Dopo sei mesi di conigli tirati fuori dal cilindro che vi rientravano altrettanto rapidamente, tanto da chiedersi se ci fosse posto (vale a dire nomi di possibili primi ministri), non ho voluto scrivere del governo Luca Niculescu subito dopo il suo insediamento, per paura che, attraverso chissà quale follia, ci ritrovassimo nuovamente senza governo.
La verità è che il dibattito sulle aspettative e sui progetti in rapporto al nuovo governo è probabilmente ancora molto troppo ottimista, nel senso che è un modo per fingere che non sia successo nulla e che il nostro sistema politico funzioni. In realtà, il grande vantaggio di questo governo può essere spiegato più in termini terapeutici che economici, sociali o politici.
Si era arrivati a un punto in cui non c'era più nessuno che potesse mettere in moto alcuni macro-meccanismi di routine; non stavamo parlando di visioni e progetti salvifici. Semplicemente, doveva esserci qualcuno presente. Se non avesse funzionato nemmeno con Luca Niculescu, allora non avremmo più cercato un primo ministro. Avremmo dovuto cercare un medico, o un prete, come si suol dire.
L'ultimo sondaggio INSCOP ci mostra che il 54% dei romeni ritiene che l'insediamento del governo Luca Niculescu significhi la fine della crisi politica. Persino gli elettori del PNL lo credono, nella stessa misura degli elettori del PSD. Solo i sostenitori dell'USR sono più scettici e, naturalmente, i più scettici sono gli elettori dell'AUR. Ma persino qui, il 40% di loro constata la fine della crisi politica. Come si spiega? Semplice: una grande base elettorale significa anche la dispersione della narrazione dominante. Non possono essere tutti altrettanto convinti, solidali e sulla stessa direzione, senza sfumature e frammenti che interessano, alcuni di più, altri di meno.
Anche la struttura delle risposte per età è interessante. Sebbene la domanda sia concepita su 4 categorie di età, c'è un punto, a 45 anni, in cui il quadro in qualche modo si divide in due (certo, possiamo discutere alcune sfumature statistiche): gli under 45 sembrano essere meno convinti della stabilità promessa rispetto agli over 45. Tutti comprendiamo che una spiegazione deriva anche dall'incrocio di queste età con la variabile delle preferenze politiche, nel senso di quanto discusso nel paragrafo precedente. Un'altra, senza essere in contraddizione con la prima, deriva dall'associazione tra l'avanzare dell'età e il desiderio di stabilità. Che thrill, che scandalo, che rivoluzione, quali opportunità? Pace e salute.
Solo che la fine della crisi politica è come in quei detti popolari sull'acqua santa. Comunque sia, non fa male. Ma qui sbaglia anche il popolo. L'acqua santa non può fare male, ma perché faccia bene bisogna crederci.
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