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Von der Leyen propone un protocollo che consenta a uno Stato minacciato di riunire tutti i Paesi dell’UE per una risposta comune

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16 settembre 2026, 16:52
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Il meccanismo trarrebbe ispirazione dalle consultazioni previste dall’articolo 4 della NATO e riguarderebbe anche gli incidenti al di sotto della soglia di un’aggressione armata. La Presidente della Commissione sostiene inoltre la creazione di un Consiglio europeo di sicurezza, con il coinvolgimento di partner quali Canada, Norvegia, Ucraina e Regno Unito.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, propone un protocollo di sicurezza attraverso il quale un solo Stato membro minacciato possa convocare tutti i Paesi dell’UE per coordinare una risposta comune. L’iniziativa presentata nel discorso sullo stato dell’Unione, a Strasburgo, riguarderebbe anche gli incidenti che minacciano la sicurezza nazionale senza raggiungere la soglia di un’aggressione armata.

In breve

1.Un solo Stato membro potrebbe attivare il protocollo e tutti i Paesi dell’UE si riunirebbero per coordinare la risposta. Gli obiettivi annunciati sono scoraggiare l’escalation e limitare gli effetti dell’incidente, anche nelle situazioni al di sotto della soglia di un’aggressione armata.

2.Il modello citato è l’articolo 4 della NATO, che consente consultazioni tra gli alleati di fronte a una minaccia. Il protocollo europeo non viene presentato come una nuova garanzia di difesa collettiva né come un obbligo automatico di intervento militare.

3.Von der Leyen sostiene inoltre la creazione di un Consiglio europeo di sicurezza, un formato di leader con il coinvolgimento di partner quali Canada, Norvegia, Ucraina e Regno Unito. La composizione definitiva e le sue competenze non sono precisate nel discorso.

4.L’annuncio lascia aperte la base giuridica del protocollo, le regole per l’adozione delle misure comuni e il calendario di applicazione. Non spiega neppure il rapporto tra le nuove proposte e i meccanismi di crisi esistenti dell’UE.

Il protocollo di sicurezza per le situazioni di emergenza mirerebbe a coordinare la reazione europea, scoraggiare un’escalation e limitare gli effetti dell’incidente. Von der Leyen chiede un approccio comune per contrastare le minacce ibride e richiama l’intensificarsi degli attacchi informatici, dei sabotaggi, degli incendi dolosi e delle incursioni di droni.

«Ma la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale non hanno tenuto il passo con la nuova realtà», afferma von der Leyen nel testo pubblicato del discorso. Annuncia inoltre una nuova strategia europea di sicurezza, che proporrà insieme all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas.

Il riferimento esplicito è l’articolo 4 del Trattato del Nord Atlantico. Esso consente consultazioni quando un alleato ritiene minacciate l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di uno dei membri. Ad esempio, la Polonia ha richiesto consultazioni di questo tipo il 10 settembre 2025, dopo la violazione del suo spazio aereo da parte di diversi droni russi. Alla NATO, le discussioni si svolgono nel Consiglio Nord Atlantico e possono portare a una decisione o a un’azione comune.

L’articolo 5 riguarda un attacco armato contro uno o più alleati in Europa o in Nord America, considerato un attacco contro tutti. Ciascuno deve prestare assistenza attraverso le azioni che ritiene necessarie, compreso l’uso della forza armata. L’analogia utilizzata da von der Leyen si riferisce alla consultazione prevista dall’articolo 4. L’annuncio del protocollo europeo non stabilisce una nuova garanzia di difesa collettiva né una risposta militare automatica.

Von der Leyen ha annunciato, parallelamente, che presenterà idee per la creazione di un Consiglio europeo di sicurezza. Esso riunirebbe leader per discutere della sicurezza del continente, con il coinvolgimento di partner quali Canada, Norvegia, Ucraina e Regno Unito. Il discorso non precisa la composizione definitiva né le competenze del formato.

L’Unione dispone già del meccanismo integrato per una risposta politica alle crisi, l’IPCR. Attraverso di esso, la presidenza del Consiglio dell’UE riunisce le istituzioni europee, gli Stati interessati e altri attori pertinenti per coordinare la risposta. Il meccanismo può essere attivato dalla presidenza o su richiesta di uno Stato membro ai sensi della clausola di solidarietà. Esso offre scambio di informazioni, analisi e riunioni di crisi per la preparazione delle decisioni politiche.

Per l’aggressione armata esiste l’articolo 42, paragrafo (7), del Trattato sull’Unione europea. Esso obbliga gli altri Stati membri a fornire aiuto e assistenza, con tutti i mezzi di cui dispongono, a uno Stato attaccato sul proprio territorio. Il Trattato preserva il carattere specifico delle politiche di sicurezza e difesa di alcuni Stati membri e il ruolo della NATO come fondamento della difesa collettiva per i suoi membri. L’aiuto può essere civile o militare, a seconda della situazione.

Il discorso non precisa la base giuridica del protocollo, chi presiederebbe le riunioni, come verrebbero adottate le misure comuni né un calendario di applicazione. Resta inoltre non spiegato il rapporto tra questo meccanismo, il Consiglio europeo di sicurezza proposto e gli strumenti di crisi esistenti.

https://2eu.brussels/ro/news/moldova-si-celelalte-tari-candidate-vizate-pentru-asocierea-la-cooperarea-europeana-impotriva-ingerintelor

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