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Ieri 22:08

L’UE resta una potenza scientifica, ma perde terreno quando la ricerca deve essere trasformata in tecnologie e aziende

Liviu Brăteanu
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1 ottobre 2026, 22:08
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UE
Foto: Pixabay
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L’Unione europea continua a essere uno dei principali produttori di ricerca scientifica al mondo, ma trasforma più difficilmente questa capacità in tecnologie strategiche, aziende in grado di crescere su larga scala e produttività economica, secondo l’edizione 2026 della relazione della Commissione sulle prestazioni dell’UE nel campo della scienza, della ricerca e dell’innovazione. Il documento individua negli investimenti insufficienti, nella frammentazione dei sistemi nazionali, nelle difficoltà di finanziamento dell’innovazione e nella concorrenza globale i principali ostacoli.

In sintesi, l’UE è al secondo posto a livello mondiale per produzione scientifica e il 57% delle sue pubblicazioni coinvolge forme di collaborazione internazionale. La Commissione afferma che l’Europa trasforma più difficilmente i risultati della ricerca in tecnologie strategiche, posizioni di leadership sui mercati e aumenti della produttività. La relazione individua problemi soprattutto nel finanziamento e nello sviluppo su larga scala dell’innovazione in settori come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori avanzati e il cloud computing. La comunicazione della Commissione stima che sarebbero necessari ulteriori investimenti pari a 560 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo di portare la spesa per ricerca e sviluppo al 3% del PIL entro il 2030. La Commissione sta preparando separatamente un European Research Area Act e ha proposto un European Innovation Act, strumenti con iter legislativi distinti, che non devono essere confusi con le conclusioni della relazione.

La relazione Science, Research and Innovation Performance of the EU 2026 parte da un contrasto che emerge sempre più spesso nella politica europea per la competitività. L’Europa dispone di università, centri di ricerca e comunità scientifiche capaci di produrre grandi quantità di conoscenze di qualità, ma una quota minore di questa capacità viene trasformata in aziende, tecnologie commerciali e posizioni di mercato comparabili a quelle dei principali concorrenti globali.

La Commissione colloca l’Unione al secondo posto a livello mondiale per quanto riguarda la produzione scientifica. Anche la dimensione internazionale del sistema europeo è elevata: il 57% delle pubblicazioni scientifiche implica una collaborazione con partner internazionali. La relazione ritiene che il livello qualitativo della ricerca europea resti elevato.

Il problema emerge più avanti nella catena che va dalla scoperta all’applicazione economica. La Commissione afferma che l’Europa è meno efficiente nel trasformare il vantaggio scientifico in tecnologie strategiche, leadership di mercato e crescita della produttività. Questa differenza è uno dei temi centrali della relazione e collega la politica della ricerca al dibattito più ampio sulla competitività europea.

Il primo ostacolo individuato è il livello degli investimenti. Da tempo l’UE mira a portare gli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del prodotto interno lordo. Secondo la comunicazione che presenta la relazione SRIP 2026, raggiungere questo livello entro il 2030 richiederebbe ulteriori investimenti stimati in 560 miliardi di euro.

Il comunicato non spiega in modo sufficiente la metodologia alla base di questa stima per stabilire da solo come debba essere distribuita la somma nel tempo o tra finanziamento pubblico e privato. Per questo motivo, il valore non deve essere presentato come un fabbisogno annuale né ripartito meccanicamente tra gli anni rimanenti fino al 2030 senza consultare la metodologia della relazione completa.

Il secondo ostacolo è la frammentazione. Le attività di ricerca e innovazione sono distribuite tra Stati, regioni, università, infrastrutture di ricerca e diverse fonti di finanziamento. La Commissione ritiene che questa struttura riduca talvolta l’impatto degli investimenti e limiti la capacità dell’Europa di concentrare risorse sufficienti in settori tecnologici nei quali i concorrenti globali operano su scala maggiore.

La frammentazione non significa che la diversità dei sistemi nazionali sia di per sé un problema. La questione individuata dalla Commissione è la difficoltà di coordinare priorità, investimenti e infrastrutture quando una tecnologia richiede una scala che un singolo programma nazionale o regionale non è in grado di sostenere efficacemente.

