Venerdì 2 ottobre, l’agenzia Standard & Poor’s ha deciso di mantenere il rating sovrano della Romania a BBB-, l’ultimo gradino della categoria investment grade, evitando così il declassamento nella categoria «junk». La decisione offre una tregua alle autorità, ma non elimina i rischi per l’economia, poiché l’outlook rimane negativo.
La valutazione è stata effettuata in un contesto caratterizzato da una crisi politica, pressioni sulle finanze pubbliche, elevati costi di finanziamento e deprezzamento del leu. Il deficit di bilancio consolidato è sceso al 2,89% del PIL nei primi otto mesi dell’anno, rispetto al 4,51% dello stesso periodo dell’anno precedente, tuttavia il debito pubblico e la spesa per interessi continuano a rappresentare importanti vulnerabilità.
Il 2 ottobre, l’euro ha raggiunto un nuovo massimo storico, pari a 5,3447 lei, mentre le riserve valutarie della BNR sono scese a 60,060 miliardi di euro alla fine di settembre. Anche Fitch e Moody’s hanno mantenuto la Romania nella categoria investment grade, ma con outlook negativi.
Nel prossimo periodo, le decisioni delle agenzie dipenderanno dalla riduzione del deficit, dall’andamento del debito, dalla stabilità politica e dall’attuazione delle misure fiscali assunte. Un declassamento potrebbe aumentare i costi di finanziamento e penalizzare le banche, che hanno un’esposizione stimata a circa 45 miliardi di euro sul debito pubblico.
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