La Procura boliviana ha aperto lunedì una nuova indagine contro l’ex presidente Evo Morales e l’ex vicepresidente Álvaro García Linera, per presunti crimini e atti di tortura commessi durante un’operazione di polizia condotta nel 2009 a Santa Cruz. Il caso riguarda la morte di tre europei, tra cui il cittadino romeno di etnia ungherese Arpad Magyarosi.
Nell’aprile 2009, un commando di polizia ha fatto irruzione nell’hotel Las Americas e ha ucciso a colpi d’arma da fuoco il boliviano-croato Eduardo Rozsa-Flores, l’irlandese Michael Dwyer e Arpad Magyarosi. Altri due uomini sono sopravvissuti e hanno affermato di essere stati torturati dopo l’arresto. Il governo allora guidato da Morales sostenne che il gruppo stesse preparando un movimento separatista, finanziato dalle élite economiche di Santa Cruz, ma la versione ufficiale secondo cui le vittime erano morte in uno scontro a fuoco è stata contestata.
L’indagine è stata richiesta attraverso una denuncia presentata dai parlamentari di destra Tomasa Yarhui e Rodrigo Antonio. Il procuratore generale ad interim Jose Armando Urioste ha trasmesso il caso alla Corte Suprema di Giustizia. Le famiglie delle vittime si sono rivolte alla Commissione interamericana per i diritti umani, che nel 2021 ha stabilito che lo Stato boliviano aveva violato i diritti umani.
Evo Morales, che nega le accuse, non ha ancora commentato. L’ex presidente è già destinatario di due mandati di arresto, per le proteste che hanno paralizzato il Paese e per il presunto traffico di una minorenne.
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