La presidente della Corte Penale Internazionale (CPI), Tomoko Akane, ha dichiarato venerdì che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti rappresentano un pericolo per l'ordine giuridico internazionale.
Akane aveva previsto queste misure, ma ha sottolineato l'importanza del mantenimento dello stato di diritto. Le sanzioni colpiscono anche il sostituto del procuratore della CPI, Abdoulaye Seye, vietando loro l'accesso negli Stati Uniti e bloccando le transazioni finanziarie. L'ONU, l'Unione Europea e il Giappone hanno espresso sostegno per Akane, chiedendo la revoca delle sanzioni. Il Giappone, un sostenitore della CPI, ha condannato le misure come deplorevoli, mentre la Francia ha denunciato le minacce contro la Corte.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha giustificato le sanzioni, accusando la CPI di indagare su funzionari che non accettano la sua giurisdizione. La CPI, fondata nel 1998, sta affrontando una grave crisi, essendo presa di mira dagli Stati Uniti nel contesto delle indagini contro Israele.
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