L'eurodeputato Virgil Popescu ha avvertito in plenaria del Parlamento Europeo che l'Unione Europea rischia di sostituire la dipendenza dai combustibili fossili con una nuova dipendenza, da tecnologia necessaria per la produzione di energia. Il suo intervento è avvenuto nel contesto di un dibattito sulle lezioni delle recenti crisi e sulla direzione delle politiche energetiche europee.
In breve
Virgil Popescu ha dichiarato che l'UE rischia di sostituire la dipendenza dai combustibili con la dipendenza dalla tecnologia. Ha avvertito sulle importazioni da paesi che non sono alleati dell'Unione Europea. L'eurodeputato ha citato la crisi dei microprocessori come esempio di vulnerabilità. Il discorso introduce l'idea di un "costo della sicurezza" nella politica energetica. Popescu ha chiesto lo sviluppo della produzione tecnologica per l'energia all'interno dell'UE.
Virgil Popescu ha affermato nel suo intervento che le esperienze recenti mostrano che la dipendenza dalle importazioni rappresenta un rischio strutturale per l'Unione Europea. "Sì, dobbiamo imparare dalle lezioni del passato. Tutte le crisi che abbiamo attraversato ci hanno mostrato che la dipendenza dai combustibili, dalle importazioni da altri paesi non è buona", ha dichiarato, sottolineando la necessità di una rivalutazione della direzione attuale.
Ha sostenuto che, nel processo di transizione energetica, l'Unione Europea rischia di creare una nuova forma di dipendenza. "Andiamo avanti, andiamo con energia rinnovabile e continuiamo la dipendenza. Continuiamo la dipendenza dall'importazione di tecnologia questa volta", ha detto Popescu, riferendosi alle attrezzature e ai componenti necessari per la produzione di energia.
Nel suo intervento, l'eurodeputato ha richiamato l'attenzione sui rischi geopolitici associati alle catene di approvvigionamento globali. "Da dove importiamo tecnologia? Da paesi che non ci sono alleati", ha dichiarato, aggiungendo che tali dipendenze possono generare vulnerabilità in situazioni di crisi.
Popescu ha illustrato questi rischi con esempi concreti, inclusa la crisi dei microprocessori nell'industria automobilistica, che ha colpito la produzione a livello europeo. "Abbiamo un esempio molto chiaro, quel microprocessore per l'industria automobilistica che è scomparso per il momento e che ci ha lasciato in balia di una crisi molto grande di produzione", ha detto.
Il discorso ha incluso anche una critica al modo in cui vengono valutate le politiche energetiche, suggerendo che il prezzo non dovrebbe essere l'unico criterio. "Ci limitiamo a guardare solo al prezzo, ci limitiamo a guardare solo al fatto che se produciamo in Europa è più costoso. Dimentichiamo che forse dovremmo insegnare agli europei che esiste anche un costo di sicurezza", ha affermato Popescu.
In questo contesto, l'eurodeputato ha sostenuto lo sviluppo della produzione di tecnologia energetica all'interno dell'Unione Europea, indipendentemente dal tipo di fonte di energia. "Forse riusciamo a svegliarci in tempo e a fare il maggior numero possibile di produzioni di tecnologia per la nostra energia all'interno dell'UE", ha dichiarato.
Il suo intervento si inserisce in un dibattito più ampio a livello europeo riguardo all'autonomia strategica e alla capacità dell'Unione di ridurre le proprie dipendenze esterne, sia nel settore energetico che in quello delle tecnologie critiche.
Negli ultimi anni, le politiche europee hanno mirato a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto a seguito delle crisi energetiche e delle tensioni geopolitiche. Parallelamente, l'Unione Europea ha iniziato a sviluppare strumenti per rafforzare l'autonomia industriale e tecnologica, inclusi settori legati all'energia e catene di approvvigionamento.
L'intervento di Virgil Popescu riflette questo cambiamento di accento nel dibattito europeo, in cui la transizione energetica è analizzata non solo dalla prospettiva ambientale e dei costi, ma anche da quella della sicurezza economica e tecnologica.
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Virgil Popescu ha dichiarato che l'UE rischia di sostituire la dipendenza dai combustibili con la dipendenza dalla tecnologia. Ha avvertito sulle importazioni da paesi che non sono alleati dell'Unione Europea. L'eurodeputato ha citato la crisi dei microprocessori come esempio di vulnerabilità. Il discorso introduce l'idea di un "costo della sicurezza" nella politica energetica. Popescu ha chiesto lo sviluppo della produzione tecnologica per l'energia all'interno dell'UE.
Virgil Popescu ha affermato nel suo intervento che le esperienze recenti mostrano che la dipendenza dalle importazioni rappresenta un rischio strutturale per l'Unione Europea. "Sì, dobbiamo imparare dalle lezioni del passato. Tutte le crisi che abbiamo attraversato ci hanno mostrato che la dipendenza dai combustibili, dalle importazioni da altri paesi non è buona", ha dichiarato, sottolineando la necessità di una rivalutazione della direzione attuale.
Ha sostenuto che, nel processo di transizione energetica, l'Unione Europea rischia di creare una nuova forma di dipendenza. "Andiamo avanti, andiamo con energia rinnovabile e continuiamo la dipendenza. Continuiamo la dipendenza dall'importazione di tecnologia questa volta", ha detto Popescu, riferendosi alle attrezzature e ai componenti necessari per la produzione di energia.
Nel suo intervento, l'eurodeputato ha richiamato l'attenzione sui rischi geopolitici associati alle catene di approvvigionamento globali. "Da dove importiamo tecnologia? Da paesi che non ci sono alleati", ha dichiarato, aggiungendo che tali dipendenze possono generare vulnerabilità in situazioni di crisi.
Popescu ha illustrato questi rischi con esempi concreti, inclusa la crisi dei microprocessori nell'industria automobilistica, che ha colpito la produzione a livello europeo. "Abbiamo un esempio molto chiaro, quel microprocessore per l'industria automobilistica che è scomparso per il momento e che ci ha lasciato in balia di una crisi molto grande di produzione", ha detto.
Il discorso ha incluso anche una critica al modo in cui vengono valutate le politiche energetiche, suggerendo che il prezzo non dovrebbe essere l'unico criterio. "Ci limitiamo a guardare solo al prezzo, ci limitiamo a guardare solo al fatto che se produciamo in Europa è più costoso. Dimentichiamo che forse dovremmo insegnare agli europei che esiste anche un costo di sicurezza", ha affermato Popescu.
In questo contesto, l'eurodeputato ha sostenuto lo sviluppo della produzione di tecnologia energetica all'interno dell'Unione Europea, indipendentemente dal tipo di fonte di energia. "Forse riusciamo a svegliarci in tempo e a fare il maggior numero possibile di produzioni di tecnologia per la nostra energia all'interno dell'UE", ha dichiarato.
Il suo intervento si inserisce in un dibattito più ampio a livello europeo riguardo all'autonomia strategica e alla capacità dell'Unione di ridurre le proprie dipendenze esterne, sia nel settore energetico che in quello delle tecnologie critiche.
Negli ultimi anni, le politiche europee hanno mirato a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto a seguito delle crisi energetiche e delle tensioni geopolitiche. Parallelamente, l'Unione Europea ha iniziato a sviluppare strumenti per rafforzare l'autonomia industriale e tecnologica, inclusi settori legati all'energia e catene di approvvigionamento.
L'intervento di Virgil Popescu riflette questo cambiamento di accento nel dibattito europeo, in cui la transizione energetica è analizzata non solo dalla prospettiva ambientale e dei costi, ma anche da quella della sicurezza economica e tecnologica.
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