Il Parlamento europeo ha adottato con 454 voti favorevoli, 86 contrari e 110 astensioni una raccomandazione sulle relazioni dell’UE con la Cina, chiedendo condizioni più eque per le aziende europee, la riduzione delle dipendenze strategiche e la protezione delle tecnologie e delle infrastrutture critiche. Il testo è una posizione politica rivolta alle altre istituzioni europee e non introduce automaticamente nuovi dazi doganali, sanzioni o restrizioni commerciali.
Il Parlamento europeo ha chiesto all’UE di perseguire una relazione economica più equilibrata con la Cina e di poter rispondere con misure proporzionate se Pechino non migliorerà l’accesso delle aziende europee al proprio mercato. La raccomandazione sulle relazioni politiche UE-Cina è stata adottata mercoledì 7 ottobre, con 454 voti favorevoli, 86 contrari e 110 astensioni.
In breve
1.Il Parlamento chiede condizioni eque per il commercio e gli investimenti e sostiene misure proporzionate dell’UE se l’accesso al mercato cinese non migliorerà.
2.Gli eurodeputati vogliono ridurre le dipendenze europee in settori quali le materie prime critiche, i medicinali, le batterie, i veicoli elettrici, i semiconduttori e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
3.La raccomandazione collega la relazione con la Cina alla guerra della Russia contro l’Ucraina, alla sicurezza economica, a Taiwan, ai diritti umani e alle minacce informatiche e ibride.
4.Il Parlamento mantiene la politica dell’UE relativa a «una sola Cina» e respinge qualsiasi cambiamento unilaterale dello status quo nello Stretto di Taiwan mediante la forza o la coercizione.
5.Il testo è una raccomandazione politica. Il voto del Parlamento non introduce di per sé dazi doganali, sanzioni o altre nuove restrizioni commerciali.
Sul piano economico, il Parlamento individua nella sovraccapacità industriale della Cina, nei sussidi statali e nelle restrizioni incontrate dalle aziende europee sul mercato cinese problemi sempre più importanti per l’economia dell’Unione. Gli eurodeputati chiedono condizioni eque per il commercio e gli investimenti e sostengono la possibilità di adottare misure europee proporzionate se Pechino non aprirà maggiormente il proprio mercato interno. La raccomandazione non stabilisce tuttavia il livello di eventuali dazi, gli strumenti da utilizzare o un calendario per la loro introduzione.
La posizione adottata estende la questione della reciprocità commerciale alla sicurezza economica. Il Parlamento chiede di ridurre i rischi creati dalle dipendenze europee nelle materie prime critiche, nei medicinali, nelle batterie, nei veicoli elettrici, nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e nei semiconduttori. Chiede inoltre controlli più rigorosi sugli investimenti e una protezione più forte per le tecnologie critiche, le infrastrutture strategiche e le catene di approvvigionamento.
La riduzione di tali dipendenze non viene presentata come un’interruzione delle relazioni economiche con la Cina. La raccomandazione sostiene il mantenimento del dialogo e della cooperazione laddove gli interessi delle due parti lo consentano, ma chiede che l’UE protegga con maggiore fermezza i propri interessi economici e di sicurezza.
«Vogliamo cooperare con la Cina laddove possibile, rimanendo al contempo fermi per quanto riguarda la nostra sicurezza e i nostri valori», ha dichiarato Hilde Vautmans, eurodeputata di Renew Europe del Belgio e relatrice del Parlamento per il dossier, dopo il voto.
Vautmans ha descritto la maggioranza ottenuta come un punto di svolta per la politica europea nei confronti della Cina. Questa è la valutazione politica della relatrice, non un effetto giuridico del voto. La raccomandazione è adottata nell’ambito di una procedura d’iniziativa propria del Parlamento ed è rivolta al Consiglio, alla Commissione europea e all’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Nel testo, la relazione economica è collegata anche alla guerra della Russia contro l’Ucraina. Il Parlamento chiede il coordinamento con gli Stati Uniti, il G7 e altri partner e sollecita la Cina a usare la propria influenza sulla Russia per contribuire alla fine della guerra.
Gli eurodeputati esprimono inoltre preoccupazione per alcune notizie che il Parlamento descrive come verificate, secondo le quali l’esercito cinese avrebbe addestrato militari russi per la guerra in Ucraina. La raccomandazione del Parlamento è la fonte di tale affermazione. 2EU non ha verificato in modo indipendente i rapporti originali su cui si basa la valutazione.
Per quanto riguarda Taiwan, il Parlamento riafferma la politica dell’UE relativa a «una sola Cina» e si oppone a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo mediante la forza o la coercizione. La posizione non rappresenta un cambiamento della politica europea nei confronti di Taiwan.
La dimensione della sicurezza comprende anche la richiesta che l’UE rafforzi la propria capacità di rispondere agli attacchi informatici, alle ingerenze straniere, allo spionaggio e alle minacce ibride. Con questa formulazione, la raccomandazione non attribuisce alla Cina singoli incidenti in assenza di prove specifiche e non crea un nuovo meccanismo giuridico europeo di difesa contro tali rischi.
In materia di diritti umani, il Parlamento chiede di continuare a esercitare pressione su Pechino in relazione alla repressione politica, al lavoro forzato e alla situazione in Tibet e Xinjiang e sollecita il rilascio incondizionato dei prigionieri politici. Gli eurodeputati esprimono inoltre preoccupazione per la legge cinese sulla promozione dell’unità e del progresso etnico e per il rischio che, secondo la valutazione del Parlamento, essa rafforzi le politiche di assimilazione.
La raccomandazione chiede, parallelamente, il rafforzamento dei partenariati Global Gateway, in particolare in Africa e America Latina, come alternativa europea credibile all’iniziativa cinese Belt and Road. Il testo stabilisce un orientamento politico, senza annunciare con questo voto nuovi stanziamenti finanziari per Global Gateway.
Il voto arriva in un periodo di graduale ripresa dei contatti parlamentari con Pechino. Tre delegazioni del Parlamento europeo hanno visitato la Cina tra marzo e giugno 2026, mentre un’altra visita è prevista per ottobre. I contatti diretti con le autorità cinesi sono stati ripresi nel 2025, dopo che le relazioni parlamentari erano state di fatto congelate dal 2021 in seguito alle sanzioni imposte dalla Cina ad alcuni eurodeputati, come reazione alle sanzioni dell’UE per violazioni dei diritti umani.
La raccomandazione adottata il 7 ottobre trasforma il progetto discusso il giorno precedente in una posizione ufficiale del Parlamento europeo. Non è una legislazione vincolante e non produce automaticamente misure commerciali contro la Cina. Le decisioni concrete sugli strumenti commerciali, su eventuali sanzioni o su altre misure dell’Unione devono essere adottate separatamente, nell’ambito delle competenze e delle procedure europee applicabili.
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