L’adesione dell’Ucraina, della Moldova e degli Stati dei Balcani occidentali potrebbe modificare significativamente la matematica di alcune votazioni nel Consiglio dell’Unione europea, anche se le attuali regole della maggioranza qualificata rimanessero invariate, secondo un’analisi realizzata da Think Tank Europa e presentata dai suoi autori in un commento pubblicato da Carnegie Europe. La simulazione mostra che l’allargamento non cambia soltanto il numero dei partecipanti al voto, ma anche la quota della popolazione rappresentata da diverse coalizioni e, di conseguenza, la loro capacità di formare minoranze di blocco.
In breve
La maggioranza qualificata richiede attualmente il sostegno di almeno il 55% degli Stati membri, che devono rappresentare almeno il 65% della popolazione dell’UE. Per una minoranza di blocco sono necessari almeno quattro Stati, mentre il criterio della popolazione diventa decisivo nelle votazioni combattute.
Think Tank Europa stima che Polonia e Ucraina rappresenterebbero insieme circa il 15,5% della popolazione di un’Unione allargata. L’analisi mostra che l’Ucraina, insieme alla Moldova o agli Stati dei Balcani occidentali, avrebbe potuto modificare l’esito di alcune votazioni europee contestate del passato.
La simulazione utilizza la Legge sul ripristino della natura e l’accordo commerciale UE–Mercosur per mostrare come avrebbero potuto funzionare coalizioni di questo tipo. L’esercizio è controfattuale e non presuppone che i futuri Stati membri riprodurrebbero automaticamente le posizioni loro attribuite negli scenari.
Una formula alternativa proposta in precedenza da un gruppo di esperti franco-tedesco modificherebbe le soglie al 60% degli Stati e al 60% della popolazione. Think Tank Europa stima che questa variante renderebbe più difficili i blocchi formati dai nuovi membri, ma ridurrebbe al contempo il vantaggio relativo che la popolazione conferisce agli Stati più grandi dell’Unione.
L’attuale sistema della maggioranza qualificata combina due criteri. Per adottare una decisione sono necessari almeno il 55% degli Stati membri, attualmente 15 su 27, e questi devono rappresentare almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Una minoranza di blocco deve comprendere almeno quattro Stati, cosicché l’allargamento può modificare l’esito anche senza cambiare formalmente le percentuali, poiché cambiano sia il numero degli Stati sia la distribuzione della popolazione.
L’analisi di Think Tank Europa esamina questo problema utilizzando votazioni europee che hanno già prodotto maggioranze fragili. Gli autori non cercano di prevedere le future posizioni dell’Ucraina, della Moldova o degli Stati dei Balcani occidentali, ma inseriscono questi Paesi in configurazioni ipotetiche per vedere quanto facilmente cambierebbero le soglie necessarie per adottare o bloccare una decisione.
Uno degli esempi è la Legge dell’UE sul ripristino della natura. Nella votazione utilizzata per la simulazione, gli Stati che rappresentavano il 30,9% della popolazione dell’Unione si opposero al testo. Il modello di Think Tank Europa mostra che, in un’Unione comprendente l’Ucraina, l’aggiunta di quest’ultima al campo contrario all’atto sarebbe stata sufficiente per trasformare la coalizione esistente in una minoranza capace di bloccare la decisione nelle condizioni analizzate.
Un secondo esempio riguarda la politica commerciale. Gli autori utilizzano l’accordo UE–Mercosur per testare una possibile coalizione orientale formata da Ungheria, Moldova, Polonia, Ucraina e dagli Stati dei Balcani occidentali. Nello scenario costruito dall’analisi, un simile raggruppamento potrebbe diventare sufficientemente forte da influenzare o bloccare alcune decisioni commerciali adottate a maggioranza qualificata.
