Il prezzo del petrolio Brent è diminuito di circa il 20% dall'inizio della settimana, dopo la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. L'andamento riflette le speranze degli investitori che il risultato elettorale induca il presidente Donald Trump ad adottare una posizione più prudente nella guerra con l'Iran.
I contratti futures sul petrolio Brent sono scesi di quasi il 9% in una sola notte, al di sotto della soglia dei 100 dollari al barile. Giovedì mattina, nelle contrattazioni asiatiche, la quotazione si attestava intorno ai 93,50 dollari. Se il calo si manterrà fino alla fine della settimana, il mercato potrebbe registrare il più forte deprezzamento settimanale dall'aprile 2020.
Trump ha riconosciuto che la guerra e l'aumento dei prezzi dell'energia hanno contribuito allo scarso risultato dei repubblicani. Il vicepresidente JD Vance ha confermato che questo è «il motivo per cui abbiamo perso: la guerra».
Le reazioni si sono estese ai mercati internazionali. L'indice S&P 500 è salito dell'1,6%, mentre le borse europee hanno raggiunto i massimi degli ultimi due mesi. Al contrario, le aziende del settore dei data center sono state penalizzate dalla prospettiva di normative più severe, mentre le azioni dell'energia solare sono avanzate.
Il dollaro si è indebolito rispetto all'euro, mentre i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono diminuiti. Gli investitori prevedono che un'eventuale distensione del conflitto in Medio Oriente ridurrebbe i costi dell'energia e le pressioni inflazionistiche.
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