La Procura europea ha fermato 62 sospetti e coordinato oltre 300 perquisizioni nell'ambito di un'indagine transfrontaliera su una frode a carosello che avrebbe causato perdite di almeno 410 milioni di euro in entrate IVA a diversi Stati membri. L'indagine «Hermes» riguarda due gruppi criminali sospettati di aver collaborato per commercializzare telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici attraverso reti di società create per sfruttare le norme IVA applicabili alle transazioni tra Stati dell'UE.
In breve Oltre 300 perquisizioni si sono svolte in Austria, Francia, Germania, Italia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Sono state fermate 62 persone: 39 in Portogallo, 20 in Spagna e tre in Italia. La Procura europea stima le perdite IVA in almeno 410 milioni di euro e afferma che sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro preventivo fino a 310 milioni di euro. L'indagine riguarda due gruppi distinti che, secondo i procuratori, utilizzavano reciprocamente le proprie società, la propria logistica e i propri circuiti finanziari. L'ufficio della Procura europea di Bucarest partecipa all'indagine, ma il comunicato ufficiale non menziona perquisizioni o fermi in Romania.
L'azione coordinata del 7 ottobre ha riguardato le abitazioni di alcuni sospetti, le sedi delle società che gli investigatori ritengono facciano parte della rete, nonché gli uffici di consulenti fiscali, avvocati e aziende di trasporto. Le operazioni sono state effettuate simultaneamente in otto Stati, mentre i 62 fermi si sono concentrati in Portogallo, Spagna e Italia.
Le autorità hanno inoltre eseguito provvedimenti di sequestro preventivo per un valore fino a 310 milioni di euro. Sono stati congelati conti bancari e partecipazioni societarie e sono stati sottoposti a sequestro preventivo immobili e veicoli, comprese auto di lusso. La Procura europea menziona separatamente contanti e monete d'oro per un valore fino a 9 milioni di euro.
La somma di 310 milioni di euro non rappresenta denaro definitivamente recuperato per i bilanci pubblici. È il valore fino al quale sono state autorizzate o eseguite misure di sequestro preventivo per proteggere i beni durante l'indagine e gli eventuali procedimenti giudiziari. Il danno oggetto dell'indagine, stimato separatamente dalla Procura europea, ammonta ad almeno 410 milioni di euro.
Il meccanismo oggetto dell'indagine sfrutta una vulnerabilità nota del sistema IVA europeo. Nelle transazioni tra imprese registrate ai fini IVA in Stati membri diversi, le merci possono circolare senza l'applicazione immediata dell'IVA da parte del fornitore. In uno schema «missing trader», le merci vengono acquistate oltre frontiera senza IVA, quindi rivendute con IVA all'interno di uno Stato, mentre la società che ha riscosso l'imposta scompare senza versarla alle autorità.
La catena può proseguire attraverso diverse società intermediarie. In un altro punto del circuito, una società può chiedere il rimborso dell'IVA che sostiene di aver pagato, così il bilancio pubblico perde sia l'imposta non versata dal commerciante scomparso sia, in determinate configurazioni, le somme rimborsate nell'ambito della catena fraudolenta.
Nel caso «Hermes», i procuratori sostengono che gli intermediari siano stati costituiti in Spagna, Italia, Portogallo, Austria, Francia e Malta. Le merci venivano fatte passare attraverso catene di società e commercianti scomparsi, mentre altre società chiedevano rimborsi IVA alle amministrazioni fiscali nazionali.
L'indagine non riguarda una singola organizzazione. La Procura europea descrive due distinti sindacati criminali che avrebbero costruito i propri schemi di frode a carosello, ma che cooperavano per massimizzare i profitti. Avrebbero utilizzato alcune delle società e delle merci dell'altro gruppo, condiviso capacità logistiche e trasferito denaro attraverso società partner in operazioni sospettate di riciclaggio.
Secondo i procuratori, i sospetti utilizzavano anche comunicazioni criptate per coordinarsi. Questo elemento, insieme alla dispersione delle società in diverse giurisdizioni, dimostra perché l'indagine richieda la cooperazione simultanea di più uffici della Procura europea e delle autorità nazionali.
Gli investigatori hanno individuato anche collegamenti con altre importanti indagini europee sulle frodi IVA. La Procura europea afferma che i due gruppi utilizzavano modalità operative simili e, in parte, le stesse persone delle reti indagate nelle operazioni «Admiral» e «Moby Dick».
«Admiral», resa pubblica nel 2022, riguardava frodi IVA stimate allora in circa 2,2 miliardi di euro e ha coinvolto centinaia di perquisizioni e attività in numerosi Stati. «Moby Dick» ha riguardato un'altra rete di frode con prodotti elettronici, con perdite stimate in 520 milioni di euro e legami con organizzazioni mafiose. Nel settembre 2026, sei persone sono state condannate in una parte del caso «Moby Dick» e il tribunale ha disposto confische per oltre 300 milioni di euro.
La Procura europea afferma che uno dei sospetti di «Hermes» avrebbe precedentemente guidato una rete responsabile di uno schema di frode IVA che ha interessato la Svezia tra il 2019 e il 2023. Dopo l'intervento delle autorità svedesi e il fallimento delle società coinvolte, si sarebbe trasferito in Portogallo e avrebbe creato una nuova struttura utilizzando società controllate tramite parenti e persone di fiducia.
Si sospetta inoltre che questa branca della rete offrisse servizi di riciclaggio di denaro ad altri gruppi criminali. Per la Procura europea, il caso illustra la capacità delle organizzazioni specializzate nelle frodi fiscali di riorganizzarsi geograficamente dopo un intervento delle autorità e di ricreare le catene societarie in altre giurisdizioni.
L'indagine coinvolge gli uffici della Procura europea di Madrid, Porto, Milano, Palermo, Parigi, Graz, La Valletta, Bucarest, Rotterdam, Francoforte e Vilnius. Europol e le autorità preposte all'applicazione della legge degli Stati coinvolti hanno sostenuto l'operazione.
La partecipazione dell'ufficio della Procura europea di Bucarest non deve essere confusa con lo svolgimento delle azioni operative del 7 ottobre sul territorio rumeno. L'elenco ufficiale degli otto Stati in cui si sono svolte le oltre 300 perquisizioni non include la Romania e la Procura europea non menziona persone fermate in Romania. Il comunicato non fornisce neppure informazioni che consentano di stabilire una perdita IVA sostenuta specificamente dal bilancio rumeno.
Le 62 persone sono sospetti in un'indagine penale, non persone condannate. La Procura europea sottolinea che tutte beneficiano della presunzione di innocenza fino a quando la colpevolezza non sarà stabilita dai tribunali competenti.
La portata di «Hermes» dimostra anche l'importanza della frode a carosello nelle perdite IVA in Europa. La Commissione europea ritiene che questa forma di frode, nota anche come frode «Missing Trader Intra-Community», rappresenti prudentemente circa un quarto delle entrate IVA non riscosse associate al divario di gettito fiscale nell'UE.
L'indagine prosegue e l'annuncio del 7 ottobre descrive una fase operativa dell'inchiesta. Il valore finale del danno, i beni che potranno essere confiscati definitivamente, il numero delle persone rinviate a giudizio e la responsabilità penale individuale dipenderanno dalle prove raccolte e dalle successive fasi giudiziarie.
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