I prezzi del petrolio sono scesi martedì di circa il 2%, raggiungendo i livelli più bassi delle ultime tre settimane, sulla scia delle aspettative relative ai negoziati di pace per i conflitti in Iran e Ucraina e delle incertezze legate all’approvvigionamento energetico.
I futures sul petrolio Brent sono diminuiti di 1,63 dollari, a 103,14 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate è sceso di 67 centesimi, a 95,79 dollari al barile. Gli investitori valutano la possibilità di progressi diplomatici che potrebbero ridurre le tensioni e consentire la ripresa delle esportazioni.
Gli Stati Uniti e l’Iran non hanno ancora raggiunto un accordo, sebbene continuino i negoziati mediati dal Qatar. Allo stesso tempo, i rischi militari restano elevati dopo nuovi attacchi statunitensi sull’isola iraniana di Qeshm e alla luce dei piani di Aramco di ampliare un oleodotto che aggira lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale prima del conflitto transitava circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio.
Sul fronte ucraino, Russia, Ucraina e Stati Uniti dovrebbero partecipare a negoziati trilaterali ad Abu Dhabi, il 10 e 11 novembre. Un eventuale accordo potrebbe incrementare le esportazioni russe, ma continuano gli attacchi alle infrastrutture energetiche e le tensioni nel Mar Nero. Il mercato attende inoltre i dati sulle scorte statunitensi, che si stima siano aumentate di due milioni di barili.
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