Revolut ha confermato di aver trasmesso informazioni su 680 clienti a criminali informatici che si sono spacciati per autorità italiane. I dati forniti includevano informazioni dai passaporti, indirizzi di residenza, conti bancari e transazioni. La frode è stata perpetrata nell’arco di diversi mesi, tramite messaggi inviati alla sede di Revolut in Lituania.
I truffatori, che si sono identificati come il gruppo „IAmNotAVillain“, hanno utilizzato un indirizzo di posta elettronica certificata associato alla Prefettura di Reggio Calabria, istituzione subordinata al Ministero dell’Interno italiano. Nelle richieste hanno invocato una presunta indagine della Procura di Milano e strumenti europei di cooperazione giudiziaria, incluso l’ordine europeo di indagine.
I messaggi contenevano tuttavia diverse incongruenze: l’indirizzo di Reggio Calabria veniva utilizzato per un’indagine di Milano, mentre alcuni numeri di protocollo erano associati alla Procura di Roma. Ciononostante, il 24 marzo 2026 Revolut ha chiesto ai criminali di correggere l’intestazione della richiesta e, all’inizio di maggio, si è scusata per il ritardo nella trasmissione dei dati e ha annunciato un audit interno.
In un messaggio del 24 luglio, la banca ha confermato l’invio dei documenti e ha precisato che 169 dei conti richiesti erano gestiti dalla sede nel Regno Unito, per i quali si applicava una procedura diversa. Successivamente, il gruppo ha chiesto denaro e ha minacciato di pubblicare i dati.
La Polizia Postale italiana sta indagando sul modo in cui è stato compromesso l’indirizzo della prefettura.
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