L’agenzia Standard & Poor’s avvia giovedì 24 settembre, a Bucarest, le discussioni preliminari alla valutazione del rating sovrano della Romania; la decisione sarà annunciata il 2 ottobre. La Romania si trova all’ultimo gradino della categoria raccomandata per gli investimenti, BBB-, con outlook negativo, e un declassamento spingerebbe il Paese nella categoria «junk».
S&P è l’ultima delle tre grandi agenzie a valutare la Romania quest’anno. Fitch e Moody’s hanno mantenuto il rating, ma hanno messo in guardia sull’elevato deficit di bilancio, sull’instabilità politica e sull’aumento del debito pubblico.
Nel più recente rapporto regionale, S&P stima per la Romania una crescita economica nulla nel 2026, un deficit delle partite correnti pari al 7,2% del PIL, un deficit di bilancio del 6,3% e un debito pubblico pari al 61,6% del PIL. L’agenzia prevede che l’economia rumena registrerà la performance più debole della regione.
La decisione arriva in un contesto politico teso, segnato dalle incertezze sulla formazione del governo e sulla prosecuzione delle misure di consolidamento fiscale. Un declassamento potrebbe aumentare i costi di finanziamento e indurre alcuni investitori a ritirarsi dal mercato rumeno, accrescendo la pressione per il ricorso a finanziamenti istituzionali, anche da parte del FMI.
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