La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha respinto i ricorsi presentati da cinque uomini d'affari sanzionati dall'UE e ha confermato che il congelamento dei loro fondi può essere giustificato dal ruolo svolto in settori economici che generano entrate sostanziali per lo stato russo, anche senza dimostrare un legame personale con il governo di Mosca.
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha confermato giovedì il congelamento dei fondi per cinque importanti uomini d'affari che operano in Russia, respingendo tutti i ricorsi presentati da Dmitry Pumpyanskiy, Tigran Khudaverdyan, Viktor Rashnikov, Dmitry Mazepin e German Khan contro le sanzioni imposte dal Consiglio dell'Unione Europea dopo l'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina.
In breve
La Corte di Giustizia dell'UE ha respinto tutti i ricorsi presentati da cinque uomini d'affari sanzionati dall'Unione.
Il tribunale ha chiarito che i settori economici, e non le persone in sé, sono quelli che forniscono entrate sostanziali allo stato russo.
La Corte ha mostrato che l'influenza di questi uomini d'affari deve essere valutata in funzione del contesto economico in cui operano, indipendentemente dall'esistenza di un legame personale con il governo russo.
I giudici hanno confermato che esiste un legame oggettivo tra gli importanti uomini d'affari dei settori redditizi per la Russia e l'obiettivo dell'UE di aumentare la pressione su Mosca.
La Corte ha deciso anche che le misure restrittive non sono manifestamente sproporzionate e non superano ciò che è necessario per raggiungere l'obiettivo perseguito.
La decisione riguarda i ricorsi presentati dopo che il Tribunale dell'Unione Europea aveva respinto nel 2023 le azioni avviate dai cinque ricorrenti contro le misure restrittive adottate dal Consiglio. I casi sono stati riuniti e la sentenza pronunciata giovedì dalla CJUE chiude questa fase del contenzioso a livello della corte suprema dell'Unione in materia di diritto dell'UE.
Nella sua sentenza, la Corte chiarisce innanzitutto un elemento centrale del regime di sanzioni. Secondo il tribunale, "i settori economici", e non "gli uomini d'affari importanti" coinvolti in essi, sono quelli che devono fornire una fonte sostanziale di reddito per il governo russo. In altre parole, il criterio giuridico non richiede che ogni persona sanzionata sia essa stessa una fonte diretta di finanziamento dello stato russo, ma che abbia un ruolo rilevante in settori economici che alimentano l'economia russa.
La Corte spiega anche come deve essere inteso il concetto di "influenza" di questi uomini d'affari. I giudici mostrano che l'influenza deve essere analizzata "alla luce del contesto economico in cui operano, indipendentemente da qualsiasi legame che potrebbero avere con il governo russo". Il tribunale considera che, proprio perché hanno un'importanza significativa per l'economia russa, queste persone sono suscettibili di favorire indirettamente il finanziamento delle azioni di destabilizzazione contro l'Ucraina, contribuendo a mantenere la redditività o la prosperità dei settori economici in cui sono attive.
Un'altra parte importante della sentenza riguarda la legalità del criterio utilizzato dal Consiglio per includere queste persone nella lista delle sanzioni. La Corte ricorda che la legalità di un tale criterio può essere influenzata solo se è manifestamente inadeguato. In particolare, il tribunale considera che non sia questo il caso, poiché il criterio riguarda categorie di persone che hanno, anche indirettamente e indipendentemente dalla loro condotta personale, un legame oggettivo con il paese su cui l'Unione cerca di esercitare pressione attraverso sanzioni. In questi casi, la Corte ha trovato un legame oggettivo tra, da un lato, importanti uomini d'affari coinvolti in settori redditizi per la Russia e, dall'altro, l'obiettivo di aumentare la pressione esercitata su questo paese e i costi delle sue azioni di destabilizzazione dell'Ucraina.
Il tribunale conferma anche che le misure restrittive sono proporzionali. Secondo la sentenza, per verificare la proporzionalità è sufficiente stabilire che le misure non sono manifestamente inadeguate per raggiungere l'obiettivo legittimo perseguito e che non superano manifestamente ciò che è necessario per realizzarlo. La Corte conclude che entrambe le condizioni sono soddisfatte in questi casi.
Dal punto di vista giornalistico, la sentenza è importante non solo per i cinque ricorrenti, ma anche per l'intera architettura giuridica delle sanzioni dell'UE contro le élite economiche russe. Essa conferma che l'Unione può mantenere il congelamento dei fondi di persone attive in settori strategici e redditizi per l'economia russa senza dover necessariamente dimostrare un legame personale diretto con il Cremlino, purché esista un legame oggettivo tra la loro posizione economica e l'obiettivo delle misure restrittive. Questa interpretazione rafforza il margine giuridico del Consiglio nella difesa del regime di sanzioni istituito dopo febbraio 2022.
Secondo il comunicato della Corte, il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato misure restrittive contro alcuni importanti uomini d'affari attivi in settori economici che forniscono una fonte sostanziale di reddito al governo russo dopo l'inizio della guerra della Russia contro l'Ucraina, nel febbraio 2022. La base giuridica menzionata nel documento è la Decisione 2014/145/PESC del Consiglio, così come modificata dalla Decisione 2022/329 del 25 febbraio 2022.
I cinque ricorrenti avevano precedentemente contestato le sanzioni di fronte al Tribunale dell'Unione Europea, ma le loro azioni sono state respinte nel 2023. La sentenza ora pronunciata dalla CJUE conferma quelle decisioni del Tribunale e consolida l'interpretazione secondo cui il criterio economico utilizzato dall'UE per elencare alcuni uomini d'affari russi può resistere al controllo giurisdizionale, inclusi gli aspetti relativi all'adeguatezza e alla proporzionalità delle misure.
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