Il governo del Nepal ha annunciato lunedì sera la conclusione delle operazioni di ricerca e soccorso per le 5.285 persone ancora disperse dopo le devastanti inondazioni di agosto, tra cui centinaia di cittadini stranieri. La decisione ha provocato reazioni contrastanti tra le famiglie: alcune chiedono la continuazione delle ricerche, mentre altre sollecitano certificati di morte per poter ricevere risarcimenti ed ereditare proprietà.
Usha Khatri, il cui marito è scomparso, ha criticato la decisione del governo, affermando che migliaia di persone non hanno ancora ritrovato i propri familiari. Al contrario, Nirajan Poudel, che ha perso cinque membri della famiglia, ha dichiarato che dopo settimane di attesa non ci sono più speranze concrete e che le famiglie hanno bisogno di una soluzione ufficiale.
Alcuni parenti hanno organizzato funerali simbolici, senza il recupero dei corpi. Il governo ha spiegato che la legislazione deve essere modificata prima dell'emissione dei certificati di morte.
Le autorità stimano che la ricostruzione costerà 4,77 miliardi di dollari. Quasi 33.000 persone sono state colpite, mentre circa 7.500 abitazioni sono state distrutte o danneggiate. Il primo ministro Balendra Shah ha annunciato che la prossima fase riguarderà il ripristino delle strade e dei ponti, soprattutto nelle zone isolate.
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