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Un sondaggio Reuters/Ipsos indica una carenza di entusiasmo nel campo di Trump, mentre le previsioni avvicinano la Camera dei Rappresentanti ai democratici e il Senato resta sul filo del rasoio
A quattro settimane dalle elezioni di metà mandato, previste per il 3 novembre, la classifica dell'entusiasmo è cambiata rispetto al 2024. Un sondaggio Reuters/Ipsos, condotto nell'arco di sei giorni e completato lunedì, mostra che gli elettori che hanno votato per Kamala Harris sono molto più entusiasti di votare rispetto a quelli che hanno sostenuto Donald Trump. Per i repubblicani, è un possibile campanello d'allarme.
Un deficit di mobilitazioneAlle elezioni di metà mandato, l'affluenza decide spesso il risultato. Il partito all'opposizione di solito ha un vantaggio in termini di intensità, perché l'elettorato insoddisfatto si mobilita più facilmente. Il sondaggio Reuters/Ipsos conferma lo schema. Il dettaglio più sgradevole per la Casa Bianca riguarda gli uomini: sono più entusiasti e più determinati a votare rispetto alle donne e mostrano segnali di orientamento verso i democratici. Il segmento maschile è stato un pilastro della vittoria di Trump nel 2024. Un'erosione del sostegno in questo gruppo colpirebbe direttamente le fondamenta della coalizione repubblicana.
I candidati repubblicani sembrano percepire il rischio. Un'analisi Reuters mostra che due terzi dei repubblicani in competizioni contese per la Camera e il Senato hanno preso le distanze dal presidente su alcune politiche o hanno minimizzato i loro legami con lui. Il distanziamento arriva sullo sfondo del timore che l'impopolarità di Trump possa compromettere il controllo del partito sul Congresso. Tuttavia, ciò solleva un dilemma. Un candidato che prende le distanze dal presidente rischia di demobilitare la base, già poco entusiasta, senza la garanzia di riconquistare gli indipendenti.
Il contesto: costi e guerraL'insoddisfazione ha cause concrete. CBS News attribuisce la vulnerabilità dei repubblicani principalmente alla guerra impopolare con l'Iran e alla pressione del costo della vita. La stessa dinamica emerge nei sondaggi CNN/SSRS in Ohio e Iowa, citati nel feed di NewsVibe. Trump ha vinto entrambi gli Stati con oltre dieci punti di vantaggio nel 2024. Ora, la maggioranza degli elettori probabili disapprova il modo in cui il presidente sta governando e afferma che le sue politiche hanno reso la vita più costosa. I dazi doganali sono considerati, in gran parte, un peso per i loro Stati. Circa quattro intervistati su dieci affermano di stare finanziariamente peggio rispetto a due anni fa.
Camera dei Rappresentanti: vantaggio democraticoI repubblicani controllano la Camera sul filo del rasoio. I democratici hanno bisogno di un guadagno netto di appena tre seggi per raggiungere la maggioranza di 218, secondo Delaware Online/USA Today Network. Le previsioni convergono verso un risultato favorevole ai democratici:
Cook Political Report stima un guadagno netto da 5 a 15 seggi per i democratici. Ciò significherebbe tra 220 e 230 seggi a gennaio.
Decision Desk HQ assegna ai democratici il 75% di possibilità di conquistare la Camera e una media di 234 seggi nelle simulazioni.
Nathan Gonzales (Inside Elections) prevede un guadagno da 7 a 15 seggi, secondo il Los Angeles Times. Charlie Cook ritiene che lo scenario migliore per i repubblicani sarebbe perdere al massimo 25 seggi, ossia intorno alla media storica delle elezioni di metà mandato.
Non tutti gli analisti sono altrettanto categorici. Lo stesso articolo del LA Times ricorda che il presidente del Comitato nazionale repubblicano, Joe Gruters, prevede che il partito manterrà entrambe le Camere. Un'analisi citata nello stesso articolo assegna ai repubblicani un lieve vantaggio in un modello basato su ciascun distretto, sebbene avverta che lo stato dell'opinione pubblica potrebbe favorire i democratici. Anche la ridefinizione dei distretti in diversi Stati ha complicato i calcoli e il suo effetto netto resta incerto.
Nel campo repubblicano, il risultato è già visto con rassegnazione. Diversi eletti repubblicani alla Camera hanno dichiarato, in forma anonima, a Fox News di aspettarsi di perdere la maggioranza, secondo un articolo citato nel feed di NewsVibe. Uno di loro ha detto che lo speaker Mike Johnson sarebbe «il primo ad andarsene». Il nome di Jim Jordan, presidente della Commissione giudiziaria, ricorre spesso come possibile leader della minoranza. Lo stesso articolo osserva che i democratici stanno preparando indagini e minacce di procedura di impeachment contro Trump.
Senato: una corsa apertaI repubblicani controllano il Senato con 53–47, mentre i democratici hanno bisogno di un guadagno netto di quattro seggi. All'inizio del ciclo, l'obiettivo sembrava lontano. Ora è a portata di mano, come scrive NPR: sei competizioni si sono spostate verso i democratici da giugno a oggi.
Le previsioni sono tuttavia molto più divise rispetto alla Camera. Decision Desk HQ assegna ai democratici il 54% di possibilità e il 52% di possibilità di controllare entrambe le Camere. Stima il 61% di possibilità di vittoria in Alaska, il 55% in Texas, il 53% in Ohio, il 50% nel Maine e il 47% in Iowa. Cook parla di una «vera corsa alla pari», mentre Inside Elections ha spostato l'Alaska nella categoria «incerta». Altri modelli, come PollsMax, vedono ancora i repubblicani favoriti, con il 65% di possibilità.
Le competizioni chiave mostrano quanto si sia ampliata la mappa. In Texas, uno scontro tra il repubblicano Ken Paxton e il democratico James Talarico mostrerà, secondo USA Today, quanti elettori ispanici abbandonino la breve alleanza con i repubblicani. In Michigan, il democratico Abdul El-Sayed sfida il repubblicano Mike Rogers in un test per le voci di sinistra del partito. In Georgia, Jon Ossoff difende il suo seggio in uno Stato che resta un barometro per il voto nel Sud, secondo un dibattito citato da The Guardian. Fox osserva inoltre che il team di Talarico ha dovuto spiegare perché fosse assente dal percorso elettorale, dopo che Paxton lo aveva pubblicamente sollecitato.
Cosa potrebbe portare il risultatoLo scenario più probabile, con una possibilità di circa una su quattro secondo DDHQ, è il controllo diviso. Una Camera democratica e un Senato repubblicano bloccherebbero l'agenda legislativa di Trump, ma non impedirebbero le nomine e le decisioni esecutive. Le indagini parlamentari diventerebbero il principale strumento dei democratici.
Uno «tsunami» democratico, con entrambe le Camere, cambierebbe molto di più. Significherebbe il controllo delle commissioni, delle citazioni in giudizio e del bilancio, mentre il secondo mandato di Trump sarebbe fortemente limitato. Un risultato modesto per i democratici darebbe ai repubblicani l'argomento che prendere le distanze da Trump ha funzionato e rassicurerebbe il partito.
Restano delle incertezze. La Federal Communications Commission sta esaminando una richiesta che consentirebbe chiamate politiche automatizzate, anche con voci generate dall'intelligenza artificiale, sollevando timori legati alla disinformazione. Secondo Reuters, i democratici sono più entusiasti, ma i sondaggi sull'entusiasmo non equivalgono automaticamente a voti. Il risultato dipenderà da chi riuscirà a portare i propri elettori alle urne.
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