Un altro problema è lo sviluppo delle aziende dopo la fase iniziale dell’innovazione. La relazione indica ostacoli nell’accesso ai finanziamenti, nella valorizzazione delle conoscenze e nell’implementazione delle tecnologie. Questi fattori possono impedire la trasformazione dei risultati scientifici in prodotti e servizi e limitare la capacità delle aziende europee innovative di crescere senza trasferire parte delle proprie attività o dei finanziamenti verso altri mercati.

La Commissione evidenzia l’intelligenza artificiale, i semiconduttori avanzati e il cloud computing tra i settori in cui questo problema riveste un’importanza strategica. Per trasformare la performance scientifica in un vantaggio competitivo, l’Europa ha bisogno simultaneamente di ricerca fondamentale, infrastrutture, finanziamenti e capacità di introdurre le tecnologie nell’economia.

La concorrenza per ricercatori e specialisti fa parte dello stesso problema. La relazione collega la posizione tecnologica dell’Europa alla capacità di attrarre e trattenere ricercatori, innovatori e imprenditori. L’iniziativa Choose Europe è indicata dalla Commissione tra gli strumenti destinati a rafforzare l’attrattività dell’ecosistema europeo.

Le conclusioni della relazione sono collegate a diverse iniziative che la Commissione sta preparando o ha già proposto, ma queste devono essere distinte sul piano giuridico. L’European Research Area Act è presentato come uno strumento in preparazione, destinato a rafforzare il coordinamento delle priorità di ricerca e innovazione tra livello europeo e nazionale, migliorare la pianificazione degli investimenti e ridurre le barriere alla circolazione delle conoscenze e dei talenti.

L’European Innovation Act riguarda un altro segmento del problema. La Commissione lo collega all’accesso delle aziende innovative agli appalti pubblici e all’utilizzo della proprietà intellettuale per facilitare i finanziamenti. La relazione SRIP fornisce argomenti e dati a sostegno di queste politiche, ma la pubblicazione della relazione non significa che tali atti siano stati adottati.

La Commissione indica anche il futuro bilancio dell’UE per il periodo 2028–2034 come uno degli strumenti attraverso i quali potrebbe essere ridotto il divario negli investimenti. L’esecutivo europeo sostiene un bilancio più consistente per la ricerca e l’innovazione e la mobilitazione di una maggiore quantità di capitale privato e istituzionale.

Un esempio citato è lo Scaleup Europe Fund, destinato a facilitare l’accesso al capitale per le aziende tecnologiche europee in fase di sviluppo. Secondo la comunicazione della Commissione, al momento della pubblicazione della relazione il fondo aveva già annunciato sette investimenti in aziende tecnologiche europee.

La SRIP 2026 non analizza la ricerca esclusivamente dal punto di vista della competitività industriale. La Commissione collega gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione anche agli obiettivi ambientali, alla resilienza, all’autonomia strategica e al mantenimento del modello sociale europeo. L’idea centrale è che la produttività e la capacità tecnologica debbano essere rafforzate senza separare la politica dell’innovazione dagli altri obiettivi europei.

La relazione completa è la principale pubblicazione biennale della Direzione generale Ricerca e innovazione per la valutazione del sistema europeo di ricerca e innovazione. L’edizione 2026 è articolata in capitoli dedicati agli investimenti, al sistema scientifico europeo, alle tecnologie e alle sfide globali, al finanziamento delle aziende innovative, alla geografia della ricerca e dell’innovazione, all’intelligenza artificiale, alla produttività e all’accesso ai finanziamenti.

La comunicazione messa a disposizione per questa notizia sintetizza le principali conclusioni della relazione, ma non contiene la metodologia completa degli indicatori, le serie di dati o eventuali analisi nazionali. Per questo motivo, confronti dettagliati riguardanti la Romania o la scomposizione della stima di 560 miliardi di euro richiedono la consultazione della relazione completa e dei set di dati pubblicati insieme a essa.

ം,

Fonti

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