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Un "matrimonio infelice" tra USA ed Europa
Friedman descrive la relazione transatlantica come un "matrimonio infelice": gli europei ritengono che Washington abbia un obbligo morale di garantire la loro sicurezza, mentre gli americani sentono di essere prigionieri in un partenariato dal quale non traggono più benefici proporzionali. Ricorda che gli USA sono entrati nella Seconda Guerra Mondiale contro la loro volontà, hanno perso molti uomini in Europa, poi hanno finanziato la ricostruzione del continente e hanno stazionato truppe intere generazioni al confine con l'URSS.
Mentre le economie europee sono prosperate, anche evitando enormi spese per la difesa, Washington osserva che l'Unione Europea ha oggi un'economia comparabile a quella della Cina e avrebbe la capacità di costruire le proprie forze di difesa, se ci fosse volontà politica."Non esiste un luogo chiamato Europa"
L'analista respinge l'idea di un'Europa omogenea e sostiene che la discussione sulla "posizione dell'Europa" è fuorviante. Nella sua visione, il continente rimane frammentato, con circa 50 stati segnati da storie conflittuali, lingue e culture diverse, e la vera domanda non è cosa vuole "l'Europa", ma cosa vogliono i polacchi, gli ungheresi, gli italiani o i britannici.
Friedman sottolinea che gli europei sono riusciti a costruire solo strutture parziali – l'Unione Europea come sistema economico e la NATO come struttura militare – ma non hanno fatto il "lavoro duro" di una vera unificazione politica, sia sotto forma di "Stati Uniti d'Europa", sia attraverso un altro modello capace di superare la logica dei vecchi stati-nazione.La minaccia russa e l'"infantilismo" europeo
Per quanto riguarda la Russia, Friedman ritiene che la minaccia militare diretta all'Europa sia molto esagerata. Ricorda che l'esercito russo non è riuscito a sconfiggere l'Ucraina in quattro anni di guerra e che Mosca è arrivata a reclutare uomini di 50 anni e mercenari dall'Africa, il che indica gravi limiti di risorse.
Il concetto di "guerra ibrida" – attacchi informatici, droni sulle infrastrutture, interferenze nelle elezioni – è descritto come una strategia di un attore che "non può condurre una guerra reale, quindi si limita a colpire in periferia". Parallelamente, gli europei dispongono già di una propria deterrenza nucleare, attraverso l'arsenale di Gran Bretagna e Francia, e potrebbero rafforzarla significativamente, se lo volessero. Il loro rifiuto di assumersi pienamente la difesa è qualificato da Friedman come "infantile", rispetto alla nuova realtà geopolitica.Trump, le norme infrante e la cortesia aggressiva degli europei
Interrogato sul ruolo del presidente Donald Trump in questo cambiamento di paradigma, Friedman afferma che, sebbene consideri il suo comportamento "irritante", egli fa ciò che "farebbe qualsiasi presidente in questo momento": cerca di ridurre gli impegni militari degli USA in Europa e di costringere gli alleati a prendersi maggiormente cura della propria sicurezza.
Critica però anche il discorso dei leader europei, che vede come una cortesia sotto la quale si nasconde un'aggressività fondamentale e la pretesa di un obbligo "eterno" degli USA di garantire la loro libertà. Allo stesso tempo, osserva che le percezioni iniziano a cambiare anche nel continente, evocando le dichiarazioni del primo ministro britannico Keir Starmer a Monaco, che ha riconosciuto il ritardo negli investimenti europei nella difesa.La domanda chiave: cosa farà l'Europa con se stessa?
Per Friedman, la posta in gioco non è più cosa faranno gli Stati Uniti, ma se gli europei sono in grado di superare la loro storia di guerre e frammentazione. Egli considera inevitabile una "separazione" graduale tra le due sponde dell'Atlantico – sia una separazione pacifica, sia una "selvaggia", nella tradizione conflittuale del continente.
In questo contesto, le discussioni su una "NATO europea" o su un fondo di difesa dell'UE rimangono, per ora, formule prive di copertura politica e culturale. Gli Stati Uniti detengono "la carta più grande", perché possono scegliere di andarsene, mentre gli europei non possono cambiare la loro geografia e devono decidere se rimanere in un modello frammentato o assumersi i costi di un nuovo progetto di unità politica e militare.
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