Ungheria si trova di fronte al rischio di restituire 10 miliardi di euro alla Commissione Europea, dopo che un consulente legale della Corte Europea ha richiesto l'annullamento dello sblocco di questi fondi. Questa decisione è stata presa a seguito di una segnalazione del Parlamento Europeo, che accusa la Commissione di violare le proprie regole, considerando che i fondi erano stati sospesi a causa di preoccupazioni relative allo stato di diritto in Ungheria. Gli europarlamentari ritengono che lo sblocco sia stata una manovra politica, realizzata prima di un importante vertice, quando era necessaria la cooperazione del premier Viktor Orbán per l'aiuto destinato all'Ucraina.
Il parere dell'avvocato generale Tamara Ăapeta, che raccomanda l'annullamento dello sblocco, influenzerà la decisione finale della Corte, attesa da qualche mese. Se la decisione sarà a favore del Parlamento Europeo, la Commissione potrebbe richiedere la restituzione dei fondi, e in caso di inadempimento di tale obbligo, potrebbe ridurre altri pagamenti dovuti all'Ungheria. Questa situazione potrebbe stabilire un precedente importante riguardo alla valutazione delle violazioni dello stato di diritto nell'UE, nel contesto del Regolamento comune di disposizioni. Gli europarlamentari sottolineano che i fondi europei devono essere condizionati al rispetto dei valori fondamentali e dello stato di diritto, avvertendo che lo sblocco di questi fondi è stato illegale e motivato politicamente.
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