Uno studio realizzato da World Weather Attribution mostra che la devastante piena verificatasi in Nepal il 26 agosto è stata amplificata dal rapido riscaldamento della zona delle montagne dell’Himalaya, dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’instabilità geologica. Il crollo di una massa di ghiaccio e roccia dal monte Langtang Lirung ha generato una piena di acqua, ghiaccio e detriti che ha spazzato via le valli lungo il fiume Bhote Koshi.
I ricercatori sostengono che il disastro non sia stato provocato da un singolo episodio meteorologico estremo, ma da una combinazione di fattori aggravati dai cambiamenti climatici. Il ritiro dei ghiacciai e del permafrost ha compromesso la stabilità del versante, probabilmente reso vulnerabile anche dal terremoto di magnitudo 7,8 verificatosi in Nepal nel 2015.
I mesi di luglio e agosto 2026 sono stati i più caldi mai registrati nella regione, mentre le abbondanti nevicate della fine del 2025 hanno contribuito all’aumento della quantità di acqua di fusione. La piena ha causato oltre 1.400 morti in Nepal e ha lasciato 6.150 persone disperse. In Cina, il bilancio è di 43 morti e 519 dispersi, secondo i media statali. Il governo nepalese stima i costi della ricostruzione in 4,78 miliardi di dollari.
I ricercatori raccomandano la realizzazione di mappe regionali delle aree ad alto rischio, in particolare in prossimità di infrastrutture, centri abitati e corridoi idroelettrici.
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