ministero degli Affari Esteri e coordinatore nazionale per il processo di adesione della Romania all’OCSE.
L’adesione all’OCSE è considerata una delle principali poste in gioco della diplomazia e dell’amministrazione romena, poiché comporta valutazioni settoriali e l’allineamento agli standard in ambiti quali economia, governance societaria, investimenti, lotta alla corruzione, istruzione, ambiente, concorrenza e politiche fiscali. Per un possibile primo ministro, questo sarebbe il principale argomento a favore della sua competenza amministrativa: Niculescu lavora già con ministeri, istituzioni e impegni internazionali che richiedono il coordinamento tra molteplici centri decisionali.
Il suo profilo suggerirebbe la priorità di una governance orientata alla credibilità esterna, ai rapporti con i partner europei e occidentali e all’accelerazione del progetto OCSE. Questa direzione sarebbe tuttavia insufficiente, da sola, a risolvere il problema centrale di qualsiasi primo ministro incaricato: costruire una maggioranza funzionale in Parlamento.
Dettagli personali e patrimonio
Secondo le informazioni pubblicate da Digi24 sulla base della dichiarazione patrimoniale presentata quando era ambasciatore, Luca Niculescu possedeva quote di due terreni forestali a Balotești, oltre a diverse proprietà immobiliari, alcune acquisite per eredità: tre appartamenti e una casa per le vacanze nella contea di Dâmbovița.
Lo stesso articolo rileva che Niculescu ha parlato pubblicamente delle sue origini familiari. Il suo bisnonno, Jean Niculescu, è stato membro del PNL, deputato, senatore e, per breve tempo, ministro del Commercio in un governo Averescu. È un elemento biografico che può alimentare l’interesse pubblico, senza tuttavia equivalere all’attuale appartenenza politica del diplomatico.
Finora, la sua carriera pubblica è stata piuttosto istituzionale che elettorale. Non è noto come leader di partito e non ha esperienza diretta nella guida di un governo o di un ministero con competenze interne, incluse quelle di bilancio e sociali. Ha invece lavorato in istituzioni e missioni in cui la negoziazione, la rappresentanza esterna e la gestione di dossier complessi sono state centrali.
Un tecnocrate, dopo i fallimenti di Veștea e Mureșan
Secondo la procedura costituzionale, Niculescu deve chiedere il voto di fiducia del Parlamento sul programma di governo e sulla lista dei ministri. L’investitura richiede la maggioranza assoluta dei parlamentari: 233 voti favorevoli su un totale di 465 deputati e senatori.
I precedenti recenti illustrano quanto conti questa aritmetica. Il governo di Siegfried Mureșan, sostenuto da PNL-USR-UDMR, è caduto il 30 settembre, dopo aver ottenuto soltanto 182 voti «a favore». Il governo di Adrian Veștea è stato respinto al voto di investitura, con 189 voti «a favore» e 23 «contrari», ben al di sotto della soglia di 233 necessaria.
Nel caso del governo di Eugen Tomac, che non è nemmeno arrivato al voto in Parlamento, il nome di Niculescu era stato indicato per il portafoglio degli Esteri.
Per Luca Niculescu, dunque, il test decisivo non sarebbe il curriculum diplomatico, bensì la capacità del presidente Nicușor Dan e dei partiti di trasformare un profilo tecnocratico in una maggioranza di almeno 233 voti, a cinque mesi dalla caduta del governo Bolojan.
Sintesi realizzata con l’aiuto di Perplexity
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