Gli Stati membri dell’Unione europea discutono, in formato ristretto, come reagirebbero a un attacco ibrido su vasta scala, con numerose vittime. Gli ambasciatori dei 27 Paesi analizzano la mobilitazione delle squadre di intervento, l’impiego dei fondi europei e il coordinamento della comunicazione pubblica durante una crisi.
Il dibattito si è intensificato dopo la scoperta, ad agosto, di un drone carico di esplosivi all’aeroporto di Lipsia. Nelle ultime settimane, i diplomatici hanno discusso anche scenari in cui attacchi informatici, sabotaggi o operazioni clandestine provocherebbero vittime su vasta scala.
Bruxelles sta preparando un protocollo di sicurezza d’emergenza e una strategia europea di sicurezza, che potrebbero essere presentati all’inizio di novembre. Alcune capitali avvertono tuttavia che i nuovi meccanismi potrebbero duplicare le strutture della NATO e quelle già esistenti nell’UE, come la Risposta politica integrata (IPCR), utilizzata durante la pandemia e altre crisi.
In caso di un attacco grave, lo Stato colpito deciderebbe la forma della risposta, mentre l’UE potrebbe coordinare il sostegno civile e finanziario. La NATO dovrebbe gestire lo scambio di informazioni e la deterrenza militare. I diplomatici temono però che la mancanza di canali europei sufficientemente sicuri e il rischio di divulgazione di informazioni sensibili possano rallentare le decisioni in un momento critico.
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