La Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo avverte che la Serbia deve dimostrare con azioni concrete che l'adesione all'Unione europea è un obiettivo strategico reale, non solo una formula politica dichiarata dal governo di Belgrado.
Il rapporto adottato dagli eurodeputati identifica una persistente differenza tra l'allineamento legislativo della Serbia alle norme UE e l'applicazione effettiva delle riforme, differenza che continua a influenzare il progresso del paese verso l'adesione.
In breve La Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo chiede alla Serbia progressi misurabili e duraturi nelle riforme legate all'adesione all'UE.
Gli eurodeputati segnalano problemi nello stato di diritto, nelle elezioni, nella lotta alla corruzione, nell'indipendenza della giustizia, nella libertà di stampa e nel funzionamento delle istituzioni democratiche.
Il rapporto critica i legami stretti della Serbia con la Russia e chiede un allineamento completo alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE.
Gli eurodeputati vogliono che eventuali regressioni nelle riforme siano riflesse nel supporto finanziario fornito alla Serbia attraverso gli strumenti di preadesione.
Il rapporto è stato adottato con 51 voti favorevoli, 14 contrari e 10 astensioni e sarà sottoposto al voto dell'assemblea plenaria del Parlamento europeo.
Il rapporto afferma che i negoziati di adesione della Serbia devono avanzare solo sulla base di progressi misurabili e sostenibili. Gli eurodeputati menzionano lo stato di diritto, le elezioni libere e corrette, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, l'indipendenza della giustizia, la libertà di stampa, la riforma della pubblica amministrazione e il funzionamento delle istituzioni democratiche.
La Commissione per gli affari esteri critica l'approccio che considera troppo conciliante nei confronti della Serbia e chiede alla Commissione europea di tenere conto di qualsiasi regressione significativa nel ritmo e nell'intensità delle riforme quando fornisce supporto finanziario attraverso gli strumenti di preadesione.
Gli eurodeputati affermano anche che l'impegno costruttivo nella normalizzazione delle relazioni con il Kosovo è una condizione per il supporto fornito nell'ambito del Piano di riforma e crescita. Il messaggio collega quindi il supporto finanziario europeo a risultati politici e istituzionali concreti.
Il rapporto critica le relazioni strette della Serbia con la Russia, che sollevano interrogativi sulla direzione strategica del paese. Gli eurodeputati affermano che l'allineamento completo alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE rimane una condizione non negoziabile per l'adesione, incluso l'allineamento alle misure restrittive contro la Russia.
La Commissione per gli affari esteri precisa che ogni paese candidato deve essere valutato in base ai propri meriti e che nessuno stato deve essere legato a un altro o trattato come parte di un pacchetto. Questa formulazione mira alla logica del processo di allargamento, in cui i progressi tecnici e politici di ciascun paese devono essere valutati separatamente.
Il rapporto attira l'attenzione sul basso livello di sostegno per l'adesione all'UE in Serbia. Gli eurodeputati lo collegano a una narrazione anti-UE promossa dai media controllati dal governo, ma anche da alcuni funzionari di alto rango e membri del partito di governo.
In questo contesto, gli eurodeputati chiedono all'Unione europea di rafforzare la cooperazione con le organizzazioni non governative in Serbia, per rafforzare la resilienza democratica e combattere le minacce ibride.
Il rapporto menziona anche la crisi politica in Serbia, sullo sfondo delle massicce proteste che si svolgono nel paese dal novembre 2024. Gli eurodeputati affermano che la soluzione per superare la crisi è l'organizzazione di elezioni veramente libere e corrette.
Il relatore Tonino Picula, eurodeputato S&D dalla Croazia, ha detto che la Serbia non può sostenere credibilmente che l'adesione all'UE è un obiettivo strategico mentre mina gli standard democratici, ignora le riforme e le raccomandazioni riguardanti l'integrità elettorale e non si allinea alla politica estera e di sicurezza dell'UE.
"La strada del paese verso l'UE rimarrà bloccata finché la sua leadership politica non dimostrerà un impegno reale nei confronti dei valori e degli obblighi dell'adesione", ha detto Picula.
La Serbia è paese candidato all'Unione europea dal 2012, e i negoziati di adesione sono stati aperti nel 2014. Il rapporto della Commissione per gli affari esteri mostra che il sostegno politico per l'adesione della Serbia rimane condizionato all'applicazione delle riforme, all'allineamento geopolitico con l'UE e al funzionamento democratico delle istituzioni.
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