Contesto: la Moldova aveva precedentemente intensificato le reazioni alle attività russe, anche attraverso espulsioni e avvertimenti sui droni
Prima dell’annuncio sul regime dei visti, Chișinău aveva reagito in diverse occasioni a incidenti attribuiti a Mosca. La presidente Maia Sandu ha affermato durante un forum sulla sicurezza che la Russia sta cercando di trasformare la Repubblica di Moldova in una «seconda Bielorussia», menzionando anche violazioni dello spazio aereo e attacchi alle infrastrutture, mentre il primo ministro Vasile Tofan ha dichiarato che, sebbene non veda un’immediata incursione militare, Mosca sta mettendo alla prova gli Stati della NATO attraverso sorvoli di droni.
Sempre nel contesto delle tensioni, le autorità moldove hanno dichiarato persona non grata un dipendente dell’Ambasciata russa dopo che un drone carico di esplosivo di tipo russo «Gheran» si è schiantato vicino ad abitazioni nel distretto di Telenești, mentre la Russia ha respinto le accuse e avvertito che la decisione non resterà senza risposta.
Parallelamente, Chișinău ha annunciato anche misure di controllo nei confronti del leader separatista di Tiraspol, Vadim Krasnoselski, dopo che sarebbe stato insignito a Mosca, indicando un approccio fermo nei rapporti con gli attori coinvolti nel conflitto nella regione.
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