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La capa della diplomazia dell’UE discute una risposta che combina la protezione contro i droni, il coordinamento rapido degli Stati, sanzioni e restrizioni per diplomatici ed ex combattenti russi. A Varsavia, Kaja Kallas ha mantenuto queste opzioni all’ordine del giorno europeo, senza annunciare l’adozione del protocollo o il finanziamento di nuovi sistemi.
Kaja Kallas ha incluso un protocollo europeo di sicurezza d’emergenza e nuove capacità antidroni tra le opzioni discusse dall’UE per rispondere alle minacce ibride che attribuisce alla Russia. Nella dichiarazione di Varsavia, pubblicata dopo la riunione del 6 novembre dei ministri degli Esteri degli Stati del Mar Baltico, l’alto rappresentante dell’UE ha sostenuto l’aumento dei costi delle azioni di Mosca, anche attraverso sanzioni e restrizioni di viaggio. Il protocollo resta in preparazione, senza che alla riunione sia stata annunciata una decisione sulla sua adozione.
In breve
Kaja Kallas elenca nuove capacità antidroni, un protocollo d’emergenza, ulteriori sanzioni, controlli più severi sugli spostamenti dei diplomatici russi e un divieto di visto per gli ex combattenti russi tra le opzioni di risposta alle minacce ibride.
Il protocollo mira alla consultazione e all’azione rapida degli Stati membri. Le discussioni sono iniziate a settembre e Kallas ha chiesto complementarità con la NATO; a ottobre ha collegato la proposta alla futura strategia europea di sicurezza.
La dichiarazione di Varsavia non stabilisce le regole di attivazione del protocollo, i bilanci, gli appalti o un calendario per l’installazione delle capacità antidroni. Il piano civile della Commissione sulla sicurezza dei droni è un quadro separato, esistente da febbraio.
Kallas collega la cessazione dei sabotaggi russi in Europa a una pace duratura in Ucraina e chiede il coinvolgimento dell’UE nelle decisioni sulla sicurezza del continente. La pressione su Mosca dovrebbe continuare anche attraverso il 22º pacchetto di sanzioni, senza che l’intervento ne annunci l’adozione.
Secondo la valutazione di Kaja Kallas, la disponibilità della Russia ad assumersi rischi maggiori richiede una risposta europea che imponga costi più elevati. Le opzioni presentate combinano la protezione delle infrastrutture e dello spazio europeo con strumenti diplomatici ed economici. Le restrizioni sugli spostamenti dei diplomatici e l’eventuale divieto di visto per gli ex combattenti russi fanno parte della stessa discussione, ma la dichiarazione non stabilisce le condizioni concrete della loro applicazione.
La riunione informale dei ministri degli Esteri del Consiglio degli Stati del Mar Baltico è stata organizzata dalla Polonia in cooperazione con l’Islanda, che detiene la presidenza di questo quadro regionale. Hanno partecipato anche Kallas e il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha. Le discussioni hanno collegato la risposta alle minacce russe al sostegno all’Ucraina prima dell’inverno e al ruolo dell’Europa negli sforzi di pace. Kallas ha presentato la posizione dell’UE in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri polacco e vice primo ministro Radosław Sikorski e con Sybiha.
Il protocollo d’emergenza non è un’iniziativa lanciata a Varsavia. Dopo la prima discussione dei ministri della Difesa, a settembre, Kallas precisò di non poter dire se esistesse una maggioranza favorevole, poiché non tutti gli Stati avevano espresso la propria posizione. Insisteva sulla complementarità con la NATO e sul coordinamento degli strumenti europei per situazioni al di sotto della soglia dell’aggressione armata. Nelle spiegazioni di ottobre, descrisse un meccanismo di consultazione e azione rapida, che dovrebbe essere proposto nell’ambito della strategia europea di sicurezza e accompagnato da strumenti di risposta pronti all’uso.
La menzione del protocollo a Varsavia conferma la prosecuzione della discussione politica, ma non ne stabilisce le regole di attivazione né le misure che gli Stati dovrebbero applicare. Nemmeno le nuove capacità antidroni sono accompagnate, nella dichiarazione, da bilanci, contratti di appalto, da un numero di sistemi o da un calendario di installazione. La distinzione è tra le opzioni di risposta e le decisioni necessarie per trasformarle in strumenti operativi.
Per la sicurezza dei droni esiste già un piano d’azione della Commissione, presentato a febbraio. Esso si concentra principalmente sulla sicurezza interna civile e integra gli sforzi nel settore della difesa, attraverso misure di prevenzione, rilevamento e risposta. La protezione delle infrastrutture critiche, delle frontiere e degli spazi pubblici resta innanzitutto responsabilità degli Stati membri. Il piano offre il quadro per la cooperazione, senza dimostrare la disponibilità delle nuove capacità invocate da Kallas.
Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha chiesto separatamente una protezione collettiva contro le minacce ibride, prima della partenza per Varsavia. Ha collegato la sicurezza della regione baltica all’attività della flotta ombra russa e alla protezione delle infrastrutture, sostenendo che l’Europa debba partecipare alle decisioni sulla propria sicurezza e sul futuro dell’Ucraina.
Nella posizione presentata da Kallas, la cessazione dei sabotaggi russi in Europa fa parte delle condizioni per una pace duratura in Ucraina. La capa della diplomazia dell’UE afferma che l’attuazione di un accordo che implichi garanzie di sicurezza, sanzioni, ricostruzione o l’adesione dell’Ucraina richiederebbe la partecipazione dell’Unione. Respinge il riconoscimento giuridico delle rivendicazioni russe sul territorio ucraino, la limitazione delle dimensioni delle forze armate ucraine e un veto russo sulle alleanze scelte da Kyiv.
Kallas sostiene che un accordo debba impedire alla Russia di usare una pausa per riarmarsi e attaccare di nuovo. Parallelamente agli sforzi diplomatici, annuncia la prosecuzione del sostegno all’Ucraina e della pressione su Mosca, anche attraverso il 22º pacchetto di sanzioni. L’intervento presenta le direzioni discusse, senza annunciare un nuovo pacchetto adottato o l’entrata in funzione del protocollo d’emergenza.
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