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Ieri 14:47

Un’analisi dell’EPRS individua lacune nel rilevamento dei droni e nella risposta agli attacchi ibridi

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27 ottobre 2026, 14:47
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Le lacune nella rilevazione dei droni, la difficoltà di identificare gli autori degli attacchi e la frammentazione della risposta tra le autorità limitano la capacità dell’Europa di contrastare le campagne ibride, secondo un’analisi del Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS), aggiornata al 26 ottobre. Il documento mostra come azioni dal costo relativamente ridotto possano perturbare infrastrutture e servizi, ponendo gli Stati di fronte a decisioni difficili riguardo al momento e all’entità dell’intervento.

In breve

L’analisi dell’EPRS individua vulnerabilità nella rilevazione dei droni, nell’attribuzione della responsabilità e nel coordinamento della risposta. Neutralizzare una minaccia non risolve automaticamente il problema della dissuasione della campagna di cui essa può far parte.

Un incidente isolato non dimostra l’esistenza di una campagna ibrida. Contano il coordinamento delle azioni, l’obiettivo strategico e i loro effetti combinati; le minacce ibride non implicano necessariamente l’uso della forza militare.

Il rapporto ENISA del 2026, citato dall’EPRS, analizza incidenti del 2025. La pubblica amministrazione rappresenta il 31,8% degli eventi registrati nel set analizzato, senza che tale quota misuri la gravità degli effetti o tutti gli attacchi verificatisi nell’UE.

La tabella di marcia europea prevede una capacità iniziale dell’Iniziativa europea di difesa contro i droni entro la fine del 2026 e la piena operatività entro la fine del 2027. Si tratta di obiettivi da raggiungere, non di una conferma che il sistema sia già interamente operativo.

La risposta operativa spetta principalmente agli Stati membri, mentre l’UE sostiene il coordinamento e può utilizzare strumenti diplomatici e sanzioni. L’analisi dell’EPRS non adotta nuove misure e la risoluzione del Parlamento di settembre esprime una posizione politica.

Per la difesa europea, il problema inizia prima dell’intercettazione. I sistemi concepiti per le minacce aeree convenzionali devono identificare anche droni piccoli, lenti o che volano a bassa quota. Una volta rilevato l’oggetto, le autorità devono stabilire chi può intervenire e con quali mezzi. L’uso ripetuto di intercettori costosi contro apparecchi economici può mettere sotto pressione le risorse, mentre la chiusura di un aeroporto o l’interruzione dell’attività di un nodo logistico produce costi anche senza la distruzione dell’infrastruttura.

Identificare chi ha lanciato il drone rappresenta una difficoltà distinta. L’EPRS sintetizza valutazioni di esperti secondo cui una rilevazione disomogenea, competenze giuridiche frammentate e un’attribuzione troppo lenta possono ostacolare una risposta efficace. Talvolta le azioni sono concepite per sembrare incidenti privi di collegamento tra loro, così che le autorità reagiscano a ogni episodio senza cogliere la campagna più ampia.

L’analisi, intitolata „Hybrid warfare — A test for Europe’s defences”, è firmata da Linda Tóthová, con il contributo di Laura Zghibarta. Esamina l’uso della migrazione come strumento di pressione, gli incidenti con droni e gli attacchi informatici. È un documento informativo per l’attività dei parlamentari europei, le cui valutazioni appartengono agli autori; non rappresenta automaticamente la posizione ufficiale del Parlamento.

Il legame tra questi ambiti riguarda lo scopo perseguito e il coordinamento. La pressione esercitata sulle frontiere può essere combinata con la manipolazione delle informazioni per amplificare le tensioni politiche. In un altro scenario spiegato dall’EPRS, un attacco informatico perturba l’infrastruttura, un’operazione informativa accentua l’incertezza e un’azione successiva sfrutta la pressione creata. L’effetto cumulativo può superare l’impatto di ciascun incidente considerato separatamente.

Ciò non significa che ogni furto di dati, drone ostile o sabotaggio faccia parte di una campagna ibrida. La valutazione deve tenere conto degli attori, degli obiettivi e dei legami tra le azioni. L’EPRS distingue inoltre tra le minacce ibride, che non implicano necessariamente l’uso della forza militare, e la guerra ibrida, descritta come una fase più escalata del confronto. Il semplice uso della stessa tecnologia non stabilisce né la natura dell’operazione né la responsabilità per essa.

Nel settore dei droni, la risposta europea mira a combinare sensori, sistemi di guerra elettronica e mezzi di intercettazione. L’Iniziativa europea di difesa contro i droni, EDDI, punta a capacità interoperabili e a una difesa a più livelli, in cooperazione con la NATO. L’analisi evidenzia l’importanza del confine orientale, nell’ambito di uno sforzo più ampio per proteggere lo spazio e le infrastrutture europee.

La tabella di marcia della Commissione per la preparazione della difesa stabilisce due tappe distinte. Una capacità iniziale dell’EDDI è prevista entro la fine del 2026, mentre la piena operatività è prevista entro la fine del 2027. Si tratta di obiettivi di attuazione; il calendario annunciato non dimostra che le apparecchiature siano già state installate o che tutte le componenti funzionino insieme.

Nello spazio cibernetico, le conseguenze possono andare dall’indisponibilità di un sito pubblico alla perturbazione di servizi essenziali. Il rapporto ENISA Threat Landscape 2026, pubblicato a settembre e citato dall’EPRS, riguarda l’anno solare 2025. La pubblica amministrazione rappresenta il 31,8% degli eventi registrati nel set analizzato. La quota non descrive tutti gli attacchi nell’UE e non può essere utilizzata da sola per confrontare la gravità degli effetti tra i settori.

Nella pubblica amministrazione prevalgono gli attacchi volti a sovraccaricare e rendere indisponibili i servizi online, noti come DDoS. ENISA osserva che l’impatto segnalato è stato spesso limitato a perturbazioni temporanee o soltanto rivendicate dei siti pubblici. Separatamente, l’uso di tecniche e infrastrutture simili da parte di criminali, gruppi motivati ideologicamente e attori associati a Stati complica l’identificazione della responsabilità. L’intelligenza artificiale può ampliare la velocità e la portata delle operazioni ostili, senza che il suo impiego dimostri, di per sé, chi si trovi dietro un attacco.

Gli Stati membri mantengono la responsabilità principale della risposta operativa. A livello europeo, gli strumenti esistenti consentono il coordinamento, misure diplomatiche, sanzioni e sostegno alla protezione delle infrastrutture. Con le conclusioni del 16 marzo 2026, il Consiglio dell’UE ha riaffermato l’uso degli strumenti disponibili per prevenire, dissuadere e contrastare le campagne ibride, nel rispetto delle competenze degli Stati.

Il Parlamento europeo ha chiesto, con la risoluzione adottata il 16 settembre, una cooperazione più stretta con la NATO, il miglioramento dello scambio di informazioni e l’accelerazione delle misure di difesa contro i droni. La risoluzione esprime una posizione politica e non crea di per sé una nuova legislazione vincolante. Per gli esperti sintetizzati dall’EPRS, la difficoltà resta trasformare le informazioni sugli incidenti ripetuti in una risposta coordinata e proporzionata, sufficientemente rapida da ridurre il vantaggio di coloro che li organizzano.

https://2eu.brussels/ro/news/dronele-sabotajul-si-atacurile-cibernetice-testeaza-apararea-europei-arata-o-analiza-a-parlamentului-european

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