Otto sospettati sono stati posti in custodia cautelare e tre agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura europea su una presunta frode IVA nel commercio di prodotti industriali in plastica. La rete oggetto dell’indagine utilizzava società situate in sei Stati membri dell’UE, tra cui la Romania, e gli investigatori stimano l’IVA non pagata in circa 100 milioni di EUR.
Undici sospettati sono stati arrestati in Italia nell’ambito di un’indagine su una presunta frode IVA di circa 100 milioni di EUR nel commercio di prodotti industriali in plastica, ha annunciato la Procura europea mercoledì 7 ottobre. Otto persone sono state poste in custodia cautelare, tre agli arresti domiciliari e le autorità hanno inoltre eseguito un ordine di sequestro su beni fino a 25 milioni di EUR.
In breveOtto sospettati sono stati posti in custodia cautelare e tre agli arresti domiciliari.
L’indagine riguarda fatture relative a operazioni fittizie per un valore di circa 500 milioni di EUR e una presunta frode IVA di circa 100 milioni di EUR tra il 2018 e il 2023.
La rete oggetto dell’indagine comprende società situate in Italia, Austria, Bulgaria, Cechia, Ungheria e Romania.
Oltre 50 persone sono sotto indagine e un ordine di sequestro riguarda beni fino a 25 milioni di EUR.
Dieci persone erano già state condannate nella stessa indagine, mentre altre due sono state condannate nel settembre 2026. Tali condanne sono distinte dalle misure disposte ora nei confronti degli 11 sospettati.
Le misure sono state eseguite martedì da 120 membri della Guardia di Finanza di Torino e Ancona, con il sostegno di unità provenienti da diverse regioni d’Italia. Sono state effettuate perquisizioni presso le abitazioni e le sedi dei sospettati, anche con unità cinofile specializzate nell’individuazione del contante.
Secondo la Procura europea, l’indagine riguarda una rete di società di comodo che agivano da intermediari nella vendita di prodotti industriali in plastica. Le società erano situate in Italia, Austria, Bulgaria, Cechia, Ungheria e Romania e, in molti casi, non svolgevano un’attività economica reale. Gli investigatori sostengono che le società non dichiarassero né versassero sistematicamente l’IVA e che l’inserimento di più entità nella catena commerciale rendesse più difficile tracciare i flussi reali di beni e denaro.
La presenza di società rumene nella rete oggetto dell’indagine non significa che le persone arrestate siano rumene o che le misure di martedì siano state eseguite in Romania. Il comunicato dell’EPPO precisa che l’operazione attuale è stata condotta dalle autorità italiane.
Gli investigatori stimano che, tra il 2018 e il 2023, siano state emesse e utilizzate fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo di circa 500 milioni di EUR. L’IVA che non sarebbe stata versata a seguito del meccanismo è stimata in circa 100 milioni di EUR.
Lo schema avrebbe inoltre consentito la vendita dei prodotti a prezzi significativamente inferiori a quelli di mercato. L’EPPO afferma che questo meccanismo ha danneggiato la concorrenza e le società che rispettavano i propri obblighi fiscali, mentre i destinatari effettivi dei prodotti erano società industriali italiane in Piemonte, Lombardia e Toscana.
L’ordine eseguito ora consente il sequestro di beni fino a 25 milioni di EUR. Tale importo rappresenta il limite della misura disposta e non significa che le autorità abbiano già recuperato beni per un valore di 25 milioni di EUR.
Il procedimento si trova in una fase più avanzata per altre persone indagate nella stessa inchiesta. Dieci imputati erano già stati condannati dal Tribunale di Nola per frode IVA, emissione o utilizzo di fatture false e altri reati fiscali. Le pene pronunciate a luglio erano comprese tra tre anni e quattro mesi e quattro anni e sei mesi di reclusione e potevano essere impugnate. Altre due persone sono state condannate il 21 settembre 2026.
Queste condanne non devono essere confuse con la situazione giuridica delle 11 persone interessate dalle misure annunciate il 7 ottobre. Nel loro caso, l’indagine è in corso e tutte le persone sono presunte innocenti fino alla pronuncia di una sentenza definitiva da parte dei tribunali competenti.
Complessivamente, oltre 50 persone sono sotto indagine per presunti reati che includono la partecipazione a un’organizzazione criminale, frode IVA, emissione e utilizzo di fatture false, omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, evasione fiscale e compensazioni fiscali illegali. L’EPPO afferma che l’indagine continua per individuare ulteriori legami nella rete e i beni che potrebbero corrispondere ai proventi dei presunti reati.
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