Il presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian, ha dichiarato che i leader degli Stati Uniti, di Israele e dell'Europa hanno sfruttato i problemi economici del paese per incitare proteste e minare l'unità nazionale. Le proteste, scoppiate a dicembre a causa dell'inflazione e dei costi elevati, si sono attenuate dopo una repressione violenta, con un bilancio delle vittime che varia tra 3.100 e 6.563 morti. Pezeshkian ha accusato i leader occidentali, tra cui Donald Trump e Benjamin Netanyahu, di aver provocato divisioni nella società.
Nel contesto delle crescenti tensioni, i funzionari americani discutono opzioni di azione contro l'Iran, mentre Teheran respinge le richieste di limitare il suo programma balistico. Il ministro degli Esteri, Abbas Araqchi, ha affermato che l'Iran è pronto per negoziati, ma anche per la confrontazione, sottolineando che il cambiamento di regime è un'illusione.
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