Ciò non significa che gli Stati elencati formerebbero necessariamente un’alleanza politica stabile dopo l’adesione. Le preferenze dei governi possono cambiare da un dossier all’altro, e gli attuali candidati non hanno posizioni identiche in materia di commercio, agricoltura, ambiente o bilancio. La simulazione misura il possibile potere aritmetico di alcune coalizioni, non la probabilità politica della loro formazione.
Gli autori richiamano tuttavia l’attenzione sugli interessi materiali che potrebbero diventare rilevanti in determinate negoziazioni. Indicano Polonia e Ucraina come due economie con importanti settori agricoli e ritengono che le future discussioni sulla politica agricola, sulla coesione e sul bilancio dell’UE potrebbero creare ulteriori linee negoziali tra gli Stati beneficiari e i contribuenti netti, comprese le economie dell’Europa occidentale più orientate verso l’industria e i servizi.
Una delle soluzioni analizzate è la formula 60/60 presentata nel dibattito sulla riforma istituzionale da un gruppo di esperti franco-tedesco. Al posto dell’attuale rapporto del 55% degli Stati e del 65% della popolazione, l’adozione di una decisione richiederebbe il 60% degli Stati, rappresentanti almeno il 60% della popolazione dell’Unione.
Think Tank Europa rileva che questa formula cambierebbe l’esito delle simulazioni. Negli scenari analizzati, una coalizione orientale comprendente l’Ucraina non potrebbe più bloccare né la Legge sul ripristino della natura né l’accordo UE–Mercosur nelle configurazioni testate.
Il cambiamento avrebbe tuttavia un effetto indipendente dall’allargamento. L’aumento della soglia relativa al numero degli Stati e la riduzione di quella relativa alla popolazione conferirebbero maggiore peso al principio di uguaglianza tra gli Stati e diminuirebbero l’importanza delle dimensioni demografiche. L’analisi stima quindi una riduzione relativa del potere di Francia, Germania e Italia, anche in uno scenario in cui l’Unione non accogliesse nuovi membri.
La distribuzione delle perdite non sarebbe identica. Secondo la simulazione, la Francia conserverebbe meglio la propria influenza rispetto all’Italia nella formula 60/60, creando interessi diversi persino tra gli Stati più grandi quando negoziano eventuali cambiamenti del sistema di voto.
Il problema precede l’attuale ondata di allargamento. Prima dell’adesione del 2004, l’Unione rinegoziò i pesi di voto per integrare gli Stati dell’Europa centrale e orientale. La Polonia ricevette allora 27 voti nel Consiglio, molto vicini ai 29 attribuiti a Francia, Germania, Italia e Regno Unito, in un sistema precedente all’attuale formula basata sulla doppia maggioranza.
L’attuale contesto istituzionale mostra che il problema è già riconosciuto a livello dell’UE. La Dichiarazione di Granada del 2023 stabilisce che le riforme interne dell’Unione e la preparazione degli Stati candidati devono avanzare parallelamente, mentre il Parlamento europeo ha successivamente chiesto di analizzare come la maggioranza qualificata dovrebbe essere adattata per mantenere un equilibrio tra gli Stati grandi e piccoli in un’Unione allargata.
Il Parlamento ha inoltre sostenuto un uso più ampio della maggioranza qualificata per alcune fasi intermedie del processo di adesione, mentre la decisione finale sull’ammissione di un nuovo Stato rimane soggetta all’unanimità. Il dibattito riguarda quindi due problemi diversi, vale a dire il modo in cui vengono ammessi i nuovi membri e il modo in cui funzionerà l’Unione dopo che questi avranno diritto di voto.
L’analisi di Think Tank Europa non sostiene che l’allargamento debba essere rinviato e non stabilisce neppure una formula ottimale per il Consiglio. La sua conclusione è che l’ammissione di nuovi membri ridistribuirà il potere istituzionale anche se i trattati e le soglie di voto rimarranno invariati, mentre la scelta di una nuova formula produrrebbe a sua volta vincitori e perdenti tra gli attuali Stati membri.
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