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La giornalista Cheng Lei, tra Australia e Cina: la storia di una detenzione dai risvolti politici

Călin Nicolescu
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7 settembre 2026, 10:11
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Internazionale
Foto Credit: Rod McGuirk / AP / Profimedia Reprezentata: Cheng Lei
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La giornalista austro-cinese Cheng Lei, liberata dopo quasi tre anni di detenzione in Cina, afferma che la sua storia non è solo personale, ma anche un avvertimento per la stampa che segue il regime di Pechino.

Cheng Lei è diventata una delle figure più note del giornalismo stretto tra geopolitica e repressione. Nata in Cina e stabilitasi in Australia, ha lavorato nella stampa in lingua inglese di Shanghai e si è distinta per la capacità di spiegare al pubblico internazionale un Paese difficile da penetrare e sempre più opaco.

Il suo arresto in Cina ha però trasformato questa carriera in un caso internazionale. Per quasi tre anni, Cheng Lei è stata detenuta, in un procedimento che ha attirato l'attenzione di governi, organizzazioni dei media e difensori della libertà di stampa. Per molti, l'episodio è diventato il simbolo del modo in cui le autorità cinesi trattano il giornalismo indipendente o qualunque voce percepita come scomoda.

Perché

Cheng Lei è stata arrestata dalle autorità cinesi nell'agosto 2020, sullo sfondo delle tensioni diplomatiche tra Pechino e Canberra, con l'accusa iniziale di aver fornito illegalmente segreti di Stato all'estero. È seguito un lungo periodo di detenzione, in gran parte in un luogo segreto, con accesso limitato all'assistenza consolare e senza informazioni chiare sullo stato dell'indagine; nel febbraio 2021 è stata formalmente arrestata e nel marzo 2022 è stata processata in segreto, con l'accusa di “fornitura illegale di segreti di Stato all'estero”, rischiando persino l'ergastolo. Le autorità australiane hanno espresso ripetutamente preoccupazione per le sue condizioni di detenzione e il caso è rimasto opaco fino alla sua liberazione nel 2023.

Lezioni

Dopo la liberazione, Cheng Lei non è tornata con una storia di vittoria, bensì con una storia di lucidità. Il suo messaggio è che la Cina deve essere compresa più profondamente, con maggiore rigore e meno cliché. Dal suo punto di vista, il giornalismo sulla Cina non può rimanere in superficie, perché la realtà politica e sociale è molto più complessa dell'immagine spesso trasmessa dall'esterno.

Il suo caso ha anche una forte carica simbolica. Cheng Lei è, allo stesso tempo, una giornalista formatasi professionalmente al di fuori del sistema cinese e una persona di origini cinesi, sospesa tra due mondi che comunicano con sempre maggiore difficoltà. È proprio questa posizione ad aver reso la sua storia rilevante non solo per la stampa australiana, ma anche per il dibattito globale sulla libertà di espressione.

L'esperienza della detenzione l'ha trasformata in una testimone autorevole. Le sue parole sulla necessità di “scavare più a fondo” nella storia della Cina derivano da un'esperienza diretta dei meccanismi di controllo dello Stato. In questo senso, il caso Cheng Lei non riguarda più soltanto una giornalista liberata, ma il prezzo della verità in uno spazio in cui l'informazione è trattata come una posta politica.

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