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SPECIAL Come può essere applicato il divieto di accesso ai social network per i minori, anche se le autorità in Romania dicono che non è possibile

Nicoleta Onofrei
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9 febbraio 2026, 13:46
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Franta interzice accesul minorilor sub 15 ani la retelele de socializare FOTO: Samuel Boivin/NurPhoto / Shutterstock Editorial / Profimedia
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Molti stati hanno già passato dalla discussione alla legislazione quando si tratta di limitare l'accesso dei minori ai social network, e la loro esperienza dimostra che la discussione non riguarda il "se" sia possibile vietare, ma il "come" e a quali costi politici, tecnici e giuridici. Questo, mentre a Bucarest il primo ministro Ilie Bolojan, ma anche i ministri, sostengono che un divieto del genere non è realistico.

Save the Children Romania ha chiesto al governo di implementare misure legislative urgenti per vietare completamente l'accesso ai social network per i bambini sotto i 13 anni e di consentire l'accesso condizionato per i bambini tra i 13 e i 15 anni, solo con il consenso dei genitori. L'organizzazione sottolinea la necessità di sanzioni per le piattaforme che consentono la creazione di account da parte dei minori.

Tuttavia, il primo ministro ha detto che non è possibile.

"È difficile adottare una misura che metta in pratica un divieto del genere, perché i più piccoli possono eludere queste cose. Possiamo però adottare misure di prevenzione, di educazione, di regolamentazione affinché i genitori controllino l'accesso, per quanto possibile", ha dichiarato l'ufficiale. "Mi è difficile credere che si possano introdurre divieti se non si possono mettere in pratica", ha dichiarato Ilie Bolojan la settimana scorsa.

Sempre più paesi annunciano che vogliono o sono in procinto di vietare

La Francia ha appena approvato all'Assemblea Nazionale un progetto di legge che vieta l'uso dei social network da parte dei bambini sotto i 15 anni, mentre la Spagna annuncia un pacchetto per il divieto fino a 16 anni, con dettagli di attuazione ancora poco chiari. Anche qui, l'idea centrale è che le piattaforme non possono legalmente offrire servizi a questi segmenti di età se non dimostrano il contrario attraverso meccanismi di verifica. Misure simili sono state annunciate anche dai Paesi Bassi e dal Portogallo.

Cosa fanno effettivamente gli stati: leggi, multe e obblighi per le piattaforme

Il primo strato è la legislazione primaria, che definisce l'età minima e la responsabilità giuridica. In Francia, la legge adottata nel 2023 richiede il consenso dei genitori per qualsiasi utente sotto i 15 anni, e il nuovo testo votato nel 2026 va oltre verso un divieto esplicito di accesso ai social network per i bambini sotto questa soglia. Il progetto prevede multe fino all'1% del fatturato delle piattaforme che non si conformano, il che trasforma il rispetto dell'età in un rischio commerciale reale.

La Spagna, che ha appena annunciato l'intenzione di vietare l'accesso fino a 16 anni, sta preparando obblighi aggiuntivi per le piattaforme: sistemi robusti di verifica dell'età e la possibilità di perseguire penalmente o amministrativamente i direttori delle aziende digitali per gravi violazioni. Nella retorica politica, questa linea è formulata come una "lotta contro i tecnoliberisti", un clivaggio tra governo e "magnati degli algoritmi", destinato a rendere la misura digeribile per il pubblico.

Negli Stati Uniti, i primi stati che hanno legiferato - Utah e Arkansas - hanno imposto alle piattaforme l'obbligo di verificare l'età tramite terzi e di non consentire la creazione di account per minori senza il consenso verificato di un genitore. Utah ha insistito su tre elementi:

consenso parentale obbligatorio per qualsiasi account di minorenne; accesso esteso del genitore alle impostazioni e ai contenuti dell'account del bambino; divieto di servire pubblicità e di raccogliere determinati dati da utenti minorenni.

Arkansas ha seguito un modello simile, ma gran parte della legge è stata sospesa dai tribunali per problemi di costituzionalità e imprecisione.

A livello europeo, il Digital Services Act (DSA) non vieta direttamente l'accesso, ma obbliga le grandi piattaforme a valutare i rischi per i minori e a implementare strumenti "efficaci" di verifica dell'età, lasciando agli stati membri la libertà di alzare o abbassare le soglie di età tramite legislazione nazionale. Così, Italia e Germania preferiscono per il momento una linea "soft", basata su consenso e educazione, mentre Francia e Spagna spingono verso divieti più severi.

Come funziona in pratica: verifica dell'età e controllo tecnico

Il nodo tecnico di queste politiche è la verifica dell'età: come dimostri che un utente ha 12, 14 o 16 anni, senza trasformare ogni login in una procedura di identificazione quasi bancaria.

Le autorità francesi non impongono una singola tecnologia, ma raccomandano le cosiddette metodologie di "doppia anonimato": un terzo (azienda specializzata o operatore telecom) verifica il documento d'identità, e la piattaforma riceve solo un "sì/no" riguardo se è sopra o sotto una certa età. In pratica, due tipi di soluzioni sono già utilizzate per i siti porno e sono prese in considerazione anche per i social network:

scansione di un documento d'identità ufficiale insieme a un selfie, per garantire la corrispondenza tra documento e persona;

stima dell'età basata su una foto selfie, con algoritmi di intelligenza artificiale, senza memorizzare l'identità civile.

