Le squadre di sminamento sostenute dall’Unione europea hanno rimosso i pericoli esplosivi da sette sottostazioni elettriche prioritarie nella regione di Khartoum, consentendo l’accesso per le riparazioni in un’area devastata dalla guerra. Il bilancio, che descrive la situazione fino ad agosto 2026, è stato presentato il 27 ottobre dal Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), in un aggiornamento su due progetti da 3 milioni di euro ciascuno per la sicurezza delle comunità e il ripristino dei servizi di base in Sudan.
In breve Sette delle 15 sottostazioni elettriche prioritarie nella regione di Khartoum erano state liberate dai pericoli esplosivi entro agosto, consentendo l’accesso per le riparazioni. L’UE finanzia due progetti da 3 milioni di euro ciascuno, uno con l’UNMAS e l’altro con il Danish Refugee Council; l’importo non costituisce un nuovo stanziamento del 27 ottobre. Da giugno, le operazioni di valutazione e bonifica hanno interessato oltre 156.000 m², mentre 456 sessioni di sensibilizzazione sui rischi hanno raggiunto più di 17.500 persone. Il progetto concordato a settembre mira a eliminare i pericoli esplosivi nelle scuole e in altri spazi educativi, sostenendo la ripresa delle lezioni. In Sudan, nel primo semestre del 2026, sono state segnalate 108 persone uccise o ferite in 38 incidenti; i bambini rappresentavano il 55% delle vittime di età nota.
Nelle sottostazioni danneggiate, gli ordigni inesplosi impedivano agli ingegneri di valutare i danni e riparare gli impianti. Il Servizio delle Nazioni Unite per l’azione contro le mine (UNMAS), insieme al Centro nazionale sudanese per l’azione contro le mine e al partner operativo SafeLane Global, è intervenuto in 15 siti prioritari dell’area metropolitana che comprende Khartoum, Omdurman e Bahri. Entro agosto, sette erano stati bonificati, tra cui Al-Kabashi e Al-Izergab. Questo risultato consente l’avvio dei lavori di riparazione; non equivale alla riattivazione di tutti gli impianti.
La posta in gioco va oltre l’alimentazione elettrica delle abitazioni. L’elettricità è necessaria per il pompaggio dell’acqua, il funzionamento degli ospedali e delle scuole, nonché per la riapertura delle officine e delle attività locali. La rimozione degli ordigni consente ai tecnici di accedere alle infrastrutture da cui dipendono questi servizi.
Le operazioni fanno parte di un progetto dell’UNMAS finanziato con 3 milioni di euro attraverso il Servizio per gli strumenti di politica estera (FPI) della Commissione europea. Annunciato nell’aprile 2026, il progetto ha una durata di 18 mesi e riguarda aree urbane e periurbane accessibili, in particolare Khartoum, dove la popolazione cerca di rientrare dopo i combattimenti. Al momento del lancio, l’UNMAS stimava che 700.000 persone avrebbero beneficiato direttamente dell’intervento e oltre un milione indirettamente.
Da giugno, la capacità mobilitata a Khartoum comprende due squadre per la valutazione e la bonifica dei terreni e una squadra per l’educazione sui rischi esplosivi. Secondo il SEAE, la superficie complessiva interessata dalle operazioni di valutazione e bonifica supera i 156.000 m², in aree prioritarie come Dar Al Salam e l’Aeroporto internazionale di Khartoum.
La sensibilizzazione degli abitanti accompagna gli interventi sul campo. La Commissione europea riferisce che 17.535 persone hanno ricevuto informazioni per riconoscere i pericoli ed evitare comportamenti rischiosi, tra cui studenti, insegnanti, membri delle comunità, personale aeroportuale e lavoratori edili. L’aggiornamento del SEAE menziona 456 sessioni e arrotonda il numero dei partecipanti a oltre 17.500.
Un secondo progetto, concordato nel settembre 2026 con il Danish Refugee Council, riceve anch’esso 3 milioni di euro e si concentra sulle scuole e su altri spazi educativi di Khartoum e dintorni. L’obiettivo è eliminare i pericoli esplosivi per creare condizioni più sicure per bambini e insegnanti e consentire la ripresa delle lezioni. I 6 milioni di euro rappresentano il valore complessivo di questi due progetti, non un nuovo stanziamento effettuato il giorno della pubblicazione del bilancio.
La portata del rischio emerge dai dati nazionali dell’UNMAS. Tra gennaio e giugno 2026, 108 persone sono state uccise o ferite in 38 incidenti provocati da ordigni esplosivi. Quasi la metà degli incidenti è stata segnalata a Khartoum e Al Jazirah, mentre i bambini rappresentavano il 55% delle vittime la cui età era stata registrata. L’UNMAS avverte che le difficoltà nella raccolta delle segnalazioni possono lasciare altri casi non registrati.
Nella scheda relativa ad aprile–giugno 2026, l’UNMAS riferisce che, dall’aprile 2023, oltre 4,2 milioni di m² sono stati restituiti a un uso sicuro e 30.698 ordigni esplosivi sono stati rimossi. Questi risultati riguardano la risposta più ampia dell’organizzazione in Sudan, non soltanto i progetti europei. In una guerra ancora in corso, la bonifica di un sito può consentire la riparazione di un impianto o il ritorno in un edificio, ma il ripristino dei servizi dipende anche dai lavori successivi e dall’accesso alle aree colpite.
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