Le imprese europee sono più propense a ridurre i propri investimenti quando vengono loro presentati scenari con perturbazioni geopolitiche dell'approvvigionamento più frequenti rispetto a scenari con tariffe statunitensi più elevate, come mostra un esperimento della Banca europea per gli investimenti (BEI). L'esercizio, condotto nel 2025 con circa 710 imprese dell'UE, individua anche una reazione asimmetrica. Il miglioramento delle condizioni stimola le intenzioni di investimento molto meno di quanto il loro peggioramento le scoraggi.
In breve
Nello scenario con perturbazioni geopolitiche molto più frequenti, l'indicatore che confronta le intenzioni di aumentare e di ridurre gli investimenti diminuisce di 7,9 punti percentuali rispetto alla situazione senza cambiamenti. Per tariffe statunitensi molto più elevate, la diminuzione è di 2,7 punti.
Un forte miglioramento delle condizioni geopolitiche produce un miglioramento di appena 0,2 punti percentuali dello stesso indicatore. Tariffe molto più basse generano una risposta positiva di 1,6 punti, inferiore alla reazione negativa al loro aumento.
Gli esportatori e le piccole e medie imprese reagiscono più fortemente della media alle perturbazioni geopolitiche dell'approvvigionamento. I risultati non stabiliscono tuttavia che questi rischi siano il principale ostacolo agli investimenti, poiché lo scenario con finanziamenti molto più costosi produce una reazione negativa ancora maggiore.
I partecipanti hanno valutato otto situazioni ipotetiche ciascuno e le risposte sono state raccolte tra aprile e luglio 2025. Le percentuali descrivono intenzioni dichiarate nell'esperimento, non diminuzioni già registrate del valore degli investimenti.
L'esperimento ha chiesto alle imprese di fare riferimento ai progetti di investimento che stavano pianificando e di indicare come li avrebbero modificati in condizioni diverse. A ciascuna impresa sono state assegnate casualmente otto situazioni da un insieme di 28, che comprendevano fattori quali la regolamentazione, la concorrenza, il costo dei finanziamenti, le tariffe statunitensi e gli eventi geopolitici. L'analisi inclusa nel rapporto della BEI «Redesigning supply chains», realizzato in collaborazione con la Commissione europea, si concentra sulle tariffe e sulla sicurezza dell'approvvigionamento dei beni necessari all'attività delle imprese.
Per il confronto, i ricercatori hanno utilizzato come riferimento lo scenario in cui le condizioni rimangono invariate. L'indicatore è il saldo tra la quota di imprese che investirebbero di più e quella delle imprese che investirebbero di meno, includendo in quest'ultima categoria anche la rinuncia al progetto. Pertanto, il deterioramento di 7,9 punti percentuali nello scenario geopolitico avverso descrive un cambiamento nell'equilibrio delle risposte; non significa che il valore degli investimenti diminuirebbe del 7,9%.
La differenza tra i due tipi di rischio emerge anche negli scenari meno gravi. Gli eventi geopolitici che perturbano l'approvvigionamento un po' più frequentemente riducono il saldo delle intenzioni di 6 punti percentuali rispetto al riferimento, mentre le tariffe statunitensi un po' più elevate lo riducono di 1,7 punti. Nelle condizioni ipotetiche testate, le imprese reagiscono quindi più fortemente all'incertezza dell'accesso alle risorse necessarie alla loro attività che a un peggioramento delle condizioni tariffarie.
Il miglioramento della situazione non produce una risposta di pari ampiezza in senso inverso. Per perturbazioni geopolitiche un po' meno frequenti o molto meno frequenti, il saldo migliora rispettivamente di appena 0,1 e 0,2 punti percentuali. La riduzione delle tariffe statunitensi genera aumenti di 0,9 punti nello scenario moderato e di 1,6 punti in quello con tariffe molto più basse. Gli autori interpretano la differenza come un'indicazione del fatto che le imprese tendono a mantenere i propri investimenti pianificati quando le condizioni si stabilizzano o migliorano, ma li riducono più facilmente quando i rischi aumentano.
La reazione varia anche in base al profilo delle imprese. Nello scenario con perturbazioni geopolitiche molto più frequenti, il saldo peggiora di 9,2 punti percentuali tra gli esportatori e di 8,3 punti per le piccole e medie imprese, rispetto ai 7,9 punti dell'intero campione. Gli esportatori reagiscono più fortemente anche alle tariffe statunitensi molto più elevate, con un deterioramento di 3,5 punti, rispetto ai 2,7 punti registrati per tutte le imprese partecipanti.
Il confronto non colloca il rischio geopolitico al di sopra di tutte le altre difficoltà relative agli investimenti. Il rapporto precisa che uno scenario con costi di finanziamento molto più elevati provoca una risposta negativa più forte rispetto agli shock tariffari o di approvvigionamento analizzati. L'accesso ai finanziamenti rimane quindi un elemento necessario per interpretare i risultati, anche se l'analisi presentata si concentra sul commercio e sulla geopolitica.
L'esercizio online si è svolto tra aprile e luglio 2025, parallelamente all'Indagine della BEI sugli investimenti. Quest'ultima riguarda circa 12.000 imprese dell'UE e 800 degli Stati Uniti, ma i risultati dell'esperimento provengono dal gruppo di circa 710 imprese europee partecipanti. I dati sperimentali non sono ponderati e devono essere distinti dagli indicatori ponderati presentati in altre sezioni del rapporto.
Gli autori ritengono che la riduzione dell'incertezza, considerata isolatamente, potrebbe non essere sufficiente a stimolare gli investimenti. L'esperimento mostra tuttavia risposte dichiarate a situazioni alternative, senza seguire gli investimenti effettivamente realizzati dopo il verificarsi di uno shock e dopo la sua scomparsa. La differenza tra le reazioni negative e quelle positive non può essere trasformata in una stima di perdite permanenti di investimenti.
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