Le aziende europee che cercano di ridurre le dipendenze dalla Cina dovranno confrontarsi con un quadro giuridico cinese più capace di indagare, limitare o sanzionare azioni considerate dannose per la sicurezza economica del Paese, sostiene un rapporto pubblicato dal Mercator Institute for China Studies, MERICS. Gli autori interpretano le nuove normative del 2026 come il passaggio da reazioni puntuali a un sistema più istituzionalizzato, capace di monitorare le vulnerabilità, proteggere tecnologie e catene industriali e rispondere alle misure estere di de-risking o di controllo.
La formulazione deve essere distinta dagli obiettivi dichiarati da Pechino. Il Regolamento del Consiglio di Stato sulla sicurezza delle catene industriali afferma di perseguire la prevenzione dei rischi, l’aumento della resilienza e la protezione della stabilità economica e della sicurezza nazionale, mentre il Ministero del Commercio presenta le nuove procedure d’indagine come strumenti per mantenere la stabilità delle catene cinesi e globali. L’idea che questi strumenti costituiscano una strategia di «anti-derisking» nei confronti dell’Europa è l’interpretazione di MERICS sul modo in cui le norme possono essere utilizzate, non la formulazione ufficiale delle autorità cinesi.
In breveIl Consiglio di Stato ha creato nel 2026 un meccanismo coordinato per il monitoraggio e la protezione della sicurezza delle catene industriali e di approvvigionamento.
Il Ministero del Commercio può indagare su Stati, organizzazioni o aziende straniere per determinate restrizioni o interruzioni ritenute dannose per le catene cinesi e può proporre misure commerciali, d’investimento o di accesso ai dati.
Altre norme del 2026 hanno rafforzato i meccanismi di risposta all’applicazione extraterritoriale della legislazione straniera e il controllo di sicurezza sugli investimenti cinesi all’estero.
MERICS ritiene che questi strumenti possano aumentare i costi per le imprese che cercano di spostare capacità produttive, di ricerca o di approvvigionamento al di fuori della Cina.
Il rapporto raccomanda all’UE la diversificazione, scorte di input strategici, norme contro la dipendenza da un solo Paese e la disponibilità a utilizzare strumenti come il meccanismo anti-coercizione, ma si tratta di raccomandazioni degli autori, non di nuove decisioni delle istituzioni europee.
Il cambiamento più concreto è il Regolamento n. 834 del Consiglio di Stato sulla sicurezza delle catene industriali e di approvvigionamento. Esso istituisce meccanismi di coordinamento tra ministeri e amministrazioni locali, richiede il monitoraggio dei rischi e mira a mantenere sotto controllo elementi considerati importanti per il funzionamento dell’economia e la sicurezza nazionale. L’ambito può comprendere materiali, tecnologia, finanze, attività, dati, informazioni, personale, imprese e progetti.
A giugno, il Ministero del Commercio ha trasformato il quadro generale in una procedura d’indagine concreta. Il MOFCOM può avviare indagini quando ritiene che uno Stato, un’organizzazione internazionale, un’azienda o una persona abbia imposto restrizioni discriminatorie, interrotto normali relazioni commerciali o creato una minaccia sostanziale per le catene cinesi. L’autorità può richiedere documenti, organizzare audizioni, effettuare verifiche e, al termine dell’indagine, proporre restrizioni sul commercio, sugli investimenti, sulle transazioni, sulla circolazione dei dati o su altre attività.
Il regolamento prevede anche la possibilità di adottare misure contro entità straniere che interrompano senza un motivo ritenuto legittimo le transazioni con organizzazioni cinesi. MERICS vi vede un’implicazione diretta per le aziende occidentali che riorganizzano i propri fornitori o le capacità produttive per ridurre i rischi geopolitici, poiché una decisione commerciale adottata per rispettare norme occidentali può essere valutata simultaneamente attraverso un quadro cinese di sicurezza economica.
Altre due componenti completano l’architettura. Il Regolamento n. 835, adottato ad aprile, crea meccanismi contro ciò che Pechino definisce esercizio improprio della giurisdizione extraterritoriale da parte di Stati stranieri, mentre le nuove norme sugli investimenti esteri consentono la valutazione di sicurezza delle operazioni cinesi che possono incidere sulla sicurezza nazionale. Il regime per gli investimenti esteri prevede inoltre obblighi riguardanti il trasferimento di tecnologia, dati, capitali e altri elementi associati agli investimenti.
MERICS collega queste norme agli strumenti già utilizzati per la grafite, le terre rare, i magneti, la tecnologia per le batterie e altri punti vulnerabili delle catene globali. Il rapporto sostiene che Pechino cerchi di eliminare i propri «chokepoints» tecnologici, mantenendo al contempo il controllo sui settori in cui la Cina occupa posizioni forti. In questa interpretazione, i controlli sulle esportazioni, il monitoraggio degli investimenti e gli strumenti di ritorsione possono funzionare congiuntamente e scoraggiare lo spostamento di alcune capacità al di fuori della Cina.
Gli autori avvertono che la risposta europea comporta un costo economico reale. Diversificare i fornitori, mantenere scorte, firmare contratti a lungo termine con produttori alternativi e costruire capacità ridondanti è, di norma, più costoso che rifornirsi esclusivamente dalla fonte più efficiente. Per questo motivo, il rapporto afferma che le singole aziende sono svantaggiate se investono per prime nella resilienza e che i governi dovrebbero ridurre questo problema attraverso norme comuni e il sostegno a fornitori alternativi.
Tra le raccomandazioni figurano lo stoccaggio obbligatorio di alcuni input strategici, la limitazione dell’approvvigionamento da un solo Paese, accordi vincolanti di acquisto per catene considerate affidabili e il miglioramento dell’accesso delle autorità europee alle informazioni sull’esposizione delle imprese in Stati ad alto rischio. MERICS raccomanda inoltre di mantenere una capacità credibile di risposta attraverso gli strumenti commerciali e anti-coercizione dell’UE, senza abbandonare il dialogo con Pechino per stabilire ambiti di cooperazione più prevedibili.
L’Unione europea ha costruito separatamente la propria politica di sicurezza economica intorno alla promozione della competitività, alla protezione delle infrastrutture e delle tecnologie sensibili e alla cooperazione con i partner. Il quadro europeo comprende lo screening degli investimenti esteri e il monitoraggio di determinati investimenti all’estero, ma gli Stati membri mantengono competenze importanti nell’applicazione degli strumenti.
Il rapporto MERICS non calcola una perdita industriale inevitabile per l’Europa e non può prevedere quando o contro chi saranno utilizzati gli strumenti cinesi. Il suo contributo consiste nell’identificazione di un rischio di politica economica: la riduzione di una dipendenza dalla Cina può generare simultaneamente i normali costi della diversificazione e il rischio di contromisure da parte di uno Stato che ha ampliato la propria capacità giuridica e amministrativa di proteggere le proprie catene.
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