In parallelo, la Commissione Europea sta testando un'applicazione paneuropea di "portafoglio di età" digitale, che già sta pilotando sei stati (Francia, Spagna, Grecia, Danimarca, Italia e Portogallo). L'idea è che l'utente verifichi una volta l'età in un ambiente regolamentato e poi possa dimostrare, tramite l'applicazione, di superare una certa soglia (ad esempio 16 anni), senza rivelare il resto dei dati personali alle piattaforme.

In Utah, la verifica avviene tramite fornitori terzi, che confrontano i dati inseriti dall'utente con database pubblici o privati e rilasciano una conferma di età alla rete. La legge prevede anche un "coprifuoco digitale": in assenza di una deroga impostata dai genitori, gli account dei minorenni non possono essere accessibili tra le 22:30 e le 6:30, intervallo determinato tramite IP e impostazioni di fuso orario.

La Cina va oltre con una "modalità per minori" integrata nel sistema operativo e nelle applicazioni principali: il tempo di schermo è limitato, l'accesso a determinate funzioni è limitato, e gli intervalli orari di utilizzo sono preimpostati in base all'età. A differenza delle democrazie occidentali, questo modello si basa su un controllo molto più intrusivo dell'infrastruttura digitale e sulla possibilità dello stato di imporre rapidamente cambiamenti a livello di ecosistema.

Tutti questi meccanismi hanno però limitazioni evidenti: alcuni minori eluderanno i divieti utilizzando i dati di identità dei genitori, VPN o account esteri, e il rischio di "sotterraneizzazione" dei comportamenti online è reale, come dimostrano gli esperti in adolescenti citati dalla stampa spagnola. L'efficacia dipende non solo dalla tecnologia, ma anche dal livello di cooperazione delle piattaforme e dalla disponibilità dei genitori a partecipare attivamente alla sorveglianza.

In Europa, la Commissione preferisce per ora mettere l'accento sul DSA e sugli strumenti di autoregolamentazione e cooperazione con le piattaforme, evitando di imporre una "soglia di età digitale unica" per tutta l'Unione.

Cosa significa per la Romania "non si può"

Per il pubblico in Romania, l'esperienza di altri paesi offre alcune conclusioni scomode. In primo luogo, l'affermazione che "non si può" vietare l'accesso dei minori ai social network è sempre più difficile da sostenere in un contesto in cui la Francia vota un divieto sotto i 15 anni, la Spagna prepara una soglia di 16 anni, e sei stati UE stanno già testando applicazioni ufficiali di verifica dell'età. Si può - la domanda è a quale costo e con quale grado di accettazione sociale.

In secondo luogo, la Romania non parte da zero: GDPR consente già agli stati membri di fissare l'età del consenso digitale tra i 13 e i 16 anni, e alleati europei comparabili (Italia, Germania) hanno utilizzato questo quadro per formalizzare il consenso parentale nella relazione minorenne-piattaforma.

Aggiungere un regime di sanzioni per le aziende che non verificano l'età - come già richiesto da organizzazioni come Save the Children Romania - sarebbe più che altro un adeguamento di un quadro esistente, non una rivoluzione legislativa.

In terzo luogo, qualsiasi variante di divieto serio obbligherebbe lo stato a entrare in un partenariato tecnico con le grandi piattaforme: senza integrare una soluzione di "portafoglio di età" o un sistema simile di verifica anonima, la legge rimane un esercizio di comunicazione. Questo significa investimenti, regolamentazioni secondarie, accordi di interoperabilità e, inevitabilmente, dibattiti sulla protezione dei dati e il rischio di sorveglianza digitale.

D'altra parte, l'esperienza di altri paesi mostra anche i limiti del modello puramente proibitivo: dove il divieto è molto severo, i comportamenti non scompaiono, ma si spostano "nel sotterraneo", su account falsi, profili di adulti o piattaforme più difficili da monitorare, il che riduce, di fatto, il controllo parentale e la visibilità sui rischi. Tra "non si può" e "vietiamo tutto" esiste una zona in cui la Romania può anche costruire il proprio mix: soglia di età realistica, consenso parentale verificabile, sanzioni chiare per le aziende e una strategia di educazione digitale che non lasci le famiglie sole di fronte agli schermi.

Come apparirebbe la "meccanica" di un divieto, secondo uno specialista romeno

Andrei Marinescu, imprenditore ed esperto in sicurezza nazionale, analisi dei dati e AI, spiega in un articolo Libertatea come si può implementare un divieto dal punto di vista tecnico. Il modello proposto nell'articolo di Libertatea parte da un'idea semplice: il bambino non può più creare un account direttamente, ma solo tramite un adulto identificato. In pratica, il divieto non significa "il bambino non può più andare su internet", ma che non può più creare un account da solo sui social. Il flusso apparirebbe così: la piattaforma richiede prima un account di adulto verificato (genitore), che conferma la propria identità con un documento d'identità e un selfie video o foto. L'adulto crea poi "sotto il conto" del bambino, legalmente legato a lui, e qualsiasi modifica di età o sospetto obbliga l'utente a ripetere la verifica. Esattamente questo tipo di scansione (documento + selfie, elaborato da un terzo) è testato o già utilizzato in Francia, Australia, Malesia, ma anche direttamente da piattaforme come Instagram.

Sintesi realizzata con l'aiuto di un flusso di monitoraggio di dati fornito dalla piattaforma di monitoraggio media NewsVibe Romania. L'analisi è stata migliorata con l'aiuto di strumenti di Machine

Learning e Intelligenza Artificiale.


Leggi anche:

SPECIALE "Il Tiranno" Sanchez e il "West Wild" di Musk. Tra "tirannia digitale" e "epidemia" di dipendenza e violenza online tra i bambini



ANALISI. L'accesso dei minori ai social network. Regolamentazioni in Romania, Europa e nel mondo



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